Non avrebbe dovuto esagerare

(Questo racconto l'ho scritto qualche mese fa, postandolo sulla mia pagina di myspace. Ci sono molto legata e voglio riproporlo qui su word shelter.)

Elena cammina per strada, incurante della pioggia che cade a dirotto. Non prova nemmeno a coprirsi con la borsa o ad accelerare il passo per raggiungere più velocemente casa. Casa, già. Le sembra di non sapere neppure più dove sia. L'acqua le ha bagnato tutti i vestiti: il giacchetto di cotone, la maglia, il reggiseno, i pantaloni e le mutande. I piedi sono un tutt'uno con le pozzanghere che puntualmente si formano per le vie di Roma. Basta una goccia. In autunno poi, quando gli alberi lasciano cadere le loro foglie e i tombini si otturano è un vero disastro. Lei però sembra non accorgersene. E non sta a guardare se davanti a lei c'è un guado da attraversare, cammina dritta, quasi avesse una meta. Solo che Elena una meta non ce l'ha. Sente l'acqua scorrerle giù per il corpo e brividi di freddo si impossessano di lei. I temporali improvvisi sono sempre più all'ordine del giorno, neanche vivesse in un paese tropicale. Il clima sta cambiando, lo dicono da tempo i metereologi in televisione.

E forse pensare al tempo è un buon modo per non pensare alla situazione in cui ancora una volta si è andata a cacciare. A fatica riesce a tenere gli occhi aperti, la pioggia ora ha preso a scendere sbattendole in faccia. Ha cambiato il vento. Si accosta un braccio al volto per aiutarsi e nel frattempo comincia a balenarle l'idea che, forse, deve trovare un posto dove ripararsi.

Come le è venuto in mente di scappare da là senza nemmeno riflettere?

Già, ma su cosa doveva riflettere?

Che era stata un'incosciente, che la madre da anni la ravvisa sulle cattive compagnie, ma lei no. Sempre ad andarle contro.

"Sono i miei amici, non facciamo nulla di male!"

Ed ora eccola: sola, bagnata, per le vie della sua città, senza documenti, chiavi di casa, soldi e con il cervello in tilt.

Le strade sono ancora vuote, il cielo in questa domenica di fine ottobre a fatica comincia ad illuminarsi, ma le tenebre sembra non vogliano lasciare posto alla luce. E lei, Dio solo lo sa, di quanta luce avrebbe bisogno. Qualcosa di potente che possa illuminarla dentro.

I ricordi della nottata appena trascorsa sono vaghi. Troppo alcool e soprattutto troppe droghe!!! E' più forte di lei, continua a ripetersi che è giunto il momento di smettere, che la vita è altro e ogni fine settimana si ritrova a mandar giù pasticche di tutti i colori. Ogni volta ce n'è una nuova da provare che ti fa davvero andare fuori di testa a puntino.

Si giustifica dicendo che lei però le pere non se le fa. Quelli sono i tossici, non chi si lascia andare solo il sabato e poi per il resto della settimana fa la brava: università, lavoro, qualche sera al pub e niente di più.

Ma stanotte ha superato il limite. Tutti lo hanno superato. C'è stata la via del non ritorno. E lei in preda al panico è scappata via, dimenticandosi che le chiavi, il cellulare e il portafogli li aveva lasciati in macchina di Franco.

Già Franco.

E mentre cerca di scacciare dai suoi pensieri il volto famelico del suo amico, si ritrova a passare davanti ad un bar che sta tirando su le saracinesche.

"Posso entrare?"

Pronuncia quelle parole senza nemmeno guardare a chi le sta dicendo.

"Beh se non vuoi continuare a bagnarti. E' un luogo pubblico, di solito non si chiede il permesso. Solo che se vuoi un caffè devi aspettare che la macchina si scaldi!" La voce è squillante, nonostante sia ancora presto. Le apre la porta e la invita ad accomodarsi.

"Grazie."

Si lascia cadere sulla prima sedia che trova incurante dei vestiti che gocciolano acqua formando una pozzanghera sotto di lei.

