Lascio il segno del respiro
come impronta sulla gola bianca,
una piccola goccia vermiglia
che scivola adagio nell’incavo del collo,
una piccola traccia soltanto
che tu possa ricordare il tragitto lieve
di chi non volle rimanere immagine
ferma come cristallo eterno
fisso negli occhi tuoi,
ma preferì la fuga di ladro nel buio
e tu possa raccontare
che abitò per un poco la tua casa,
senza togliersi mai le scarpe.

Guido Mazzolini
Guido Mazzolini
Nacqui a Cremona troppi anni fa, da allora respiro nebbie fitte, afa padana e pianeggianti sensazioni. Pesante e immobile da sempre, mi esprimo come posso e come so, nello stesso identico modo che mi è stato concesso da un cinico fato. Scrivo parole convinto che l’espressione sia l’unica magia donata agli esseri umani per potersi elevare e somigliare sempre più agli Dei. Non esistono punti fermi nel mio esistere, solo zattere di comprensione in balia di un oceano agitato e onde altissime che conducono, malgrado noi, verso lidi sconosciuti. Per questo credo nella parola espressa come valore supremo; ci credo perché la voglio fortemente mia, la sento scorrere nelle vene più del sangue, possiede un proprio odore inafferrabile ed evoca consapevolezze diverse, la posso toccare con mano, ingoiare e respirare ogni istante. Credo nel “linguaggio dell’inesprimibile”, nelle sensazioni e intuizioni che solo parole non convenzionalmente espresse riescono a palesare realmente. Accendo l’ennesima sigaretta, inalo fumo, dubbi e allegrie. "Sono l’oscuro lato che nasconde la genesi più vera di me stesso." I miei figli: "L'Attimo e l'Essenza", "Diario di bordo", "Il passo del gambero", "Suoni", "La ragione degli alberi".

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2 Commenti

  1. Molto comodo abitare la casa di qualcuno senza togliersi le scarpe, sempre pronto ad andarsene quando si mette male. Comunque bella poesia, riesci a edulcorare e sublimare anche il peggiore concetto.

    Ciao.


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