Lazarus

Fol­go­rata da certi pen­sieri che sono fasci­na­zione,
un periodo acerbo che si accu­mula sotto le lab­bra
e la notte è avara, ti sor­ride con denti marci
e non resta che pian­gere l’addio.

La poesia è l'arte di usare, per trasmettere un messaggio, il significato semantico delle parole insieme al suono e il ritmo che queste imprimono alle frasi.

Ho sor­riso per i pro­fumi, l’alba sac­cheg­giata
e le tue mani a coppa sui seni, ma ora mi ritrovo
povera di rug­gine per que­sta orda di dolore
che ine­bria la mia bocca, il sor­riso si fa perso,
un viag­gio di costole nere,
e pelle aperta in un saluto che manca.
L’inverno par­ziale del tuo occhio, Laza­rus,
per­corre la mia pan­cia e ti ritrovo con­tro il muro
a fine discorso, domani l’alba sarà rossa
e il nero dei miei maglioni sarà mesco­lato
alla saliva che non cono­sco più.

Una risposta a “Lazarus”

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