Maya - sesto capitolo -

Racconti Michela

I suoi ricordi furono bruscamente interrotti dal telefono che squillava insistente e le lasciarono un sapore amaro, un sapore conosciuto, familiare…Quando riagganciò il cuore le batteva all’impazzata e il fiato si faceva sempre più corto. Era preda di mille emozioni e non riusciva a distinguerle: paura, libertà, gioia, dolore…                                                                         Non lo sapeva nemmeno lei, ma sapeva che l’indomani sarebbe dovuta passare in agenzia:avevano venduto il suo appartamento.

 

Si svegliò che il sole era già alto: era in ritardo, come al solito da qualche mese. S’infilò un paio di jeans e una t-shirt, comprata al mercatino dove lei e Susi avevano venduto alcuni dei mobili dell’appartamento, quindi si precipitò fuori casa. Arrivò in agenzia dove fissò un appuntamento con gli acquirenti alla presenza del notaio per concludere la compravendita dell’immobile; poi uscì e chiamò subito Vichi per chiederle di accompagnarla all’appuntamento preso: aveva bisogno di tutto il sostegno possibile, non era facile chiudere il capitolo più doloroso della sua vita, ma doveva tentare, lei meritava di essere felice, meritava un’altra occasione per realizzare i propri sogni, per… per amare.

Maya sperava di riuscire ad amare di nuovo un giorno, anche se solo il pensiero, ora le dava la nausea.

 

Tre giorni volarono e ora Maya si trovava fuori ad un elegante portone in legno nei pressi di Piazza Mazzini con la sorella che le passava fazzolettini di carta per asciugare le lacrime ed un conto in banca di poco più di cinquantamila euro, questo era quello che sarebbe riuscita ad intascare una volta estinto il mutuo.

Le sembrò di morire di nuovo quel giorno, le sembrò di fare un torto alla memoria di Diego, di rinnegare il loro amore, di essere una vera stronza.

Ma quella decisione non era stata presa solo con l’istinto: Maya si conosceva bene, aveva sempre avuto tutto chiaro di se stessa e ogni scelta era consapevole, ponderata. Semplicemente lei sapeva cosa voleva, da sempre, e sapeva che per ottenere qualcosa, a volte, si deve rinunciare a qualcos’altro. Infatti aveva rinunciato alle sue passioni per una vita con Diego e ora rinunciava a pezzi della sua  vita con lui per provare a ritrovare se stessa. Maya sapeva che continuando la sua vita senza Diego, sarebbe stata infelice. Sapeva che forse non era più felice nemmeno con suo marito da quando aveva abortito tre anni prima. E che proprio mentre stava realizzando che forse il loro amore non era poi così forte, quella cavolo di moto glielo aveva portato via senza darle il tempo di rivelargli quei dubbi, quei sentimenti che premevano sul suo cuore da un po’. Non aveva avuto tempo per provare a rimescolare le carte e ravvivare la fiamma che si stava spegnendo di quell’amore che le era sempre sembrato incantato.

Ora era  giunto il momento di rinnovarsi, altrimenti rischiava di perdersi in una vita fatta di ricordi, che ormai non era più sua.

 

Quel giorno Maya tornò a casa dei suoi genitori consapevole che era di nuovo casa sua e che lo sarebbe stata per tutto il tempo che avrebbe impiegato a laurearsi. Ecco, doveva assolutamente sbrigarsi! Rendere conto nuovamente a mamma e papà sugli orari, sui pasti e sugli esami sarebbe stato un inferno e più tempo avesse perso sui libri, più sarebbe stata atroce la tortura di quel girone della sua vita.                                                                                                                                                            I giorni si susseguirono veloci: passando dal vecchio al nuovo ordinamento Maya cominciò le lezioni con dieci esami al suo attivo e parecchi crediti, se si fosse impegnata a sufficienza sarebbe riuscita a laurearsi in un paio d’anni.                              Certo, frequentare le lezioni con ragazzi di vent’anni non era proprio il massimo… oltre alla differenza di età c’era un abisso di vita che la separava dal resto degli studenti. Maya non si sentiva a suo agio, non si sentiva capita e soprattutto non capiva la facile superficialità di molti dei suoi compagni di studi. L’unica cosa da fare era studiare,studiare, studiare… e come le riusciva bene! Ogni giorno dopo le lezioni tornava a casa e si tuffava sui libri, si immergeva in un’apnea lunga fino a notte fonda, completamente assorbita da quella che era sempre stata la sua passione: lo sport.                                   Vichi ogni tanto cercava di spronarla ad uscire, ma il massimo che Maya si concedeva era andare a pranzo con lei la domenica o portare i suoi adorabili nipotini al cinema. Qualche volta la sera si concedeva un film strappalacrime alla tele e così scaricava il carico pesante che si portava addosso.

Il momento più duro fu il Natale. Il suo primo Natale senza Diego.

