Il mistero dalla Montblanc scomparsa

Racconti Marisa Amadio

Un corpo riverso sulla scrivania scura di legno massiccio. Questo vide il maresciallo dei carabinieri quando entrò nello studio del dott. Giovanni Mirri psicologo e psicoanalista. La cosa che lo colpì all’istante fu il pesante odore di sigaro, un sigaro di pregio, di cui era impregnata ogni cosa in quella stanza, compresa la libreria con gli scaffali alti fino al soffitto. Occupava buona parte delle pareti, con i libri disposti in ordine alfabetico per argomento. Tutti libri rilegati in pelle, alcuni scuri come il legno vecchio altri più recenti, ma perfettamente intonati all’arredo. "Amava sentirsi circondato dalla cultura" gli disse la cuoca e tuttofare Bettina, dopo essersi presentata.

Lei aveva trovato il dottore in quelle condizioni e si era spaventata a tal punto da scappare d’istinto rifugiandosi in cucina, il suo regno, da lì aveva chiamato il 118. I carabinieri erano stati convocati successivamente quando fu constatato che il decesso del dott. Mirri non era per cause naturali.

Bettina aveva telefonato anche al figlio del signor Giovanni che era giunto col suo compagno e all’arrivo della benemerita stavano discutendo sottovoce tra loro.

Il maresciallo convocò Bettina e le chiese cosa fosse accaduto la sera prima. “Signor maresciallo tutto normale, il dottore continuava a chiedermi della monblanc. Sa io sono brava coi dolci, anche quelli più complicati… ma, quelli stranieri... bè la monblanc non era difficile credo, poi chiamavo la mia amica Mariapia che conosce questi dolci stranieri... sa non volevo che il dottore pensava che non la conoscevo, la torta, ha capito?”

“Si, si, ho capito, ma le sembrava preoccupato?”

“Oh si, forse troppo per una torta, gli ho detto che vedevo di fare il possibile.”

“Signora, non è che le stesse chiedendo di una penna, una penna MONTBLANC per caso?”

Il maresciallo scandì bene il nome. La cuoca arrossì violentemente rendendosi conto di aver fatto una figuraccia con lui e con la buonanima del dottore.

Già, la penna, non ne ricordava il nome, ma il dottore la teneva sempre in studio sulla scrivania. Un regalo della sua povera moglie, quasi una reliquia da quando lei se ne era andata.

Riferì questi particolari, e aggiunse che si era ritirata nella sua stanza verso le 21,30 dopo l’episodio della Montblanc e che tutto era tranquillo e soprattutto il dottore era vivo.

Quando il maresciallo la congedò Bettina si diresse in cucina e passando davanti allo studio del dottore rabbrividì. Il corpo era già stato portato via e c'era il figlio che parlava con due carabinieri mentre il suo fidanzato guardava con interesse la libreria. La donna pensò "da quando quei due si sono...come dire" come le aveva raccontato Maria Pia "sposati, non qui ben s'intende, ma all'estero in quei paesi dove..." arrossì all'idea "solo Dio sa cosa succede, il vecchio era diventato più serio e scontroso."

La prima volta che lo sposo, Alex, entrò in quella casa fu presentato come un compagno di università.

Una sera erano riuniti tutti e tre, padre, figlio e Alex in sala da pranzo per la cena e mentre serviva le pietanze, Bettina li sentiva parlare della Maserati biturbo del dottore. Alex, raccontò di quanto rimase affascinato dall'interno di quell'auto, dal cruscotto così tecnologico pensando alla data di acquisto della vettura. Era senza parole, aveva aperto la portiera e si era seduto sul sedile, di pelle, autentica pelle. Giulio, il figlio del dottore, aveva messo in moto e dato gas all’accelleratore. Alex raccontò di essere rimasto senza fiato appiccicato al sedile, "ho provato la stessa identica emozione al primo decollo sull’mb 339 Aermacchi delle frecce tricolori" disse con entusiasmo.

"Che ragazzo interessante" aveva pensato la cuoca prima di sapere tutta la verità.

Anche i due uomini vennero accompagnati dal maresciallo che li interrogò, sui rapporti tra padre e figlio e tra "suocero" e "genero". Il colloquio durò più di un'ora e quando uscirono Giulio raggiunse Bettina in cucina.

"Ci prepara qualcosa da mangiare, perfavore?"

"Un piatto di rigatoni al pomodoro vi va bene? E' quello che di più veloce posso fare."

"Benissimo! Grazie Bettina. So che è satato un duro colpo per lei trovare mio padre così, le sono grato per aver provveduto a chiamare chi di dovere..."

Bettina gli rispose con un cenno del capo e un mezzo sorriso, l'altro sapeva che non avrebbe ottenuto di più.

