La storia andava avanti da dieci giorni. Ed io non sapevo come fare. Le avevo provate tutte per salvarlo dal suo destino. Il mio lato romantico però non aveva avuto la meglio.

Sembrerà assurdo, ma da questa esperienza ho compreso che l’immaginario non necessariamente si sposa con il realistico.

Avevo perso io, ma anche lui. Anzi lui ci aveva rimesso la vita. Non avrei voluto, ma dopo dieci giorni in cui lui si prendeva gioco di me, ho ceduto alle richieste di mia moglie. Avrei potuto farlo molto prima. Lei  non si capacitava del mio titubare. E quando mi mise alle corde con “Se non lo fai tu lo faccio io” non ho potuto esimermi.

Il problema è che da quando era cominciata la caccia all’intruso, io mi ero affezionato a quel musetto bianco e grigio, con il naso rosa, i baffetti che ad ogni suo respiro si muovevano. Dal nostro primo incontro era entrato nelle mie grazie. Mi era simpatico. Per mia moglie questo era incomprensibile, ma quando le dissi la mia idea di provare a prenderlo e accompagnarlo alla porta, aveva accettato scrollando la testa con diniego.

Così iniziarono le poste. Avevo scoperto che era abitudinario e che ogni giorno percorreva sempre la stessa traiettoria, lasciando come segno le sue cacchette. Così avevo sistemato una gabbietta sul piano che era diventato parte della sua abitazione, all’interno l’immancabile pezzetto di formaggio. Preferiva muoversi di notte e io là a perderci il sonno in attesa che lui si decidesse ad uscire. Ignaro delle mie intenzioni, dopo due ore di appostamento eccolo entrare nella gabbietta. Ed io con un gesto fulmineo, più della sua agilità a sparire gli chiusi lo sportelletto alle spalle. Lui si era girato con il suo musetto e gli occhi piccoli e curiosi e mi fissava. ci guardammo a lungo.

La mia gioia era immensa. Erano quattro notti che mi arrovellavo il cervello su come poter fare. E avevo vinto. O così credevo.

Aprii la porta di casa e con il mio bottino uscii nel giardino, camminando nel buio rischiarato da una luna quasi piena. Quando giunsi al confine del terreno lo liberai. Prima di sparire nell’erba ho avuto la netta sensazione che si girasse a salutarmi.

Il problema sembrava risolto se non fosse stato che dopo qualche giorno sul ripiano della cucina mia moglie trovò nuove cacchette. La sentii urlare e non fu piacevole svegliarsi con le sue grida stridule  che perforavano le mie orecchie. Fu un risveglio pessimo e anche il preludio di una giornata da inserire in quelle nefaste del calendario Maya. Invece di porgermi il consueto caffè nelle mani teneva una busta contenente veleno per topi.

La guardai. Il suo sguardo diceva tutto, la sua bocca serrata anche. Le girai le spalle, dirigendomi in bagno dove mi preparai per uscire. Il caffè era meglio prenderlo al bar.

La notte ricominciò la caccia al topolino. E come sempre, lui uscì solo dopo un paio di notti. Ora non posso averne la certezza, eppure quando ci trovammo faccia a faccia ho avuto la sensazione che fosse sempre lui.

Quella sera non riuscii a rispedirlo fuori di casa, alla gabbietta nemmeno si era avvicinato. Avevo avuto l’impressione che fosse uscito solo per salutarmi. Colpa di tutti i cartoni animati visti durante la mia infanzia dove il topo era il mio personaggio preferito. Colpa dei film in cui il protagonista aveva per amico un topo. La fantasia di un uomo, forse troppo romantico come me, ne aveva risentito. Avrei voluto davvero che diventasse mio amico.

Ma la realtà appunto non va di pari passo con la fantasia o i desideri.

“Lui non si accontenta di rubacchiare formaggio e di portarlo nella sua tana, i topi procreano e anche in grandi quantità e poco tempo. In televisione non fanno vedere queste cose e nemmeno le innumerevoli cacchette che lasciano. Senza parlare che hanno il maledetto vizio di mangiare tutto: dai fili delle prese, ai vestiti, ai divani i letti.”

Il realismo di mia moglie era riuscito a portarmi con i piedi per terra.

Così chiesi al negoziante quale era il modo più indolore per ucciderlo: veleno, colla, trappole.

“Una botta in testa. Sempre se riesci a prenderlo.”

Mi disse.

Decisi di prendermi ancora del tempo per riflettere.

Provai a convincere mia moglie a lasciarmi tentare di catturarlo ancora una volta.

Lei era risoluta: doveva morire e le sembrava assurdo che io perdessi ulteriore tempo.

“Se non ti sbrighi qua ci ritroviamo una colonia di topi.”

Optai per la colla. Gli feci lo stesso le poste, non volevo che morisse lentamente. Pur se contro la mia natura, quando lo sentii squittire in cerca di aiuto, ormai invischiato con le sue zampette sulla tavoletta posizionata strategicamente, mi avvicinai e con tutta la forza che avevo gli piazzai una scopettata sul suo piccolo cranio.

Mariella Musitano
Mariella Musitano
io sto alla scrittura come il giocoliere sta alle clavette.

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15 Commenti

  1. Che mostro !!! la colla noooooo !!!
    ;-))
    Mia moglie salva i topi dalle grinfie delle gatte e li libera..hanno il cuoricino che batte forte forte..poveri topini..
    Specifico..sto parlando di topolini..non di pantagane...
    ;-)))

    • Jan, la storia del topo è una realtà che sto vivendo in diretta persona. Se incontro un topolino che scorazza per la campagna sono la prima a dire che carino e non mi passa nemmeno per l'anticamera del cervello di ucciderlo (concordo con tua moglie che lo salva dalle grinfie delle gatte!).
      Ora la situazione è che c'è un topo che si diverte a girare dentro casa, un topolino di campagna, per certi aspetti anche simpatico e mio marito davvero gli ha fatto le poste per salvarlo. Lui, io nel vedermelo girare per casa non riesco ad essere buona e sono sopraffatta dal senso di proprietà (è casa mia) e di questioni pratiche e igieniche nonché logistiche: i topi si riproducono assai velocemente!!! -sono velocissimi nonché furbi.
      Così vince su di me la necessità di annientarlo... ma nonostante tutti i miei sforzi, lui ha la meglio su di me.
      🙁

  2. E finisce accussì?? 🙁

  3. Sì Sara, o almeno vorrei vederla finire così... morte tua vita mia... ahahah!!! Lo so sono cattiva e per niente animalista...

  4. hahahaha bellissima....concordo ad aver tenerezza e simpatia per i topini di campagna...ma i mostri dalle lunghe code che soffiano quando ti avvicini non mi piacciono affatto...contro quelle brutte bestie tutto è lecito...forza Mariella, faccio il tifo per te!!! 🙂

      • Io avevo scritto una filastrocca su una pantegana in casa mia in campagna. Ma finiva così male la storia che non ho avuto il coraggio di finire la filastrocca!

  5. Povero topolino...

    io avrei ammazzato la miglie volentieri....

    N.A.

    • e forse pure lui.... ma se ammazzi il topo non vai in galera, se ammazzi la moglie sì...

  6. e prendere un gatto?

  7. =( io adoro i topolini.... Ho sempre desiderato avere una cavietta ma non ho mai trovato qualcuno che fosse d'accordo con me dentro casa... E non riuscirei ad essere così razionale come la moglie o così "adattabile" come il marito... =/


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