Ho chiesto ad Anita di mostrarmi la sua città, gli angoli che più ama, per farmi un'idea, per non restare chiuso in un silenzio che non sapevo riconoscere.
“Ma questa è anche la tua città” mi ha detto. E me lo aspettavo.
“Non ha senso” ha aggiunto.
Quel suo foulard che sa di Guerlain, un movimento preciso, lento, misurato. Una sorta di nodo che non saprò mai rifare, né sciogliere, e siamo pronti ad uscire.
“Prendi tu le chiavi?”
Camminiamo uno accanto all'altra come estranei o semplicemente come due che vanno verso lo stesso ufficio o lo stesso centro commerciale.
Ora Anita si appoggia a una colonna con le mani in tasca. Non so quanto abbiamo camminato, ero immerso nei pensieri. Non capisco istantaneamente, ma lei sorride.
“Questa colonna di merda sarebbe la nostra meta?”
Il mio cinismo le toglie il sorriso, ma non la intacca più di tanto. Alza il braccio e dice “Guarda là”.
Seguo il suo indice, ah, non porta più l'anellino che abbiamo preso in Carnaby Street l'inverno scorso, ma non so da quanto e non oso dirlo.
“Ok, sto vedendo” dico.
“Che cosa vedi?” chiede lei.
“Boh, c'è il ristorante che fa angolo e..”
Anita è incredibilmente rilassata, quasi non la riconosco, mi distraggo a guardarla così. Con una voce molto dolce, meno secca del solito, la stessa voce che usa quando vuole fare l'amore, mi chiede di continuare a descrivere, ma non è un ordine, è un invito.
“Va bene. Dunque, il ristorante è in questo edificio a più piani, il muro è giallo, l'insegna è un po' alla buona, caratteri cubitali, sfondo bianco e scritta rossa. Sembra che ci sia da sempre. Si vedono tre finestroni ma non si vede dentro, le tende bianche coprono la visuale. È un bel posto?”
“Non saprei” risponde lei.
“E sarebbe questo l'angolo della città che preferisci?”
“Non esattamente. Guarda con più attenzione.”
Ho la stessa pazienza di un elefante a topolandia, ma lei è così assorta che mi va di continuare. Guarda estasiata verso l'orizzonte, che cosa, non so.
“Il muro è sporco per i piccioni. Dalle tende si vedono le lampade che scendono dal soffitto. La porta sembra aperta. Lì di fianco c'è una libreria stile old england, con il portone di legno verde. In vetrina si scorgono alcuni libri e una vecchia Olivetti lettera 32. C'è una ragazza che cammina, ha un impermeabile grigio, tiene la borsa stretta, forse teme che la scippino.”
“Ecco, là” dice Anita, interrompendomi.
“Davanti al ristorante c'è un signore, avrà sessant'anni, con la giacca a vento nera e le mani in tasca. È proprio di fronte alla fermata del bus, forse sta aspettando.”
“Aspetta di salire o aspetta qualcuno?” mi fa lei.
“Mh..beh, no, con quella faccia lì aspetta di salire.”
Torna a sorridere Anita, e mi dice che non è ancora finita.
Ecco che arriva il bus, attraverso i finestrini vediamo il nostro bersaglio attendere che la calca di persone che stanno scendendo liberi il passaggio. Poi sale.
“Non distrarti” dice Anita.
L'uomo sale sul bus dalla porta sul fondo. Cammina lentamente, guarda con attenzione tutti i posti, quelli vuoti, quelli pieni, cammina fino ad arrivare all'altezza dell'autista, lo saluta con la mano. E poi, scende. E senza voltarsi, sparisce dietro l'angolo.
“Che cazzo fa?” mi esce di bocca.
“Fa sempre così – dice lei- ogni sera. Sale, guarda e poi scende. Fa così da quando ero bambina. Da quando mi capitò di vederlo per caso, molto tempo fa. Vengo a guardarlo da anni, ormai.”
“La gente sta male” dico.
“All'inizio tornavo qui per scherzo, come per una piccola scommessa con me stessa. Oggi resta sopra, oggi resta sopra, mi dicevo. Invece no, non ha mai fatto una sola corsa. Per me aspetta qualcuno.”
“Dici?”
“Sì. Una lei. Lei non c'è più. Lei non verrà. Ma a lui non importa, non si nega la possibilità di cercarla.”
“Dopo tanti anni, una cosa tipo famo a capisse sarebbe opportuna...”
Anita semplicemente scuote la testa.
“Ma dai – riprendo- non ha il minimo senso! Lei, magari, ammesso che esista, sa che lui è bollito e si è comprata una macchina, o magari è a casa a scopare con un altro”
“O è morta” dice Anita.
“O è morta” ripeto in modo automatico.
Ho qualche brivido, non so perchè, questo vento dal nord forse, mi distraggo chiedendo perchè l'autista del bus gli lasci fare una cosa del genere.
Anita ha ancora gli occhi fissi sulla strada, ma non ha più quell'aspetto serafico di poco fa.
“Torniamo a casa, ho freddo” dice, e si incammina.
Sto per seguirla, tiro su bene la cerniera della giacca, sistemo il colletto perchè mi ripari e faccia scomparire questi brividi. Vedo un bus che arriva nella direzione opposta di quello che stavamo osservando.
Attraverso i finestrini vedo una donna che parla con l'autista, la porta si apre, lei scende. Il bus resta fermo lì, la donna attraversa la strada, si ferma di fronte al ristorante, si volta in ogni direzione, carica dell'ansia dell'attesa.
Si sistema nervosamente i capelli, attraversa di nuovo la strada, sale sullo stesso bus da cui era scesa, la porta si richiude e la balena arancione prende rapidamente il largo.
“Anita!” grido.
Le corro dietro, lei non si ferma, continua a camminare.
“È venuto freddo anche a me” dico.
“Lo so” fa lei, e mi guarda.
Mi chiedo se sa cosa vorrei dirle.
“Brrrr” dico ancora. E con questa stupida scusa le metto il braccio intorno alla spalla, resteremo abbracciati fino a casa e poi tutta la notte, magari fino a quando il freddo non sarà sparito.

matteo
matteo
La speranza è nell'opera. Io sono un cinico a cui rimane per la sua fede questo al di là. Io sono un cinico che ha fede in quel che fa. (Vincenzo Cardarelli)-----http://badradio.splinder.com/

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10 Commenti

  1. veramente bello.

  2. ehm....ehm....mi hai fatto pensare....a Kieslowski........non so...uno dei film del Decalogo...o La doppia vita di Veronica.......

  3. wow! grazie! certe volte solo guardando come gli altri si allontanano da loro stessi si riesce a recuperare la rotta. certe volte no.__:)

  4. perfetto! parole e immagini (le vedo chiaramente mentre leggo...) in perfetta armonia con umori e "strati atmosferici".

  5. Mi unisco al coro dei complimenti.. mi è piaciuto moltissimo..

  6. ...ero convinto di aver commentato, ma non sempre gli effetti seguono le intenzioni 🙂 ...comunque, a questo punto, poco da aggiungere agli altri commenti, molto bello. Racconta un pò... la vita. Passato, presente e futuro in poche righe.

  7. veramente bello!!!

  8. ora i brividi li ho avuti anche io... aspetterò il mio compagno per abbracciarlo chissà che non mi scaldi!!!


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