Potentissimi fari illuminano a giorno l'esterno. Dentro, le luci momentaneamente soffuse, lasciano spazio alle proiezioni in 3D di ultra tecnologici proiettori. Gigantesche figure danzano e si muovono al ritmo dei fastidiosi jingles pubblicitari sparati da iper-amplificati altopartlanti.
Surreale, la parola che mi viene in mente e che riveste il mio stato d'animo.
Attorno a me, gente senza fretta sfila verso il proprio posto, come se fosse a teatro. Ci si può sedere solo sulla poltroncina assegnata, inserendo la carta magnetica nell'apposita fessura; il microchip trasmette le informazioni necessarie, la lucetta verde si accende: il posto riservato è esatto, il possessore della carta ha pagato e ha una fedina penale immacolata.
Le centinaia di steward intanto, controllano che tutto fili liscio, nel caso che la tecnologia, e le migliaia di telecamere puntate su di noi, improbabilmente falliscano.
Il Grande Fratello ormai, non serve neanche più tenerlo nascosto.

Manca poco, meno di mezz'ora, e lo stadio è ancora semideserto.
La tribuna di fronte si riempie blandamente nella parte superiore adibita ad un pubblico "umano". La parte inferiore, da tempo, è ricoperta da una gigantografia di migliaia di persone (tifosi?) felici, presenti e reali tra diversi e ben visibili messaggi promozionali. Le televisioni vanno accontentate, le immagini sono quelle che contano...

Mio figlio mi siede accanto, silenzioso e incuriosito. I suoi occhi hanno smesso di brillare appena siamo entrati, la sua voce si è spenta dell'entusiasmo dell'attesa. Deluso? forse...la sua prima volta allo stadio e forse non è quello spettacolo che pensava di trovare. Forse sta già rimpiangendo di non vederla da casa...
Dove sono tutti i dettagli di quei miei racconti che ha sentito migliaia di volte, si starà chiedendo..
Dove sono le persone, i tifosi veri, le bandiere, le sciarpe? Dove sono le attese senza fine, la tensione che sale prima di una partita importante, gli striscioni che si srotolano, gli sfottò da una parte all'altra?
E dove sono tutti quei cori gridati fino a restare senza voce, senza fiato per l'emozione di sentirsi parte di una compagine forte e fiera, pronta ad incitare la squadra del cuore? Quei cori che gli ho insegnato e che stamattina non smetteva di cantare...
Quel mondo, che io ho lasciato tempo fa, oggi non esiste più.
Oggi ci sono le leggi speciali, c'è la tecnologia, c'è la sorveglianza. Oggi ci sono i divieti: nessuna bandiera, nessuno striscione identificativo, nessuna coreografia, nessuno sfottò, nessun coro di incitamento che vada al di la del nome della propria squadra. Nessun fischio, solo qualche applauso concesso di tanto in tanto. Vietato fumare, vietati gli alcolici, vietato sedersi in posti non assegnati, vietato intralciare le vie di fuga, vietato l'uso di telefonini e camere digitali perché le onde magnetiche potrebbero infastidire i sofisticati ritrovati tecnologici che ci circondano, la sorveglianza, la televisione...

Lazio - Roma, stadio Olimpico, campionato Sky 2017-2018, ci ricordano i tabelloni luminosi, e a me sembra di essere al Sistina...

Mi dispiace essere qui, per me stesso.
Dispiace ancora di più essere qui e vedere mio figlio assente e annoiato. Vorrei vederlo felice e raggiante sventolare la sua bandiera che ha dovuto lasciare in macchina per non usarla come un'arma. Mi dispiace non poter vedere crescere in lui l'amore e l'orgoglio per questi colori, la propria squadra, i nostri tifosi.
Dispiace non vederlo felice a cantare e imparare nuovi cori, a saltare, a poter esultare senza controllo quando segnano un goal..
E mi dispiacerà da morire sapere che non crederà più ad una sola parola di quei miei racconti, dei miei ricordi di gioventù: tutto quello che ho provato, tutto quello che ho vissuto non c'è e non ci sarà più.
Ancor auan volta hanno deciso per noi, ancora una volta hanno vinto.