I suoi genitori organizzarono una grande festa per la Vigilia, amici e parenti tutti insieme e ognuno le fece un regalo, con la stupida presunzione di farle scordare l’indimenticabile. E infatti in Maya si scatenò una reazione a tutti inaspettata: dopo appena un’ora, nel bel mezzo della cena Maya si alzò, si chiuse in camera e si mise a studiare. Quando Giulia, la sua testimone di nozze, discretamente bussò alla porta della sua camera, lei nemmeno ripose e quando la sua dolce amica le chiese cosa fosse successo, Maya rispose semplicemente che doveva studiare per un esame importante. Ma i suoi occhi non avevano segreti, soprattutto per Giulia. La sua amica era sempre stata una persona mite, gentile e sensibile, sapeva ascoltare e rimanere in discreta e paziente attesa, pronta a tendere la mano nel momento più opportuno. Giulia quella sera capì  che Maya aveva bisogno ancora di tempo, ancora non aveva la forza di parlare, ancora non voleva afferrare la mano di nessuno per superare il suo scoglio. Giulia tornò in salone e disse a tutti che Maya non si sentiva bene, facendo capire che forse era meglio concludere in fretta la serata. Maya sentì dalla sua camera ogni singola parola detta nell’altra stanza e si sentì di nuovo compatita: le sembrò di rivivere il giorno del funerale, era insopportabile. Il suo dolore era insopportabile. E mentre continuava a fingere di studiare i fogli del suo libro si inumidirono, goccia dopo goccia,  di piccoli cristalli di acqua salata. E lentamente si addormentò.

 

La mattina seguente Babbo Natale era passato nella notte anche per lei e Maya si ritrovò, un po’ controvoglia, a scartare i suoi regali: le solite sciarpe, libri, cd, un bel maglione da mamma e papà… poi aprì una piccola scatola con il coperchio ornato di piccoli girasoli in pasta di mais e dentro, con immenso stupore, trovò un mazzo di chiavi accompagnato da una lettera. La calligrafia era inconfondibile: quella di Giulia.

“Cara amica mia, so che in questi mesi difficili mi sono resa un po’ latitante ai tuoi occhi, ma sappi che lo sono stata anche al mio cuore. Non è stato facile nemmeno per noi amici superare la tragica scomparsa di Diego e per me, che sono sempre stata testimone del vostro amore, lo è stato ancora di più vedendoti  alienata nel tuo soffrire. Le nostre telefonate di poche parole mi confermavano giorno dopo giorno che nessuna delle due aveva ancora la forza e la voglia di tornare ad essere quella che era. Ora che ho imparato a gestire e a vivere il mio dolore e che ti vedo determinata a riprendere in mano la tua vita, a ricominciare da zero, mi accorgo che in fondo hai ancora bisogno di tempo per riuscire fino in fondo in questa tua impresa; capisco che ancora non sei pronta a parlare del tuo lutto e questo vuol dire che nel profondo non l’hai ancora elaborato. Quando ti sentirai pronta e avrai voglia di parlare, di piangere e di tornare definitivamente a galla, sappi che io sarò qui. Basterà uno sguardo e capirò. Queste sono le chiavi della mia casa al mare, te le regalo perché quando avrai bisogno di fuggire lontano saprai dove andare. E se vorrai io ti raggiungerò per prenderti la mano e camminare insieme a te. Buon Natale Maya, ti voglio bene. Giulia”

Maya chiuse la lettera della sua amica e sorridendo pensò che Giulia la capiva, come al solito, meglio di chiunque altro, forse meglio di quanto ora anche lei capisse se stessa. Sapeva che in fondo Giulia aveva ragione: per quanto si sforzasse non era ancora pronta, per il momento le riusciva bene solo fare finta di niente, negare a se stessa il proprio dolore e mascherarlo con l’impegno nello studio ( che poi in fondo era comunque importante laurearsi e riuscire a realizzarsi professionalmente,no?). Ma prima o poi sarebbe giunto il momento di  fare  i conti con i propri rimorsi, con i grandi rimpianti, con i sensi di colpa e con le proprie paure anche per lei. Lo sapeva bene. Ma ora no, ora doveva studiare. E ripose le chiavi del suo destino nel cassetto della scrivania.

 

 

 

Michela
Michela
Non potrei essere altro che quella che sono: un cavallo libero in una prateria che non vuole essere domato; una fatina buona che appare quando serve e senza rumore se ne va; una leonessa che protegge i suoi cuccioli e li aiuta a vivere; il caos senza controllo,la mamma, l’amica, l’amante, la moglie che ama nel profondo. Ecco, sono passione, dedizione e propensione. Una sognatrice con i piedi per terra, la quiete e la tempesta, il dramma e la commedia (beh, forse più la commedia!), il tutto e il niente. Sono una come tante… sono io.

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