Il giorno successivo fu un via vai di carabinieri. Controllarono ogni particolare nella stanza del delitto e in tutta la casa.

Il maresciallo convocò ancora Bettina per chiederle dei pazienti del dottore, cosa ne sapeva, se c'era qualcuno di particolarmente strano. Lei fremeva dalla curiosità, avrebbe voluto essere lei a fare le domande.

Origliando aveva saputo che l'arma del delitto non era stata trovata ed era sparita anche la penna Montblanc. Pure Giulio venne ascoltato ancora dai militi, ma non aveva molto altro da dire, mancava da quella casa da più di due mesi, mentre Alex non lo accompagnava mai, non era persona gradita al dottore.

Poi, due giorni dopo di mattina presto, bussò alla porta della cucina.

"Posso?"

La cuoca gli fece cenno di entrare e di accomodarsi accanto a lei al grande tavolo.

"Bettina, ci sono novità, volevo informarla subito. Hanno arrestato l'assassino di mio padre..." disse tutto d'un fiato.

La donna portò istintivamente le mani al volto "Maria Maddalena! Ma mi dica, mi racconti tutto, sa quanto ero affezionata a suo padre."

Giulio le riferì i fatti, dell'arma del delitto e della penna disse solo che erano stati trovati.

Il tempo di rimanere sola e Bettina compose il numero di telefono dell'amica Maria Pia.

"Pronto! Maria Pia! Siediti comoda che ho un sacco di cose da raccontarti."

"Bettina! Dimmi! Dimmi!".

Mariapia aspettava con ansia la chiamata quotidiana dell'amica. Curiosa come lei la incalzava per avere informazioni.

" Ah sapessi, un sacco di novità! Una alla volta però. Sai che ho cercato di sapere qualcosa dai carabinieri, quando giravano per la casa, gli portavo sempre il caffè coi biscotti, quelli speciali, ma niente nessuna parola sulle indagini. E' così che le chiamano, l'ho scritto sul quadernetto che tengo nella tasca del grembiule. Sai che non mi ricordo i nomi e allora me li scrivo. Senti qua."

"Dai, dai racconta! Che non ho dormito stanotte al pensiero dell'assassino."

"Mariapia non mi interrompere che perdo il filo! Insomma l'assassino del povero dottore era uno che aveva in cura, un paziente. Uno... di quelli là, che un momento sanno come si chiamano e poi credono di essere... che ne so, tipo Napoleone e poi anche Giulio Cesare. Insomma questo tizio, quando si credeva Napoleone, è venuto qui quella sera."

"Ma chi è, come si chiama?"

"Eh, non me lo ricordo! Comunque lui me lo ricordo bene perchè mi chiedeva sempre di portare dentro la bicicletta e si scusava, ma diceva che era una molto costosa e aveva paura che gliela rubavano. Aspetta... mi sono scritta il nome... ecco, una bicicletta Colnago. Lo ripeteva ogni volta."

"Fammi continuare valà. Allora, il dottore lo ha aperto e lo ha fatto sedere in studio, a quel punto Napoleone lo ha infilzato con un ferro fino e appuntito. E' uno che lavora col ferro, uno che fa sculture, me lo ha detto Giulio. Poi se ne è tornato a casa col ferro. Poi credeva di essere Giulio Cesare e lo ha messo in mezzo a un grembiule di cuoio che usa per il suo lavoro e pensa, lo ha lasciato là in bella vista! E quando stamattina i carabinieri sono andati a prenderlo, lui era di nuovo il fabbro e non si ricordava niente! Ti dico proprio niente di quello che aveva fatto! Anche la penna Montblanc del dottor Mirri è stata trovata a casa sua, l'aveva presa lui!"

"Santi benedetti! Bettina cosa mi racconti! E adesso?"

"Ma taci, sai che non lo portano in prigione?"

"Come no!"

"No, no, lo mandano in un ospedale per i matti. Ma pensa te!"

"E tu, cosa fai adesso?"

"Ah, quì non ci stò! Giulio e Alex mi hanno detto che posso rimanerci finchè voglio nella casa, ma io vado via ho già chiamato mia sorella, qua non ci voglio più stare! Ho paura... Loro mi vogliono aiutare a trovare un altro lavoro, pensa! Hanno già parlato con dei loro amici e mi hanno detto di stare tranquilla."

"Ah cara Maria Pia, devo dirti che questi uomini sessuali sono proprio delle brave persone, e io che ci avevo pensato male. Eh sì brave persone!"

Marisa Amadio
Marisa Amadio
"...siamo tutti contenitori attraverso cui passano le identità: siamo lineamenti, gesti, abitudini in prestito che poi trasmettiamo non c'è niente che sia nostro. Esordiamo nel mondo come anagrammi di chi ci ha preceduto..." Maggie O'Farrell

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