A LINO

Non ci riesco. Per quanto mi sforzi non ce la faccio.
Vedo quell’appiglio davanti a me, così vicino eppure impossibile da raggiungere, da afferrare.

Mi ci vorrei aggrappare,  ma non sento più le braccia, non ho più forza nelle gambe per darmi l’ultima spinta.
Vedo la luce davanti a me, una luce bellissima, un richiamo che mi sprona a cercare di fare tutto il possibile, a trovare le mie ultime forze. Ma non riesco a tirarmi fuori da questo maledetto crepaccio in cui sono scivolato.

Ho freddo. Comincio ad avere freddo ora che, da troppo tempo, non sento più i raggi del sole su di me.
Già, il sole…come mi manca adesso il mio sole…

Il sole caldo e avvolgente, che si infrangeva sulla rosea roccia dolomitica durante le mie ascensioni, quando, sotto sforzo, sudavo salendo a fatica.
Ed il sole che scioglieva la neve e il ghiaccio, modellando figuranti crepacci, creando ed ingrossando i ruscelli montani che ripidi correvano a valle.

Il sole cattivo, velato da una sottile coltre di nebbia, che ci spingeva ad affrettarci in parete prima di essere colpiti da una delle tremende tempeste montane.
Ed il sole inaspettato, caldo e spietato fino a far staccare pesanti cumuli di neve per ingoiare pezzi di valle, di bosco, amici…

E ancora il sole magnificente di una mattina fremente, dopo giorni di attesa, pronti a partire finalmente per l’agognata ascensione in terre lontane.
Ma c´è un sole che mi manca di più adesso, più di qualsiasi cosa: quel sole di ineguagliabile bellezza e magnificenza, che mi baciava quando, pure se stanco ma entusiasta per la faticosa ascensione, restavo ritto e fiero sulle cime delle montagne più alte. E rimanevo li, ancora ansimante, a guardarmi attorno, lasciando scorrere lo sguardo su quell’oceano di montagne e vallate, crepacci e boschi, sempre più lontani, accavallanti lungo la linea dell’orizzonte.

Ero in cima al mondo allora, in cima alle mie montagne, come a vegliare il mio paese e la mia valle.
Già…

Il mio sole, le mie montagne, la cara amica roccia che salivo e scendevo facilmente, giorno dopo giorno, anno dopo anno. Libero, forte e sicuro come un camoscio.

Seguivo l’istinto, soddisfacevo la fame di libertà, la voglia di salire sempre più in alto, il bisogno di superare passaggi sempre più difficili. Trovare nuove vie, scovare nuovi angoli nascosti nella massiccità dei dolomitici imponenti bastioni.

Ero giovane, mi sentivo forte e sicuro: forte nelle braccia, nelle dita alle quali mi appendevo e mi affidavo dondolandomi nel vuoto; forte nelle gambe, instancabili nei saliscendi infernali cui le ho sempre costrette; forte e sicuro nella mente, nella mia audacia e voglia di arrivare a conquistare la vetta.

Sempre! Comunque!

E adesso, invece, sono qui, sospeso nel buio di questo vuoto, sospeso a pochi millimetri di roccia sotto le mie dita dure.
Sono qui, sospeso sopra la mia fine, la fine di tutte le mie avventure.

La luce lassù continua a brillare serena. L’appiglio continua a rimanere troppo distante da afferrare.
Non ce la farò… Sono esausto…
Un raggio di sole penetra la piccola fessura. Una luce abbagliante mi acceca.
Una luce fortissima, bellissima. Calore tutto intorno.

E sorridendo mi lascio cadere…

Manuel Chiacchiararelli
Manuel Chiacchiararelli
Nato a Roma, nel lontano 1975. Da allora sempre in movimento, prima in Italia, poi in Europa. Fermarsi e ripartire, rimettersi in gioco, fare esperienze sempre e comunque E la scrittura, unico punto fermo nella mia vita burrascosa, mi aiuta a catturare i ricordi... A fine 2011 finalmente ho coronato il mio sogno ed ho pubblicato il mio primo romanzo "Lo Sguardo dei Faggi" edito da Aracne Editrice .

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8 Commenti

  1. un modo meraviglioso per salutare una persona cara.
    Bentornato Manuel, mi sono mancati i tuoi racconti e questo mi ha commosso un po'...

    • Ciao Mariella, e grazie per il bentornato e per i complimenti 🙂
      mi siete mancati anche voi, ma a volte si deve staccare per riprendere, perché no, anche un po' di ispirazione 😉

  2. ...molto bella l'esperienza della scalata in se.
    Nel mio piccolo ho provato un pò di volte l'arrampicata libera e quello che si prova salendo è impagabile
    La roccia è nostra alleata e noi stessi il nostro nemico. Più ci conosciamo profondamente e più facilmente riusciamo ad entrare in armonia con quello che ci circonda e a sfruttarlo al meglio per raggiungere il nostro obbiettivo scoprendo che quello che fino a poco prima sembrava un limite è solo il confine di un infinito spazio.
    Grazie Manuel di avermi riportato al ricordo di quelle sensazioni!

    • Cia Riccardo
      beh, l'accostamento con la scalata è stata abbastanza facile: la persona a cui ho dedicato il pezzo era una guida alpina, purtroppo venuta a mancare cadendo dentro casa...
      Difficile trovare un senso a queste cose, a volte...ma io lo immagino ancora felice a giocare con la sua amica roccia...lei almeno non lo ha mai tradito 🙂

  3. Bravo Manuel..
    In grande spolvero su ws. con un pezzo toccante e ricco di significati..
    Ciao !


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