L'uomo della pioggia (seconda parte)

Racconti Mirko Ravaschino

Misha era un tipo strano. Indossava sempre un cappotto nero. Lungo. Abbottonato al collo. Pantaloni antracite gessati.
Occhi scuri come una notte senza luna.
Trascorreva le sue giornate scrivendo parole.
All’ombra di qualche albero.
In disparte. Osservando le persone. E camminando. Da un posto all’altro.
Gli piaceva girare.
Non aveva un vero lavoro. Del resto non sentiva bisogno di soldi.
Non aveva amici.
Sembrava invisibile.
L’unico amico che aveva mai avuto era Paul.
Il vecchio che lo portò via dalla sua casa, dalla sua vita. Quando aveva 14 anni.
Ricordava bene quell’incontro…quella sera di molti anni prima: vide un uomo dai capelli bianchi. Chiuso in un mantello scuro.
Gli occhi color ghiaccio…
“Vieni” disse “avanti non aver paura”…e lui obbedì. Senza nessuna ragione. Seguì quella vocina che aveva dentro.
E quell’uomo.

Da allora sempre in giro. Imparando a vivere con nulla…perché “non possediamo mai veramente nulla” gli diceva.
Paul gli aveva insegnato ad esser ciò che era… “conosci te stesso e diventa ciò che sei…”
Gli aveva spiegato le cose per grandi linee…il resto lo avrebbe appreso da solo.
Non aveva molte risposte, però si faceva tante domande.
A volte era felice. Ed aveva imparato ad esserlo così. Senza ragione.
Senza nulla. Senza possedere nulla.
Perché la felicità non sta nell’illusione. Ma nella consapevolezza. Che ogni cosa scorre.  Aveva capito questo.
Se ti rendi conto che non hai nulla per davvero capisci che ogni cosa è per te.
Per il tempo di cui ne hai bisogno.
Perché la felicità sta anche nel lasciare andare via.
Se si è egoisti non si può esser felici.
Pioggia che cade…
“…e noi siamo questo –diceva il vecchio Paul- io e te siamo quello che siamo. E’ la nostra natura”

***

“Che cos’hai da guardare?” chiese la ragazza.
Il giovane non rispose. Fu sorpreso del fatto che potesse vederlo.
Lei lo osservò a fondo. Indossava un cappotto nero lungo un po’ consumato. Non sembrava pesante, ma era strano con quel caldo.
Era largo e lo facevano sembrare più goffo e smunto di quanto probabilmente già fosse.
Da sotto al lungo pastrano si intravedevano pantaloni scuri gessati leggermente svasati alle caviglie ed anfibi.
Il giovane dapprima aveva distolto lo sguardo puntandolo sulla vetrina che era alle sue spalle, poi sentendo gli occhi di lei addosso si costrinse a voltarsi…
“Sei nuovo di qui vero?” chiese Rose avvicinandosi.
“Non ti ho mai visto…sei un forestiero o mi sbaglio?” procedendo verso di lui.
Il ragazzo rimaneva in silenzio.
“Ehi di’ ma parli la mia lingua? Ce l’hai la lingua vero?”
La risposta si manifestò sul volto di lui con un violento rossore…
Lei sorrise, assumendo un’espressione più dolce… era la prima volta che vedeva un uomo arrossire.
Era giovane…abbastanza almeno. Non sarebbe riuscita a dargli un’età.
Ma aveva qualcosa di fanciullesco.
Nonostante il suo aspetto sembrava portare addosso un candore disarmante.
Rose si avvicinò ulteriormente fino ad esser a meno di un metro.
Lo straniero si strinse nel suo indumento scuro, come per proteggersi.

“Ehi avrai mica paura di me? Son così brutta?” fece un sorriso e strizzò l’occhio.
“Lascialo perdere Rose, è un povero mentecatto! Non vedi come va vestito?” disse un tipo corpulento con grandi baffi biondicci e tutto rosso in viso.
Lo straniero guardò in direzione dell’uomo con un pizzico di disprezzo per quelle parole, ma non parlò…

