Maledetta allegria

Racconti Guido Mazzolini

Ti osservava scrivere.
Senza dire una parola si sedeva vicino a te, leggera come una farfalla che si posa, un libro in mano come alibi, alzava gli occhi dalle pagine e ti guardava a lungo. Tu alla tastiera del portatile, a volte digitando come un pazzo, altre volte centellinando aggettivi come fossero un pregiato vino d’annata, guardavi oltre lo schermo bianco e lei era lì. Sorrideva, denti regolari quasi perfetti, il sorriso di un angelo. Restava in silenzio, sapeva che non volevi essere interrotto soprattutto quando le parole pesavano come macigni sulle dita e faticavano a uscire fuori.
Improvvisamente scompariva. Rumori leggeri dalla cucina e profumo di caffè nell’aria, pochi minuti dopo. Quella vicinanza silenziosa sembrava essere essenziale, la cercavi e la desideravi come ossigeno, come la tua stessa vita.
Pausa caffè.
«Che scrivi?»
«Devo terminare la prefazione di un racconto. Una storia complicata.»
«Sei affascinante quando scrivi.»
«Solo quando scrivo?»
Ride di gusto.
«Più del solito. Quando scrivi di più, perché hai la stessa espressione di quando facciamo l’amore.»
«Cioè?»
«Non so. Ti brillano gli occhi. Sei concentrato e perso. Divino e diabolico insieme.»
«Grazie. Sembra essere un bel complimento.»
«Si vede che ci metti la stessa energia, la stessa passione.»
Ride ancora, ti bacia e ridi anche tu. Ridete come due bambini che guardano un cartone animato.
Maledetta, immeritata allegria.

("Il passo del gambero" Mjm Editore)

Guido Mazzolini
Guido Mazzolini
Nacqui a Cremona troppi anni fa, da allora respiro nebbie fitte, afa padana e pianeggianti sensazioni. Pesante e immobile da sempre, mi esprimo come posso e come so, nello stesso identico modo che mi è stato concesso da un cinico fato. Scrivo parole convinto che l’espressione sia l’unica magia donata agli esseri umani per potersi elevare e somigliare sempre più agli Dei. Non esistono punti fermi nel mio esistere, solo zattere di comprensione in balia di un oceano agitato e onde altissime che conducono, malgrado noi, verso lidi sconosciuti. Per questo credo nella parola espressa come valore supremo; ci credo perché la voglio fortemente mia, la sento scorrere nelle vene più del sangue, possiede un proprio odore inafferrabile ed evoca consapevolezze diverse, la posso toccare con mano, ingoiare e respirare ogni istante. Credo nel “linguaggio dell’inesprimibile”, nelle sensazioni e intuizioni che solo parole non convenzionalmente espresse riescono a palesare realmente. Accendo l’ennesima sigaretta, inalo fumo, dubbi e allegrie. "Sono l’oscuro lato che nasconde la genesi più vera di me stesso." I miei figli: "L'Attimo e l'Essenza", "Diario di bordo", "Il passo del gambero", "Suoni", "La ragione degli alberi".

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