Era arrivato nel momento sbagliato. Come un temporale estivo. Inaspettato e fresco ma troppo violento per poter ammettere a se stessa che era quello che ci voleva.
Aveva ragione. Era meglio continuare a parlarsi attraverso il telefono oppure scambiarsi insulsi mi piace su facebook. Non andare oltre. Mai andare oltre.

Non potevano, non dovevano.

Idea insana quella di poter pensare ad un futuro. Voleva dire portare a spasso il cane e abbandonarlo. Come si può abbandonare un cane e dire allo stesso tempo di farlo per il suo bene?
Era arrivato nel momento sbagliato e lei lo sapeva. E anche lui lo sapeva e glielo aveva detto. Ma non potevano farne a meno di sentirsi, di scriversi per ore nei momenti di solitudine.

Solo una volta, una volta ancora.

E mentre glielo chiedeva sapeva che stava sbagliando. Sapeva che il suo mondo avrebbe collassato su se stesso.

Sei sicura? Gli aveva chiesto lui. E lei non aveva risposto perché sicura non lo era poi tanto.

Era uscita di casa, un vento gelido le scompigliava i lunghi capelli. La sciarpa a coprirle gran parte del volto, gli occhiali da sole nonostante il sole giocasse a nascondino dietro le nuvole. Camminava a passi rapidi come a voler allontanare il passato. Cambiare scenario di un’esistenza che sì, aveva creduto andarle a pennello e che ora, invece, le andava come un paio di pantaloni due taglie più piccoli della sua. Riusciva a chiuderli a malapena e doveva trattenere il respiro.

Camminava rapida come rapidi erano i suoi pensieri. Solo un caffè gli aveva scritto. Che c’è di male in un caffè?

Non c’è niente di male in un caffè, ma sarebbero riusciti a guardare solo dentro quelle tazzine? Si sarebbero davvero limitati a perdersi in quel lago artificiale nero delineato dai bordi di una tazzina?
Il rischio sarebbe stato quello di perdersi ancor prima di arrivare al banco del bar, sprofondare negli occhi verdi dell’altro. Sapeva che bastava allungare una mano per toccare il sogno. Sapeva anche che bastava quel gesto e tutto si sarebbe trasformato in un incubo.

I pensieri correvano veloci come i suoi passi.

I pensieri superarono i suoi passi e le sue gambe si arrestarono. Il cellulare prese a vibrarle nella tasca del cappotto.

Pronto?
Mamma hai dimenticato la cartella da portare a zia. Come fai a lavorare con zia se dimentichi la cartella a casa?

Silenzio. Una lacrima. Due.

Mamma ci sei? Vuoi che te la porto io la cartella da zia?

Tre. Un fiume di lacrime.

Non preoccuparti amore, sono ancora vicino casa. Passo a prenderla io. Fra un momento.

Mariella Musitano
Mariella Musitano
io sto alla scrittura come il giocoliere sta alle clavette.

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16 Commenti

  1. Wauuuuuu ..... mamma mia Mariella, sei sempre più brava .....
    " Sapeva che il suo mondo avrebbe collassato su stesso " Bellissimo !!
    E bellissima poi la fine del sogno e il richiamo alla realtà con la telefonata del bambino !

  2. molto molto bello veramente

    • notevole? da lasciare senza parole... credo che le emozioni della protagonista si alternino a dovere come capita in situazioni così combattute... del tipo me la suono e me la canto da sola

  3. Il finale lascia l'amaro in bocca e crea voglia e aspettative... Potrebbe essere l'incipit di un racconto lungo.
    O di un libro.
    Chissà!!!
    Brava.

    • vero, Pierluigi. Un finale apparentemente finale... ma che in realtà è ancora aperto. Un libro??? Non saprei, incipit per un racconto lungo mmm... mi alletta....

  4. Il finale che non c'è...non basta una telefonata per far svanire un sogno, sarebbe troppo banale...i sogni non ci abbandonano mai, danno un senso alle nostre contraddizioni, alle nostre ansie, ai nostri rimpianti, alla nostra vita...

    • vero Jeanpaul. Sembra esserci un finale, ma non c'è. C'è la titubanza, il "fra un momento". Il trovarsi appesi fra ciò che è giusto e ciò che si desidera che non sempre sono la stessa cosa.

  5. Sono d'accordo con JeanPaul. Inoltre credo che ciò che si desidera sia sempre giusto per noi. Purtroppo, è meno giusto per gli altri, questo si... Bello Mariella!

  6. vero anche io sono d'accordo con Jeanpaul e con Mariaflora, i sogni sono quelle famose speranze che ci tengono in vita nonostante tutto,anche quando sono 'sbagliati', forse non esistono sogni sbalgiati, sognare è l'unica altra libertà che abbiamo davvero oltre a quella di cui si parla nei racconti successivi Mary 😉

    • Anche io la penso come voi, però mi rendo conto che quando si mettono in gioco le vite di altri perché strettamente legate alle nostre, come nel caso dei figli, sia difficile prendere una posizione.
      Ed è per questo che poi ci si trova magari a continuare a vivere con la persona che non si ama più o che è diventua quasi un'estranea nonostante si divida lo stesso letto.
      Perché si pensa che la scelta giusta sia quella con la quale non sia fanno soffrire gli altri. Un gesto d'amore per gli altri ma non per noi. Ora qualcuno disse che non si può rendere felici gl ialtri s enon siamo felici noi e quindi.... eppure sono certa che in alcune situazioni sia difficile davvero riuscire e saper scegliere.

  7. Mariella, il tuo è un racconto dei nostri tempi in cui molti si possono riflettere. Il conflitto interiore tra cuore e razionalità invece è eterno. Bellissima la descrizione di quelle emozioni che si alternano, come dici tu, in situazioni così combattute.
    Sono d'accordo con chi mi ha preceduto: i sogni ci aiutano a vivere anche quando stiamo vegetando, e una telefonata non può spegnerli, anche se è quella di un figlio (anch'io lo avevo creduto un bambino, chissà perchè). Il finale del tuo racconto non lo percepisco come la conclusione di una parentesi nella vita di quella donna, i sentimenti non si possono controllare con la razionalità.
    Non aver potuto vivere fino in fondo una situazione impedisce di archiviarla e potrebbe far collassare comunque il mondo della protagonista.
    Mariella, qui ci vuole il secondo capitolo...
    Complimenti!


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