Probabilmente era senza casa, né famiglia o affetti…
Era solo.
Lei ebbe un moto di compassione. All’improvviso si sentì proprio uguale a quello strambo individuo stretto nel suo cappotto: un animale impaurito.
“Io mi chiamo Rose” disse con dolcezza.
Allungò una mano avvolta in un guanto…nel mentre gli sorrise.
Lui la prese con delicatezza e vi avvicinò le labbra senza toccarla.
“Piacere” facendo sentire per la prima volta la sua voce “mi chiamo Misha”
“Andiamo” prendendolo sotto braccio “ti offro un caffè”.
“Misha? che nome bizzarro” disse “dunque sei davvero uno straniero…da dove vieni?”
“Da lontano…” e scrollò le spalle.
“E come mai qui?” mentre lo chiedeva continuava a studiarlo.
Aveva capelli neri che gli arrivavano fino alle spalle, separati da una riga dritto in mezzo alla testa.
Gli occhi erano scuri.
La carnagione chiara. Il naso un po’ storto…e sembrava malaticcio.
Le guance erano scavate e rendevano il suo viso più appuntito di quanto già non fosse.
Aveva profonde occhiaie e visti da vicino gli abiti erano piuttosto mal conci e lisi.

Lui alzò le spalle ancora senza proferir verbo.
“Cos’è quella?” indicando una piccola agendina nera che teneva.
Era poco più grande della sua mano.
E la teneva stretta come se temesse che prendesse il volo.
C’era un certo rigonfiamento all’interno che Rose riconobbe come una penna…
“ci scrivo…pensieri…sensazioni” disse lui infine.
“Sei uno scrittore?”
Lui scosse il capo.
“Be’ Misha sei un tipo di poche parole”
Lui arrossì di nuovo… e lei vedendolo riprese in fretta “...meglio, spesso si parla troppo e a sproposito e non si considera la magia del silenzio” mentre giungevano alla caffetteria.
“Buon giorno Luc, come vanno gli affari?” chiese con tono amabile.
“Signorina Rose buon giorno” le rispose “non mi posso lamentare… certo di caffè ne vendo poco con questo caldo, ma torte e pasticcini van bene” .
Il commerciante guardò di sbieco il giovane assieme alla ragazza; non era di certo il genere di persone che frequentava solitamente… “e che cosa vi posso servire miei giovani amici?”
“Due dei tuoi migliori caffè grazie –esplose in un sorriso- …e magari…”
“che ne dici di un pasticcino Misha? Ti piacciono i pasticcini?”
“Io…non lo so”
“Be’ dobbiamo rimediare, questi sono i migliori della città!” fece strizzando l’occhio a Luc.
“Ma… non ho denaro”
“Non ti preoccupare Misha, a quello ci penso io”

Si avviarono lungo il vialone alberato che sembrava contorcersi per il caldo.
Ora ogni cosa appariva sospesa in una bolla.
Tutto era arso dal sole.
Appiattito nelle forme e nei colori.
Il fiume che scivolava accanto alle panchine era in secca e le barche cariche di botti di vino che una volta lo affollavano ora erano tirate a riva.
“Vieni, sediamoci qui” indicando una panchina accanto ad un salice.
Era una splendida e vivace cittadina quella che tutti chiamavano “la vecchia città sul fiume” …almeno una volta.
Tempo fa.
Aveva conosciuto fama e ricchezza, grazie ai suoi commerci, ai suoi traffici.
Ed aveva una lunga ed antica storia, ma solo nell’ultimo trentennio si era sviluppata…forse troppo.
Questo almeno raccontava il vecchio proprietario del palazzo dove viveva.
Col benessere crebbe la voglia di divertimento. Di cose belle, di arte e svago. Di ogni genere.
Ed alla fine arrivò anche Rose.
Giovane, 21 anni e bella. Forse la più bella che la vecchia città ebbe. No je ne regrette rien sembrava voler dire.

Ma ora sembrava tutto un ricordo.
Gli occhi di lei si soffermarono su di un grande edificio… al di là del fiume.
Il grigio delle pietre esterne era un po’ coperto dalle erbacce. I gargoyle abbracciati dall’edera.
Era un palazzo maestoso, proprio sul fianco della collina, a poche decine di metri dall’acqua.
Adesso era in rovina.
I vetri rotti.

