Dicembre. Le vie sono illuminate a festa: luci e addobbi natalizi che ricordano quanto sia importante fare acquisti. Non importa che ci sia la crisi. Non importa se l’euro rischia di cadere, se le famiglie fanno salti mortali per arrivare almeno alla metà del mese.

Nonostante la disoccupazione, nonostante la Fiat che chiude le sue fabbriche e calpesta i diritti dei lavoratori. Nonostante le migliaia di piccole imprese che chiudono una dietro l’altra i battenti. Cassa integrazione, per un po’. Come se fosse la soluzione.

Dicembre, non devo divagare. Il Natale si avvicina e le strade sono illuminate. Si sentono pure per le vie della città le cornamuse con tanto di suonatori vestiti da pastori. Manca la pecorella al seguito, ma si può ovviare.

Aria natalizia. Aria di festa anche se non si capisce bene per chi sia la festa.

Nel corso degli anni abbiamo trasformato la tradizione in consumazione. Consumare cibo, bevande, soldi per acquistare regali.

Consumare, anzi peggio: sperperare.

Natale, non sto divagando, il Natale equivale a sperperare. A volte anche quello che non si ha. Che si può far mancare il cenone a base di pesce? Oppure l’abbacchio al forno con le patate per il pranzo del 25?

Per non parlare dei regali. Tanti regali e relativi involucri: carta, fiocco,  cartoncino, plastica, pure viti e fili da togliere, anche solo per estrarre una macchinina dalla sua confezione.

Natale quindi della consumazione, dello sperpero e pure dell’inquinamento.

E non è colpa di Gesù bambino. Non è colpa della chiesa. No. Credo che lungo il cammino dell’evoluzione si sia perso il buon senso, si sia persa la retta via e soprattutto l’essenziale. Non avevamo niente e abbiamo voluto tutto. Ora abbiamo tutto e ogni cosa ha perso il suo valore.

Natale. Le vie della città sono illuminate, il traffico è in aumento, ma i negozi ancora sono vuoti. Vorremmo la tavola imbandita, ma per molti quest’anno non è possibile. Lo stato chiede che gli italiani facciano sacrifici e glielo chiede proprio sotto Natale.  Forse anche i regali saranno di meno. Molti non potranno nemmeno comprarli i regali. Anche se vorrebbero, non potranno.

Natale diverso. Povero. Natale che si avvicina a quella scena che viene riprodotta in tutti i presepi: mamma, papà e bambino a ripararsi in una stalla. A scaldarli un bue e un asinello.

Natale senza veli, senza maschere. Natale nuovamente essenziale. Famiglie unite. Insieme nonostante tutto. Cene e pasti frugali alla faccia della tradizione. Al posto di scatole scatoline carte e fiocchi, sorrisi  e chiacchiere. Una giocata a tombola, una a sette e mezzo. Anche mercante in fiera. Il premio? Fichi secchi, datteri, torroni e noci.

Mariella Musitano
Mariella Musitano
io sto alla scrittura come il giocoliere sta alle clavette.

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4 Commenti

  1. Niente da aggiungere, niente da contraddire
    Penso che l impennata al consumismo ci sia stata negli anni 70 e da allora non si È più fermata
    solo che negli anni 80 stavamo tutti bene....adesso no, ma fermarsi non è possibile ...

  2. Verissimo, mi piace molto quello che hai scritto : " Non ave­vamo niente e abbiamo voluto tutto. Ora abbiamo tutto e ogni cosa ha perso il suo valore "
    Comunque sia ci saranno persone che salteranno il pranzo perchè non possono permetterselo, ma non si faranno mancare mai un Iphone 4S !!!!


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