Dai Margherita che arriva gennaio e una storia da scrivere ancora.
Forse ti dirà che l'estate quest'anno non arriverà in ritardo. Sembra già arrivata.

E tu che credevi ormai di essere immune, sei stata contagiata un’altra volta da quella malattia che ti fa sentire volare farfalle nella pancia, ma secondo te stavolta stanno addirittura urlando.

Te lo avevo detto di coprirti bene gli occhi. In mezzo a tutta quella neve il venditore di vento ti ci ha soffiato dentro sorridendo mentre tu cercavi di fuggire inseguendo ancora l'altro.
Ma quel vento era caldo.

E l’uomo che cammina sui pezzi di vetro era già lontano coi piedi consumati perso in chissà quale cielo e ti aveva lasciato ancora un altro silenzio in cambio delle tue domande. Forse l’ultimo. Quello che ti ha stancato.

E intanto mentre il vento ti toccava piano e ti faceva voltare forte un po' per volta tu rallentavi il passo e smettevi per un attimo di pensare ad altro.

Anche se ti volterai ancora a cercarlo, intanto pensi improvvisamente che farà così caldo a gennaio…

Adesso il vento è quasi uragano e lascia segni sulla schiena, li puoi vedere nello specchio anche se guardi avanti ed è inutile che cerchi di ignorarlo mentre gli chiedi di toccarti ancora e se possibile anche più forte.

Gli chiederai di legarti stretta e di bendarti gli occhi mentre già non sei già più quella bambina sperduta nel labirinto degli inganni.
Gli dirai che ti piace troppo, troppo quando ti stringe i polsi e ti prende l’anima a morsi.

Glielo dirai che può graffiarti la pelle fino a farla sanguinare e lo pregherai di continuare; glielo dirai che l’unica cosa che ti fa male è il silenzio e le parole sbagliate… e lui sembrerà gridare tutte le parole giuste solo con uno sguardo e lo comprerai tutto quel vento, non riesci a fermarlo, ti ha convinto dal primo soffio anche se tu non glielo hai detto.

Lui ti tira per i capelli dimostrandoti che nessuno stavolta può dirti che è solo nella tua testa.

Gennaio, diglielo a gennaio che non vuoi più niente di dolce ma solo sangue e carne e ancora vento.

Diglielo a gennaio che non sei più la stessa adesso e hai solo cattivi propositi per quest’anno.

Che non te ne fai niente del paradiso perché all’inferno fa molto più caldo e tu l’hai sempre odiato il freddo. Diglielo, diglielo a gennaio, che da adesso ti prendi quello che ti piace e non ti chiederai più se conviene e non te ne frega niente se è un altro sbaglio.

Diglielo adesso, diglielo al vento, che vuoi solo sentirlo addosso e non riesci a pensare ad altro.

E accendi un’altra sigaretta che è per altro che si muore e ubriacati di stelle, di tutte quelle cadute che hai trovato sul pavimento e hai fatto scivolare dentro al letto, quelle che puoi toccare. Quelle che stanno a guardarti e si lasciano guardare.

Diglielo a dicembre che se vorrà tornare stavolta ti dovrà cercare bene e poi ti dovrà trovare perché si sta facendo tardi presto.

Tu vuoi già altro vento.

(Karen Lojelo)

httpv://www.youtube.com/watch?v=nVjsGKrE6E8

Karen Lojelo
Karen Lojelo
Sono nata a Roma il 25 giugno del 1976 dove ho studiato, vissuto e lavorato fino al luglio del 2007, poi ho iniziato a scrivere il mio primo romanzo: “L’amore che non c’è” poi è stato il tempo di "Binario 8" una raccolta di poesie (che scrivo da sempre). Appena uscito il mio nuovo romanzo 'L'ebbrezza del disincanto' e a breve un'antologia di racconti curata da me Mariella Musitano e Sara Marucci. Nel 2013 è andato in scena il primo spettacolo teatrale scritto da me 'Riflessi' e attualmente sono impegnata nell'ultimazione di un nuovo romanzo. Chi sono io? Bella domanda…: "io sogno cose che non sono mai esistite e dico: «Perché no?». George Bernard Shaw

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2 Commenti

  1. Margherita è un nome con dentro altri cento, mille nomi; altre cento, mille vite. Margherita è una costante. Margherita ci conosce bene e parla di sé, di noi, di tutte noi. Margherita. Io l'aspetto in un libro di raccolte per tutte quelle volte in cui avrò bisogno di sentirmele dire queste cose, per tutte quelle volte in cui avrò bisogno delle parole di Gennaio, di Novembre, di Dicembre. E so che Margherita continuerà a suggerirti parole nuove. Parole che solo tu, mia Karen, sai cristallizzare così bene.

    Sono innamorata del tuo mestiere. E di come, puntualmente, mi fa star così bene.


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