È andata via un'altra volta, i suoi pensieri nello stomaco e la doccia fredda del mattino.

Non ha detto addio, neanche ciao. Non l'ho stretta prima che l'abbia fatto. Ho chiesto alla speranza di starle vicino, mentre sentivo il cuore battere all'impazzata, pensando che non sarei più morto in quei suoi occhi che odio da buttarmi a terra a pregare.

Nomi, ricordi alla rinfusa, il mio ha preferito scioglierlo dalle sue dita. Mi dicono che ha pianto una volta. Era agosto. Ma chi se ne frega o almeno così dico io; ho visto la porta sbattere e son rimasto muto a scegliere per me quel silenzio che mi ha dato e i rimorsi dettati dall'orgoglio folle di non averla presa ancora lungo le sue distanze e gridatole in faccia quante volte la perderò prima che resti.

Verranno i giorni fuori la sua strada, gli edifici che invecchiano e la gente che passa, tutte le persone del mondo di cui non me ne frega niente e poi lei, che incrocerò per caso, forse, mentre sono lì da anni, che la attendo da una vita. E nelle nostre di vite il resto degli amori che vanno, come le parole che si dicono. I ti amo buttati nel vento.

Mi accorgerò sempre sorridendo che uso ancora lo stesso profumo, quello di quando uscimmo assieme la prima volta. Le attese interminabili.  L'acqua che scende quando si fa bella; quando mi baciò e le sue spalle mi sorseggiarono, la schiena e il corpo avvinto, che chiedevano il mio respiro.

E lei e i suoi giorni ancora, i miei li ho messi da parte, mentre scrive la sua vita in pagine già lette; solo nella mia stanza farò finta di stringerla. Non la troverò. Avrò la tempesta accanto, incapace di smettere di dannarla. Sentirò le guance mortali e dolci che graffiano tutto questo vivere. Eppure sono io che piango e so come finirà: mi ricorderò che la mia vita è una, l’avrò resa anch’io al vento fuori dalle sue mani; che essa non varrà mai altrettanto nei sentimenti di nessun’altra. Lo so. In tutte le città la notte mi terrà compagnia senza passare.

Mi chiederò se tornerà.  Terrò con me le mie mille domande, come sempre. Le stesse che ripeto a vuoto. E, se davvero tornerà, non la lascerò fiatare un istante, la bacerò fino a morire e a dimenticare quanto ho pianto e quanto di me ho lasciato al tempo, al male che riesce a farmi.

Forse siamo fatti per non stringerci mai, amarci come sole e luna in un’eclissi e la verità è che amo porle un pugnale tra le mani, voltarmi e non sapere quando affonderà il suo dolore dentro di me, ricordando la pioggia bagnarla; era bella, il suo sorriso dentro...

Lei l’ha dimenticato ogni volta che la mia voce gliel’ha rivelato. Le dissi ti amo sul mio letto. Sogno ancora che mi dica lo stesso, in questo suo sogno che gira senza sosta, dove lei non sa restare,  andandosene, e lasciando la sua presenza.

È nata per non guardarsi indietro. La sua vita l'ha spesa nel darsi via a braccia sempre nuove, a volte le mie. Cammina trai pensieri nell’oscurità della notte.

Le dico "ti amo" e non se ne va.

Giuseppe Mastroianni
Giuseppe Mastroianni
Giuseppe Mastroianni è nato il 4 Ottobre 1989 ad Avellino. Dopo la maturità, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche all’università degli studi di Napoli “L’Orientale”, conseguendo la laurea. Amante della storia e delle culture antiche e straniere, ha una naturale inclinazione per la letteratura e per le arti. Negli anni scorsi le sue poesie in lingua straniera sono state scelte per la partecipazione a varie antologie edite in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. I suoi primi componimenti scritti ed editi in lingua italiana sono racchiusi nella sua prima silloge: "Sospiri". In seguito rilascia gratuitamente sul suo sito un poemetto "Tenebre". Attualmente è dedito alla composizione di racconti e del suo primo romanzo "Dove non cantano gli angeli".

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3 Commenti

  1. "Come l’acqua che scende quando si fa bella" 🙂 Bella anche la musica...!

  2. Raramente una donna guarda dietro di sè. Il rimpianto è un abito tipicamente maschile che, spesso e volentieri, indossiamo...e quanto ci piace. Bello quello che ho letto. Ciao


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