La vita degli altri

Racconti Karen Lojelo

Certe giornate hanno sapore di ricordi anche se non si sa quali in particolare, sanno di ultimo dell’anno o di compleanno ma non nel senso di festa, hanno il retrogusto di quei momenti in cui si tirano le somme della propria vita fino a quel giorno.

Paolo guardava la via affollata di gente da quella panchina lungo la strada.
La vita degli altri… credeva di poterla immaginare solo dai loro volti, da come erano vestiti. Gli sguardi a terra o verso il cielo, camminate veloci o distratte.

In quella via del centro, il palazzo di fronte a lui… al terzo piano la finestra aperta, si vedeva un bellissimo lampadario e il soffitto affrescato… ecco pensò, come si può essere infelici con un soffitto così.

Certe famiglie con bambini al seguito gli facevano tristezza, vedeva nella maggior parte delle coppie quegli sguardi spenti di rassegnazione e il peso di portarsi dietro certi passeggini per salire e scendere dai marciapiedi. Poi ogni tanto passava qualcuno che aveva ancora quel bagliore negli occhi.

Quel bagliore che dà la speranza, non il raggiungimento di un obbiettivo, che spesso invece è deludente o semplicemente porta a darlo per scontato.
E sì, quella luce viva del sabato del villaggio, quella luce che la domenica non è mai più la stessa.
Chissà perché era così impegnato sempre ad immaginare la vita degli altri…

Il signore con il cane e la barba bianca teneva la sua pipa tra le labbra e pareva sorridere di una certa sicurezza, come uno che aveva capito tutto, forse lui era stato davvero felice. Chissà Margherita dov’era, si chiedeva poggiando la schiena alla panchina e guardando verso il cielo.

Margherita e i suoi occhi fondi in cui aveva cercato di vedere qualcosa che forse semplicemente non c’era mai stato. Margherita e la strana angolazione da cui vedeva il mondo. Margherita che un giorno gli aveva detto io ci sarò sempre e poi era andata via esattamente come tutti gli altri. La differenza stava solo nel fatto che, a lei, Paolo aveva creduto davvero per un momento e quel momento se lo portava sulle spalle come un fardello di felicità pesante che sottolineava quanto fosse spento tutto quello che da quel momento aveva raccolto e visto sulla sua strada.

La vita degli altri… chissà se era davvero migliore della sua, a volte si consolava pensando che fosse anche peggiore, che quei sorrisi fossero finti, che fossero niente altro che lo specchio di un accontentarsi quotidiano. In fondo la felicità non poteva che durare un momento…

Ragazzine per mano a ridere al passaggio di un motociclista, il bagliore nello sguardo, era solo quello, la speranza di domani.
Domani, quel domani a cui bisognerebbe cambiare nome con oggi.
Domani avrò una vita come gli altri e un lampadario su un soffitto affrescato, una pipa e la barba bianca e penserò che ho capito tutto dalla vita mentre osservavo quella degli altri.

Karen Lojelo

Karen Lojelo
Karen Lojelo
Sono nata a Roma il 25 giugno del 1976 dove ho studiato, vissuto e lavorato fino al luglio del 2007, poi ho iniziato a scrivere il mio primo romanzo: “L’amore che non c’è” poi è stato il tempo di "Binario 8" una raccolta di poesie (che scrivo da sempre). Appena uscito il mio nuovo romanzo 'L'ebbrezza del disincanto' e a breve un'antologia di racconti curata da me Mariella Musitano e Sara Marucci. Nel 2013 è andato in scena il primo spettacolo teatrale scritto da me 'Riflessi' e attualmente sono impegnata nell'ultimazione di un nuovo romanzo. Chi sono io? Bella domanda…: "io sogno cose che non sono mai esistite e dico: «Perché no?». George Bernard Shaw

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16 Commenti

  1. Bello Karen! Sì, forse istintivamente viene da guardare la vita degli altri e fare dei paragoni con la nostra, ma come hai appena descritto, probabilmente gli altri fanno lo stesso con la nostra e così via, nel perenne gioco del non essere mai realmente sereni con quello che si ha.

  2. In fondo sappiamo dare un valore alla nostra condizione di vita solo quando la mettiamo a paragone cone quella degli altri.

    Senza un metro di giudizio non potremmo stare, si è costretti spesso a guardare gli altri, almeno per arrivare a quella concezione del "non me ne frega niente degli altri".

  3. Bellissimo Karen 🙂 A volte si cammina su quella "yellow brick road" cercando e cercando... per poi accorgersi che quello che si cerca lo si ha tra le mani... come racconti tu, proprio come quel domani che bisognerebbe chiamare oggi...

  4. Da piccolo mi dicevano di non guardare nel piatto di mia sorella.. di guardare nel mio..
    Carriera..soddisfazioni..benessere..soldi.. potere.. hanno sostituito col passare degli anni la porzione di lasagne..
    E' inevitabile il confronto con gli altri..è umano..come è umana la nostra perenne insoddisfazione..
    Dovremmo essere capaci di apprezzare quello che abbiamo.. sarebbe una prima grande conquista..
    😉

  5. i paragoni sono inevitabili, certo, ma non essenziali, credo
    e poi perche ci troviamo quasi sempre ad invidiare quelli che "sembrano" più fortunati di noi, o solo più vivi.
    circolo vizioso
    forse si vive meglio prorpio quando ci stanchiamo di guardare all vita degli altri e pensiamo solo a vivere la nostra

  6. Bello, brava Karen! anche io un giorno avrò una vita normale... un giorno, ma non ancora! 😉


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