Amarezza...
Hanno ucciso il calcio, hanno ucciso i nostri ricordi.
E lo spettacolo deve andare avanti: le telecamere iniziano la diretta...

Manuel Chiacchiararelli
Manuel Chiacchiararelli
Nato a Roma, nel lontano 1975. Da allora sempre in movimento, prima in Italia, poi in Europa. Fermarsi e ripartire, rimettersi in gioco, fare esperienze sempre e comunque E la scrittura, unico punto fermo nella mia vita burrascosa, mi aiuta a catturare i ricordi... A fine 2011 finalmente ho coronato il mio sogno ed ho pubblicato il mio primo romanzo "Lo Sguardo dei Faggi" edito da Aracne Editrice .

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6 Commenti

  1. Non so se nel campionato 2017-2018 sarà realmente così... fatto sta che il calcio, il tifo, negli ultimi anni son cambiati parecchio. Anch'io ho dei bei ricordi, del mio stadio, dei miei colori, delle file e dei panini, ma purtroppo ormai sono sbiaditi e restano solo ricordi non più rivivibili. Per colpa di chi? Troppo lunga, troppo complicata... potrei riassumerla in un'unica parola: violenza.

    • beh, se andiamo avanti così penso che non sarà tanto distante...
      La mia è una provocazione, un atto di accusa per quello che stanno facendo proprio in questi giorni: la tessera del tifoso, un atto incostituzionale (in quanto privi il cittadino della prorpia libertà) che nasconde, dietro il bello auspicio di porre fine alla violenza negli stadi, un discorso di introiti economici ben più grandi 8il discorso sarebbe lungo, ma se vuoi posso approfondire)
      Ma tu pensi veramente che sia stata la violenza a rovinare il calcio? La violenza è stato un modo di controllo da parte di "qualcuno" al di sopra dei giochi. Ci hanno lasciato fare a cazzotti allo stadio fino a quando gli facevamo comodo, ora probabilmente hanno interessi diversi (per esempio le telvisioni portano più soldi che uno spettatore pagante, quindi sono queste qeulle da agevolare e coocolare)
      Ma chi fa violenza allo stadio non si conosce? che ci fanno con tutte le foto che tiscattano ad ogni partita? come mai certa gente ha potuto andare allo stadio nonostante i suoi passati?

  2. Eheh... io intendevo proprio questo tipo di violenza, che parte dall'altro, difficilmente dal basso! 😉

    • scusa non avevo capito :))....tra parentesi, pensa che la lega vuole proporre proiettili di gomma contro gli ultras...

  3. e io che non sono tifosa, che sono andata allo stadio solo una volta, beh, comunque concordo con voi... siamo solo numeri che usano a loro piacimento. Ci prendono per i fondelli, ci rigirano come pedalini e noi lì a dire sissignore e nossignore. Ci proviamo a fare e a dire e magari a manifestare (non solo per la tessera del tifoso).
    Io sono per la libertà: di stampa, di libera informazione, di libero divertimento nel rispetto dell'altro, nel calcio che unisce generazioni diverse come padre e figlio. Televisione Televisone..... soldi soldi soldi.... il resto non conta più.
    IOCHELATELEVISIONENONCEL'HOECREDONELLALIBERTA'DIESPRESSIONESENZAPADRONE

    • brava mariella..purtroppo se fanno come gli pare è anche colpa nostra, ossia delle persone (e sono tante) che la televisione la guardano, la amano a tal punto da lasciarsi seviziare, da lasciarsi comandare...
      la violenza la avrebbero potuto debellare tempo fa a loro paicimento, come la droga, come qualsiasi altra cosa che usano per farci stare buoni...fino a quando gli fa comodo
      lq tessera del tifoso non serve per arrestare la violenza, sono solo i loro interessi economici da difendere...


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