Solo ora presta attenzione al ragazzo che dall'altra parte del bancone si appresta a cominciare la giornata lavorativa. Sono rituali che fa ogni giorno, ma a guardarlo bene si accorge che ha il sorriso stampato sulle labbra e ogni gesto è fatto con passione.

Accende la macchina e mentre aspetta che arrivi a temperatura sparisce nel retro per tornare con teglie di cornetti lievitati, da infornare.

Accende il forno, prepara i bricchi del latte e controlla la macinatura del caffè.

"Con questo tempo, devo cambiarla. Sai il caffè è meteoropatico, oggi l'umidità si taglia con il coltello."

Elena sorride, quel bar, semplice come il ragazzo che ci lavora, le trasmette pace. E lei ne ha davvero bisogno.

Il tempo trascorre lentamente, entrambi rimangono in silenzio eppure nessuno perde di vista l'altro. Occhiate furtive fra una infornata e un caffè che metta in moto la macchina, fra l'accensione della lavastoviglie e la preparazione della vetrina con toast, tramezzini e torte salate che escono dal frigo del retrobottega.

"Le prepara mia madre il giorno prima, con una leggera scaldata sono ottime. Sai, ultimamente sta prendendo piede la colazione salata anche fra i romani. I cornetti però vanno per la maggiore! Però questi sono opera di mio padre: è lui il pasticcere di famiglia!"

Ogni tanto una frase, un sorriso tenero per la ragazza. Non ci vuole una laurea in sociologia per capire che è uscita da una nottata a dir poco devastante.

"La macchina è pronta, vuoi un caffè?"

Lei lo guarda imbarazzata, i vestiti bagnati cominciano a gelarsi sul suo corpo e leggeri tremori si impossessano di lei.

Senza dire nulla sparisce dietro una porta e poco dopo rientra con un asciugamano, una felpa e un paio di pantaloni di tela.

"Non sono il massimo, ma se non ti cambi subito rischi di prenderti un accidente. In fondo, a sinistra c'è il bagno. Puoi cambiarti. Poi mi dirai cosa vuoi per colazione!"

Elena lo guarda, sorride e titubante segue le sue istruzioni.

Il bagno è piccolo, ma accogliente. Lentamente si spoglia di quei vestiti zuppi, toglie tutto e si friziona con l'asciugamano. Ha la pelle d'oca. Si osserva nel piccolo specchio sopra il lavandino. I piccoli seni hanno i capezzoli tesi in fuori. Il morso violento di poche ore prima ha cominciato a colorarsi di viola. Passa una mano, delicatamente, ma le fa un male cane lo stesso.

Torna a poche ore prima. Il solo pensiero le procura una fitta allo stomaco. E' tutta colpa sua. Non avrebbe dovuto esagerare, se fosse stata in sé non sarebbe successo. Solo che credeva che loro fossero suoi amici. "Noi siamo il Gruppo." Dicevano sempre.

Come ogni sabato sono passati a prenderla: Franco, Germano, Antonio, Imma. Destinazione: sballo/ballo, si preannuncia l'illegale più gustoso dell'ultimo anno, nonostante il poco tempo per metterlo su. Poche ore prima su internet hanno trovato il telefono e le indicazioni per raggiungerlo. Come sempre Franco si è occupato di acquistare le droghe per tutti. "Stasera vi porto in paradiso. Ho trovato un liquido nuovo. Viene direttamente da Amsterdam. Una volta provato non potrete più farne a meno!"

E la serata è iniziata come al solito: vino, birra, pampero. Qualsiasi cosa passa per le mani va bene. E poi ecco che fra un sorso e l'altro il caro Franco elargisce una pasticca. "Stasera però il liquido olandese ve lo dovete meritare!"

È una novità: di solito ognuno paga la sua parte, si prende le sue droghe e la serata va liscia, senza pensieri. Fino all'alba o fino a che le guardie non vengono a sgomberare.

Ma Franco ancora prima che inizia la festa sta già su di giri e si sente onnipotente. Così quando Imma inizia a chiedergli la pozione magica, lui comincia con le pretese.

Ma tutto è sfuocato. Elena è presa a ballare e si cura poco di quanto sta accadendo accanto a lei. La musica è alta, un vero sballo e lei è persa nel suo trip mentale.

