Monty phyton

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Monty Python: i loro show nella televisione britannica hanno sconvolto il pubblico anglosassone. Esportati negli States e in Germania, solo ora cominciano ad essere apprezzati dal pubblico italiota. A più di vent'anni dallo scioglimento del gruppo esce in Italia il primo libro sui Monty Python. Francamente si credeva di dover aspettare il decesso di tutti e sei i componenti prima che qualche critico si degnasse di parlarne, e invece ci siamo dovuti accontentare solo della morte di uno di loro (Chapman).

Francesco Alò, innegabilmente, ha fatto un ottimo lavoro. Appassionato, esperto, dettagliato egli è riuscito a coinvolgere nel progetto anche Terry Jones, la mente del gruppo se così possiamo dire, malgrado la loro invidiabile mancanza di un vero e proprio leader. Jones è infatti autore dell’irresistibile prefazione al volume e lo stesso Alò lo intervista discutendo, fra le altre cose, le ragioni del mancato successo nel nostro Paese.

Graham Chapman, John Cleese, Michael Palin, Terry Jones, Eric Idle e Terry Gilliam vengono analizzati con fornitissime biografie, anticipate da un più che sufficiente quadro storico del teatro inglese pre-pythons; le serie televisive alla BBC sono suddivise per anno e dimostrano una sentita ammirazione che evita i personalismi, e con misurata selezione cita i momenti qualitativamente migliori delle opere con sapiente criterio valutativo.

È ovvio che gli sketches delle quattro serie del Flying Circus, più di quattrocento, non vengono analizzati uno per uno, ma molti personaggi caratteristici vengono sottolineati, giudicati, interpretati in un lavoro di critica che solo un buon esperto di comicità può svolgere. La grandezza anarchica dei Pythons è tradotta fedelmente dal curatore: l’anticlericalismo, la mancanza di rispetto per lo Stato – e per gli inglesi, in particolare, per l’arte, per la televisione stessa sono tutti valori che ancora oggi fanno paura.
È ammirevole che un libro che tratta di una comicità che (saggiamente) rifiuta la satira – oggi decisamente in putrefazione – con una tale verve iconoclasta e lesionista, venga pubblicato oggi in Italia. Ma forse il prezzo – 26 Euro – risponde da sé.
I capitoli dedicati ai film sono più che esaurienti, non ci si limita alla semplice recensione, ma il tutto è arricchito di curiosità su come e in che occasioni essi furono girati. Dal taglio di fondi della produzione di un film ritenuto blasfemo – Brian di Nazareth – alla pessima traduzione a cura di Oreste Lionello e tutto il cast del Bagaglino che rovinò il film Monty Python e il Sacro Graal, e altri ancora.

L’unica pecca è riscontrabile nelle didascalie delle fotografie relative a film o sketches: alcune fedelissime, altre – imperdonabilmente – errate.
Che aggiungere, infine: il libro, malgrado il prezzo assolutamente estraneo al budget degli studenti – che si suppone siano i maggiori fruitori dell’opera – è ben fatto, esauriente, e si spera che almeno i colori accesi della copertina possano attirare l’attenzione di qualche ignaro lettore di libracci comici odierni, sperando che in lui possa accendersi il lume arcano della curiosità, oggi sempre più sprofondato nel cranio imbottito di pixel, in questo vasto Paese Terrestre di tumefazione.



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libero pensatore,che a volte non pensa affatto(mica facile) amo leggere e girellare da solo in moto per l'europa! sono un fashion designer free lance ed ho una mia collezione di abbigliamento

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