Me lo ricordo domani. Come ricordo Ieri. I ricordi sono fotografie in bianco e nero e vecchie canzoni di Dalla e De Gregori, le notti passate a dormire su due sedie di legno in una pizzeria quando ero troppo piccola per restare sveglia. I viaggi in macchina di notte l’estate per arrivare alla casa al mare dei nonni. L’odore della sigaretta che non usciva mai del tutto dal finestrino e io che tossivo e giuravo che non avrei mai fumato…  Ci ripenso adesso mentre compro tre pacchetti per esser certa di non restare senza la domenica.  

Il mare sui piedi il primo giorno di vacanza, le due ore da aspettare dopo mangiato prima di entrare in acqua, mia nonna, le pesche 'percoche', i grilli che cantavano nei pomeriggi d’agosto e le prime piogge quando era bello infilarsi una felpa grigia col cappuccio dopo tanto caldo. Il primo giorno di scuola, la paura che nessuno venisse a prendermi all’uscita o che la campanella non suonasse mai.

Lo sguardo di mio nonno sulle scale ad aspettarmi. Le domeniche a villa borghese quando i ragazzi più grandi suonavano per me con la chitarra ‘nella vecchia fattoria’ e io mi lamentavo e volevo De Andrè perché ero abituata bene ed ero abituata ad essere grande in mezzo ai grandi e forse per questo mi sentivo fuori posto tra i bambini e in fondo lo ero anche tra i grandi e così ho continuato a sentirmi fuori posto tutta la vita. Mio zio che mi chiamava ‘bellicapelli’ che i miei erano sempre  lunghi e se provavano a tagliarmeli urlavo e non volevo nemmeno pettinarmi.  

E mi ricordo domani, com’era dentro tutti quei sogni che facevo. Quanti ne ho immaginati di domani. Tutti grandi e lucenti, tutti perfetti e a colori. Troppe favole che finivano con e vissero per sempre felici e contenti  e invece l’unico per sempre che ci sarebbe stato era quello di aspettare, aspettare che arrivasse quell’onda perfetta da cavalcare per poter dire era qui che volevo arrivare. E invece ero figlia di quella generazione di separati, figli dei fiori, reduci del ’68 che per amore della rivoluzione hanno rivoluzionato la vita ai figli, facendo gli amici spesso e i genitori poco. Eppure quei sogni mi hanno tenuto in vita, ancora adesso, nonostante il disincanto che la vita mi ha insegnato a morsi. Nonostante i sogni infranti e il peso di dover ammettere a volte di aver fatto gli stessi sbagli che giudicavo tanto in tutti quei finti ‘grandi’. 

Sono tra quelle che volevano provare tutto e l’hanno fatto.

Eppure quando sento certe canzoni ancora canto a squarciagola col finestrino aperto, mentre accendo un’altra sigaretta e penso che in fondo tutto mi ha portato ad adesso. Perfino il pianto e lo smarrimento e riguardando certe diapositive sulla spiaggia di Santa Marinella mi dico in silenzio quanto mi manca quel tempo quando era così facile credere ancora a tutto e quando mi dicono che ormai sono grande rispondo tra me che no, non crescono mai quelle che forse non sono mai state piccole. Alzo il volume e sorpasso la macchina davanti. Forse c’è ancora tempo. In fondo non è mai cambiato niente, così tanto.

Karen Lojelo

httpv://www.youtube.com/watch?v=CEpx2qYp2NU
Belli capelli - Francesco De Gregori

Karen Lojelo
Karen Lojelo
Sono nata a Roma il 25 giugno del 1976 dove ho studiato, vissuto e lavorato fino al luglio del 2007, poi ho iniziato a scrivere il mio primo romanzo: “L’amore che non c’è” poi è stato il tempo di "Binario 8" una raccolta di poesie (che scrivo da sempre). Appena uscito il mio nuovo romanzo 'L'ebbrezza del disincanto' e a breve un'antologia di racconti curata da me Mariella Musitano e Sara Marucci. Nel 2013 è andato in scena il primo spettacolo teatrale scritto da me 'Riflessi' e attualmente sono impegnata nell'ultimazione di un nuovo romanzo. Chi sono io? Bella domanda…: "io sogno cose che non sono mai esistite e dico: «Perché no?». George Bernard Shaw

Suoi ultimi post

10 Commenti

  1. Mamma mia che bello questo tuo pezzo Karen. E nel leggerlo quante emozioni hai smosso in me e quante argomentazioni hai tirato fuori. Leggevo e pensavo a delle fotografie che rappresentavano il mio passato. E la cosa che mi ha colpito nel leggerti , è che negli ultimi giorni mi sembra che tutto riporti al passato e di conseguenza a quel periodo della nostra vita dove tutto sembrava possibile; di quando pensavamo di avere il mondo fra le mani. Noi padroni del nostro futuro. E poi come un risucchio il presente e tutti quei futuri immaginati che non sono mai arrivati.
    Ma a parte questo mi sono piaciuti molti passaggi:
    "e quando mi dicono che ormai sono grande rispondo tra me che no, non cre­scono mai quelle che forse non sono mai state pic­cole"
    "E mi ricordo domani, com’era den­tro tutti quei sogni che facevo. Quanti ne ho imma­gi­nati di domani. Tutti grandi e lucenti, tutti per­fetti e a colori."
    E poi credo che meno male che abbiamo sognato domani grandi e lucenti, tutti perfetti e a colori... perché pensa se pure nel sognare ci precludevamo la magnificenza