“Non hai caldo?” chiese lei
“No” disse lui
Teneva il suo caffè fermo nella sinistra come se non sapesse cosa farne.
Lei lo osservava incuriosita…
Non aveva mai visto niente di più strano e bizzarro…
Misha non era certamente bello…neppure lontanamente paragonabile ai tipi che di solito frequentava…ed era anche squattrinato…
Rise fra sé.
“Bevilo” lo esortò fissandolo.
Gli occhi di lei erano grandi; riflettevano la luce dell’acqua.
Lui vi si perse dentro per un attimo. Smise di pensare. E per un istante si sentì d'acqua. Senza peso. Senza spazio.

Fece un sorso.
E poi si contrasse tutto.
Ogni singolo muscolo.
Lei rise di gusto.
“Ehi stai bene?”
“s-sì” disse
“Bevilo piano, scotta!”
“Ok”

“Che cosa fai di bello?”
“Io…vado in giro” fece una pausa, come se non sapesse come continuare.
Si guardò le mani.
Poi alzò la testa e la fissò negli occhi “...e faccio piovere…”
Rose per un istante rimase afona… ma subito si riprese… non le importava se fosse vero o se fosse pazzo quel ragazzo… stava bene con lui.
Come con nessuno.
Senza ragione.
“Quindi puoi svelarmi i segreti della pioggia?” chiese lei dolce.
Sorrise ed inclinò un poco la testa “non mi prendere in giro”.
Nella sua voce non c’era rabbia, ma solo dolcezza. Un candore che Misha non conosceva.
“No, è così, te lo giuro”
“Non giurare” lo interruppe e gli mise un dito sulla bocca per zittirlo.
Rose sospirò “troppe promesse vengono infrante…non giurare mai”

“Me la faresti vedere?” indicando l’agenda.
“Non l’ho mai mostrata a nessuno” ma mentre lo diceva sentì l’impulso di fargliela leggere.
Lei prese a sfogliare le piccole pagine.
Lentamente.

Nessuno faceva caso a lui.
Passava inosservato.
Invisibile.
Scivolava via come l’acqua nei tombini.
Nessuno aveva mai parlato con lui.

***

“Perché nessuno ci parla?” chiese a Paul qualche anno prima.
Lui sorrise… non c’era bisogno di spiegare…l’avrebbe capito da solo.
Nessuno vedeva Paul. Proprio come accadeva a lui. Anche lui invisibile.
“Siamo uomini della pioggia e siamo gli ultimi” disse un giorno…
“E poi? Non ci sarà più pioggia?” chiese Misha al vecchio che rideva.
“Lo spirito perdura e continueremo ad esser come vento che spinge le nuvole…”
Di Paul era rimasto solo vento.
E per la prima volta nella sua vita provò la sensazione di esser solo al mondo.

***

“Questa…” disse Rose riportandolo al presente “l’ultima che hai scritto…è…per me?!” era incredula.
Lui abbassò ed alzò il capo. Temeva che sarebbe scoppiata a ridere. O che lo avrebbe insultato. Del resto lei era così bella…mentre lui era…solo lui.
Rose lo fissò. Sorrise. Gli gettò le braccia al collo.
E per la prima volta Misha respirò il suo profumo… l’odore della sua pelle…
La ragazza staccandosi abbassò un pochino il capo.
Gli occhi si riempivano di lacrime.
Lui fu preso dal panico, non capiva cosa stesse succedendo.
“Nessuno mi ha mai scritto niente di così bello” gli disse. “Grazie”
Misha sbatté piano gli occhi e si cimentò in un sorriso.
Non era abituato a certi movimenti. Piccole rughe si formarono attorno agli occhi ed alla bocca.
“Hai un posto dove dormire ?” chiese lei asciugandosi il viso.
Lui si guardò i piedi senza rispondere.
“Puoi stare da me se vuoi…”

Non si sarebbe dovuto fermare. Sapeva che non era giusto.
Ma stava così bene con Rose…
Nessuno l’aveva mai trattato con tanta gentilezza…forse solo Paul.
Ma quello che Misha cominciava a provare per quella ragazza non era lo stesso sentimento che provava per Paul.
Era qualcosa di forte.
Molto forte. E travolgente.
Sembrava un fiume in piena. Qualcosa che stava a stento negli argini.
La sua sola presenza lo riempiva di benessere. Ogni sua molecola sembrava riempita di gioia.
Stava bene.
Che male c’è se sto qui un po’…si disse.
E non pensò più a nulla…
“Grazie” rispose infine “sei molto gentile”

