Le congetture della cassiera

Ti va se ci compriamo un pezzo di pizza?
Io lo so che non devo aver paura, non devo aver paura di niente.
La montagna di pensieri che mi ricopre il cielo ha le punte consumate, dal tempo forse, o dall'usura.
Dietro al bancone la cassiera mi guarda con aria interrogativa, più scocciata che in attesa, bè, pensa, lo vuoi o no questo pezzo di pizza?
Non le interessa la fila alle mie spalle, le signore indaffarate, le pensionate senza scrupoli e senza aspettative, i giovani arroganti e indiscreti. È distratta dal tempo, che passa e non passa. Solo due anni fa credeva di poter salire sul primo aereo per Berlino, andare a cercare un posto dove non tutti sapessero il suo nome, guardare i ragazzi suonare per strada e bere insieme a loro quando scende la fredda notte.

Ora il tempo non passa, stacca a mezzogiorno e sono ancora le dieci, e tutti a dire buongiorno senza pensarlo, e tutti con le loro pretese assurde, e un chilo di pane salato, e cotto, e poco cotto, me ne dia uno anzi due, no faccia tre, e ognuno che ha la sua opinione sul tempo, ha messo pioggia, ma non ci indovinano mai. E poi l'odore dolce che ti si attacca addosso e non va via nemmeno se ti senti ricoperto di cenere.

Ha lo sguardo perso e io non conosco il suo nome, ma se solo mi guardasse vedrebbe che ho una notte addosso da raccontarle, che potrei dirle di non aver timore, che tutti nuotiamo controcorrente, verso la valle dove il fiume inizia a prendere la propria direzione senza consultarci affatto.

Così senza preavviso, mentre ancora non sono riuscito a rispondere a quella sua semplice domanda, si sfila senza grazia il grembiule, lo fa diventare una piccola palla informe e lo accartoccia vicino alla cassa.
Tutti gli sguardi sono su di lei, ma quei borbottii silenziosi non la raggiungono, lei pensa al nome che darà alle sue piantine grasse, perché con le piante bisogna parlare o si rifiutano di crescere. Forse a lei qualcuno non ha parlato abbastanza?
La folla si smarrisce, non capisce come la regola possa essere sovvertita, dove andrà? Starà male? Sarà impazzita? L'ho sempre detto io che era strana, non avete visto quel tatuaggio che le sbuca sotto la manica?

Una boccata d'aria, ossigeno, so che lo pensa, so che lo cerca, ma non lo troverà fuori da queste mura decrepite: non indossa nemmeno la giacca, esce così com'è, lascia tutto.
La vedo camminare a testa alta, la strada si apre come avesse uno speciale potere di biblica memoria.
Sa anche lei che se avessi risposto immediatamente a quella sua domanda la ruota della sua vita avrebbe continuato a girare senza condizioni. Ma è bastato un tentennamento e quello che poteva essere equilibrio si è trasformato in una doccia scozzese.

Si ferma, forse scossa da questo pensiero, si volta, la folla ammutolisce ancora, ha spiazzato tutti e ha generato l'ansia dell'inatteso, le persone non sono preparate a mettersi in dubbio, non quando fanno la spesa.
Mi lancia una fugace puntura con gli occhi, non è un grazie né un arrivederci, è solo quel che è, una freccia di gratitudine che non vuole risposte a domande mai formulate. Sa che la crepa nelle fondamenta della sua casa non l'ho creata io, ho solo aspettato che degenerasse come fa il tempo quando gli lasci tempo.

Ora le vecchie guardano me, mi accusano in modo sottinteso quanto inappellabile, sarà colpa solo mia se oggi i loro nipotini non avranno il loro solito pane, o se non lo avranno caldo.
Ma gli occhi di quella ragazza, che non oso contraddire, ora mirano a un orizzonte che non ha congetture, solo segreti.

La mattina in cui tutto questo accadeva, questa mattina, mi è capitato di ricordare di quando avevo un sogno da inseguire, e di quando tutti mi dicevano che era arrivato il momento di crescere. Eppure da qualche parte, nelle stanze confuse della mia memoria, c'è il nome con cui avevo chiamato la mia pianta.
Se solo fosse di vetro, quanto sarebbe bello guardarci attraverso senza toccarla.

matteo
matteo
La speranza è nell'opera. Io sono un cinico a cui rimane per la sua fede questo al di là. Io sono un cinico che ha fede in quel che fa. (Vincenzo Cardarelli)-----http://badradio.splinder.com/

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4 Commenti

  1. molto molto molto bello. Quando lei ha accartocciato il gembiule ho tifato per lei, ho sperato lo facesse.

  2. Bello il racconto, e il pensare che lascia..
    Ho sempre creduto che niente succeda per caso...lei la scelta la aveva fatto, le è bastata solo quella spinta in più...
    insomma...tutto fa il suo corso :))

  3. bello,bello davvero...come sempre dovrei dire forse... ma è particolarmente bello

  4. Quanto mi sarebbe piaciuto esser io l'artefice della scelta della cassiera, oppure mirando più in basso mi sarebbe piaciuto esser spettatrice di una scena del genere (oserei dire quasi da film), ma lo sono stata comunque, grazie alle tue parole.. ciao e complimenti!


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