    • grazie Mariella... devo dire che risentire tutte queste canzoni di Lucio Dalla questi giorni ha risvegliato in me davvero un sacco di ricordi di quand'ero ragazzina e mi ha aiutato forse a mettere su carta tutti questi pensieri che fanno parte di me da sempre... i sogni... sto vedendo una nuova serie tv questi giorni che si chiama 'once upon a time' molto surreale dove i personaggi delle favole a causa di una maledizione sono costretti a vivere nel mondo reale senza ricordare chi fossero, la peggior maledizione per loro, perchè come dice il trailer del telefilm nella realtà 'mai più happy ending....' 😉

  2. Mi piacciono queste pagine nostalgiche, foto in bianco e nero piene di colori e profumi.
    Mi piace ricordare il domani, quanti sogni ci ho fatto quando, come scrive Mariella,
    tutto sembrava possibile. Il futuro era una garanzia di felicità nei miei sogni ad occhi aperti.
    Ci sono momenti in cui mi sembra di non ricordare più così nitidamente, ma basta una canzone
    e un fiume di emozioni mi riporta indietro nel tempo.
    Grazie Karen, hai il dono di farmi sognare ancora senza chiudere gli occhi.

  3. "...ero figlia di quella gene­ra­zione di sepa­rati, figli dei fiori, reduci del ’68 che per amore della rivo­lu­zione hanno rivo­lu­zio­nato la vita ai figli, facendo gli amici spesso e i geni­tori poco...": sarebbe stato meglio fare come i nostri padri, non amici ma schiaffoni? Noi, per fortuna, abbiamo vissuto per anni un sogno meraviglioso, quello che era possibile cambiare il mondo...ci siamo svegliati con la consapevolezza che era impossibile cambiare l'umanità e abbiamo cercato, almeno i coerenti e non i voltagabbana, di realizzare, nel nostro piccolo, quelle aspirazioni in cui avevamo creduto...è doloroso constatare che è stato inutile, avevano ragione gli irriducibili, perdersi nelle droghe o armarsi e cercare la morte combattendo...

    • No, non sarebbe stato meglio, questo è un discorso complesso,si aprono mille altre porte e punti di vista,ogni generazione ha qualcosa da rimproverare ai genitori, i figli della mia ne avranno altre. Io mi ritengo fortunata, perché avere avuto dei genitori così mi ha portato ad essere quello che sono ora, e molti di quegli ideali, se non tutti, li condivido e per questo capisco e comprendo e sono riuscita a comprendere anche che mi sarei comportata nello stesso modo probabilmente, questo da donna, da figlia magari mi è mancato un punto fermo a volte e forse un tipo di vicinanza diversa ma sicuramente con l'eccesso contrario sarebbe stato molto peggio, nello stesso tempo mi ha dato la possibilità di avere io stessa degli ideali, certe fotografie del mio passato e anche una certa 'cultura di vita'. Non tutti sono stati fortunati se vogliamo come me, alcuni sono stati i figli degli eccessi di quella generazione. Non tutti sono stati figli dei 'coerenti'. Purtroppo le cose poi si vedono da tanti punti di vista come ho già detto, quello dei ricordi di una bambina è solo uno dei tanti e comunque eccoci qui a rimpiangere anche quell'infanzia di cui non tutto ci stava bene in quel momento e che adesso ci manca tanto... non è poi così male crescere con certe 'colonne sonore' altrimenti non ci avrei scritto sopra un pezzo così 🙂
      ps è doloroso anche per la mia generazione vivere in una realtà dove c'è già la certezza (quasi...forse?) che non è possibile cambiare il mondo...beati voi che almeno avete potuto crederci per un po'... e lo dico con la massima sincerità, anche se forse qualcuno di noi in fondo in fondo ci spera ancora 😉

  4. Che bello Karen, mi unisco al coro dei complimenti.
    ... prime piogge quando era bello infi­larsi una felpa gri­gia col cap­puc­cio dopo tanto caldo
    (l'ho sempre pensato anch'io... e noi quando eravamo al campeggio tutti sotto le tende a giocare a carte o al bar della spiaggia...) Sarà che sto diventando "grande" e, come dicevamo l'altra volta, a volte la nostalgia la fa da padrona e i ricordi diventano sale su una ferita.
    E per quanto riguarda i sogni di domani, sì, si sognava sempre per il domani!

    • la luce di oggi illumina ieri sempre di un colore più bello...chissà perché... 🙂

  5. Vero. Siamo fatti di ricordi. Alcuni belli, altri meno. Tratteniamo i ricordi migliori con le unghie.
    Io tendo a cancellarli, mi sembrano collocati in dimensioni che ormai sono scomparse. Così guardare una vecchia foto o ascoltare una canzone diventa un atto al limite del masochismo. Ma io sono io, e forse dovrei ricordarmi più spesso di ricordare.
    Ciao.

    • Non lo so... quello di ricordare è un vizio a volte dannoso quanto il fumo e non si riesce a smettere infatti...


Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commento *

Name *
Email *
Sito