I giorni trascorrevano con calma e serenità e divennero settimane.
Rose che aveva sempre provato un’inquietudine senza ragione si sentiva tranquilla adesso.
Felice.
Andavano in giro per le strade di pietra della vecchia città sul fiume; lei gli mostrava il suo mondo.
Il vecchio teatro “National” con le insegne di un verde sbiadito su sfondo nero.
Le prove degli spettacoli.
Il ponte vecchio e quello nuovo, in acciaio…
Il fiume, con i suoi ristorantini colorati stretti sulla riva. E gli ottimi piatti economici che preparavano.
Le distillerie ed il vino pregiato che producevano in quella zona.
E lui le raccontava dei suoi viaggi…
Le giornate erano sempre più calde e sembrava non volesse piovere mai più…

E poi la notte tornavano nel piccolo appartamento di lei.
E lui faceva venire un po’ di vento mentre erano sdraiati a letto insieme.
Abbracciati.
Bevevano assenzio oppure un calice di Porto.
“Quando arriverà la pioggia?” chiedeva Rose nel dormiveglia.
Ma lui non rispondeva.
Le accarezzava il collo e lei si abbandonava.

Misha la osservava tutta la notte.
La guardava dormire.
Ogni tanto quando sembrava aver fatto un brutto sogno le sfiorava la guancia per calmarla.
E poi la stringeva…

Si addormentava. Anche lui.
Senza pensare alla pioggia.
E così non pioveva.
Giorno dopo giorno.
Notte dopo notte.

Sentiva che il momento stava giungendo…
Non ci si innamora per colmare una solitudine… ma il bisogno di avere qualcuno accanto…? Cosa c’è di sbagliato in questo?
Si alzava all’alba e le preparava la colazione…
E pensava… rifletteva...
Lui aveva imparato dalla pioggia: “le gocce d’acqua si fermano un po’ nella mano aperta, -si disse- ma poi andranno via… perché è nella natura delle cose quella di scorrere…di andare altrove…di cambiare… godi dell’acqua, della pioggia, lasciati attraversare da essa e dalla vita che tu stesso attraversi…e quando è il momento lascia andare…lascia tornare quella goccia nella terra…perché forse darà un frutto; magari uno di quelli che ami…  sotto quante forme conosci l’amore?” si chiese infine.

 

...continua

(tratto da “L’uomo della pioggia” – Fiabe Gotiche © – questa fiaba è dedicata ad Elisa)

Mirko Ravaschino

Sono nato a Milano il 15 novembre del ’76. All’età di un anno già parlavo. A due anni mi leggevano le fiabe di Esopo, a tre bevevo Martini rosso mentre mi leggevano le favole di Esopo…ero attratto da tutto ciò che era rosso… poi però ho smesso; con il Martini, con Esopo e con il rosso…ma parlo ancora. Mi son laureato in filosofia in Statale e ho insegnato in diversi licei oltre ad aver tenuto corsi e seminari in alcune università ( tra le quali Milano ed Oxford ). Mi dedico alla scrittura a tempo pieno e viaggio… come un nomade sto qualche mese in un posto e poi riparto…a seconda delle disponibilità (economiche!! che noia il denaro!! ); ho vissuto in Olanda, Inghilterra e Norvegia, ove ritornerò per fine anno. Amo i gatti, le situazioni ingarbugliate, le nuvole bianche e vaporose, la pioggia, camminare sotto la pioggia, l’odore del caffè appena sveglio, il caffè, i miei vizi, le mie debolezze e le candele. Mi piacciono i dettagli, l’incoerenza, l’intelligenza, l’ironia ed il silenzio. Non mi piacciono le maiuscole (vedi amore con l’”a” maiuscola), le etichette, le cannucce e chi non ha mai dubbi. Chi sorride sempre e troppo a lungo e chi non sorride mai. Forse in base a ciò che ad una persona piace/non piace oggi, si può quantomeno immaginare “una” sua vita; una delle tante possibili strade che lo hanno condotto “qui ed ora”. Senza l’ausilio di date ed eventi …ore 20.20 Carosello…

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4 Commenti

  1. grazie mille Karen! 🙂
    un abbraccio 🙂

  2. dovresti passare più spesso da queste parti.... e soprattutto non lasciarci con mesi di attesa prima di avere nuove su Misha, l'uomo della pioggia....

  3. 🙂 entro fine anno l'epilogo 😉 🙂


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