E la rabbia percorre le mie vene come acciaio fuso. Percepisco il suo scorrere assillante appena al di sotto della mia pelle. Un fluire di morte. Un lento stillicidio armonico. Seguendo i battiti del cuore come si segue una preda spinti dai morsi della fame.
Bisogno di distruzione, bisogno di violare, necessità di offese da imprimermi a fuoco sulle carni esposte. Le voci intorno a me come ferite aperte nella notte.
Volete tacere? Dovete tacere.
Gabbie di spine inaccessibili intorno alle vostre menti asservite, siete repellenti. Parassiti dell'esistenza. Imbarazzanti fallimenti sociali. Luminescenti simulacri di nulla. Così simili al mio essere imperfetta, così apatici.
Scivolo, silente, tra le ombre dei passanti, mentre la furia che alberga nel mio animo pare germogliare ad ogni passo. Una fioritura amara, questa, per il mondo.
Zanne distorte e artigli affilati; la mia natura. Dischiudo le labbra e fiamme crudeli riempiono le strade, ad ogni sospiro. Respiro forte stanotte. Respiro forte mentre vengo a cercarti.
Un'impossibile guerra, un'impensabile battaglia. Né vincitori, né vinti in questo gioco perverso. E sarebbe così semplice riporre le armi, ripiegare le parole in una tasca e prendere atto che una scelta non esiste. Che questa inevitabile dannazione non avrà mai fine; che siamo corrotti e non esiste un domani per quelli come noi.
E fuggire, mascherarsi, illudersi, non serve che a rendere più atroce l'agonia.
Consunta, mi lascio cadere al centro esatto del Vortice che ci sovrasta. La carne strappata dalla ferocia del vento, le mani giunte in una muta preghiera ad un Dio che non esiste. Realtà clandestine percorrono i miei nervi scoperti e spalanco le labbra in un'agghiacciante risata senza fine. La tua ipocrisia è così densa da farsi sudario e, infine, scudo.
Ironia della sorte questo confondersi di ruoli, quest'alternanza beffarda tra apparenza e realtà.
Questa storia non scritta, ma incisa con violenza sulle pagine del Tempo. Questa sincronia orribile. Tutto questo nulla asfissiante che ci avvolge.
Ed essere distanti si fa obbligo, si fa ossigeno. Sospendere il respiro per tornare a vivere.
Uccidere il Destino per farsene carico. Sgozzare il Cielo per essere Umani.
Golem perversi generati da un rabbino impazzito.
I sogni calpestati con saggezza sedicente, gettati per strada, senza voltarsi indietro. Nessun rimpianto. Nessun pensiero. Più semplice proseguire come vacche al macello. Carcasse svuotate su passerelle basculanti. Vittime volontarie di una strage ipotetica.
Il dovere. Il domani. Concetti senza senso. Il Passato, come una tagliola, pronto a spezzare anche le ali più candide. Scelte dolorose ma necessarie. La sopravvivenza esige costi elevati.
Ingoio musica ed insetti mentre sento il Mondo sfaldarsi, poco distante. Cosa accadrebbe se allungassi la mano? Se ne ricucissi i polsi? Saremmo finalmente felici o cadremmo stecchiti all'istante?
China in un angolo, lecco ferite che mi devo ancora provocare, in un carnevale di esequie lamentose. Una tanica di benzina e una vita da incendiare. Non male per una sola notte.
Riunisco tutto quel che sento mio al centro esatto della stanza impilandolo con attenzione. Osservo la mia vita adagiata su un pavimento anonimo, dopodiché le do fuoco.
Mentre le fiamme prendono a danzare, innalzandosi in una cattedrale di luce, mi lascio cadere tra di esse, come un burattino spezzato.
É tempo di corrompere.
É tempo di combattere.

VeraLiberta
VeraLibertà nasce a Milano ma, ben presto, scappa in cerca del mare. Scrive, da sempre, su tutto quello che le capita a tiro: fogli, scontrini, muri, a volte anche sulle proprie mani. Quando non scrive, scatta fotografie, legge o dorme. Ha una vera e propria cotta per gli haiku giapponesi e per la poesia contemporanea. Da grande vuole fare il pirata. Ha pubblicato due libri di poesie: "Le stelle dono andate tutte al cinema" e "Biologica al 97%". Fa parte di Nucleo Negazioni.

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3 Commenti

  1. mamma mia le tue parole sono lame affilate che incidono tanto la carne quanto quella che considero anima... un'anima che non fa di me un essere migliore. E forse in quel fuoco che arde dovremmo finirci tutti. Mi piacerebbe vederlo come fuoco purificatore, ma so che non lo è. Magistrale uso di parole ed immagini. Vera felice davvero di ritrovarti.

  2. grazie Karen, grazie Mariella. Un po' di lame, sì, qualche squarcio qua e là, un po' di cambiamenti, a volte bisogna distruggere per ricostruire. 🙂


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