Con la coda dell'occhio vede Imma agitarsi, fare no con la testa. Franco la guarda con gli occhi di fuori e ride, o almeno così le sembra. Poi le carezza il viso, la prende sotto braccio e si allontanano. Qualcosa non le torna e così poco dopo decide di raggiungerli fuori. Il suo è solo un presentimento, lo sguardo spaurito della sua amica, il guizzo di pazzia che ha scorto negli occhi di lui.

Muoversi in quel posto non è facile, le luci e i suoni che escono dalle casse non l'aiutano ad orientarsi. Si ferma più volte, guardandosi intorno in cerca dei suoi amici. Lascia l'edificio abbandonato e si dirige verso le macchine. E' buio, ma i suoi occhi lentamente si abituano, aiutati dalla luna che fa capolino fra le nuvole.

"Non voglio. Lasciami!"

Sente gridare alla sua destra. Si gira e vede Imma sdraiata sul cofano di una macchina mentre Franco la tiene ferma per i polsi. Lei si dimena, ma non riesce a scostarselo di dosso.

"Sei impazzito?"

Lui non dice nulla, ride. Elena non riesce a muoversi, non crede ai suoi occhi. Si conoscono da due anni, non può essere. Ma la scena è inequivocabile.

"Aiuto." Grida la sua amica mentre lui le strappa la maglia di dosso e si avventa sul suo seno.

"Smettila di gridare e di fare la santarellina. Ho voglia di mettertelo dentro. Ti sei scopata mezza università, puoi farti scopare anche da me. Vedrai che poi mi chiederai di sbatterti ancora."

Elena si guarda intorno. Il parcheggio è vuoto. Rientrare in cerca dei suoi amici è inutile. D'istinto prende un bastone da terra e senza pensarci si avventa su di lui.

"Ma chi cazz..."

Lo colpisce alla schiena. Lui cade sul cofano della macchina, ma lascia la presa e Imma riesce a spingerlo lontano da lei. Piange disperata.

"Stai bene?" Le dice senza togliere gli occhi di dosso a Franco, con le mani serrate sul bastone, pronta a sferrargli un nuovo colpo.

"No. Lui, lui..."

Il ragazzo si tira su. I suoi occhi gridano vendetta. Guarda Elena, con disprezzo. I pantaloni sono leggermente abbassati. Il suo pene penzola fuori dalle mutande.

"Ti sei bevuto il poco cervello che ti rimane?"

Urla, incapace ancora di credere a quanto le si prospetta davanti agli occhi.

Lui nemmeno le risponde, le si avventa addosso, ma i pantaloni calati lo fanno cadere a terra. Elena lo colpisce con tutta la forza che ha, stavolta sulla spalla.

Emette un urlo di dolore da animale ferito, ma si rialza.

L'adrenalina lo tiene vivo. Anche Elena sente l'effetto delle anfetamine circolare nel suo corpo. L'alcool sembra sparito e il suo cervello è tornato incredibilmente lucido.

"Imma scappa. Vai a cercare gli altri! Chiedi aiuto!"

"Come hai osato? Chi ti ha detto di intrometterti?" Il ragazzo ora ha occhi solo per lei, occhi che chiedono vendetta per essersi ribellata al proprio capo.

Elena indietreggia e senza distogliere lo sguardo da quell'essere abominevole prova ad individuare una via di fuga, qualcuno che possa andarle incontro. Imma è fuggita. Si augura solo che riesca a trovare Germano o Antonio.

Il bastone è sempre ben saldo. Sa come usarlo e la forza non le manca. Comincia però ad avere paura. Non è in grado di farlo rientrare in sé. Si chiede cosa mai si sia calato. Che strano liquido abbia fatto scendere nel suo esofago. Probabilmente una qualche droga che stimola l'attività sessuale. O forse gli istinti animali che vivono assopiti dentro ogni essere umano.

Riesce a mantenersi ad un paio di metri da lui, ma sa che sono pochi. Non vuole dargli le spalle. Scappare sarebbe un errore, non deve fargli percepire che è una facile preda, ma un avversario di cui avere paura.

"Franco hai esagerato. Cerca di tornare in te. Stai fuori di testa." Dice con voce ferma, o almeno così vorrebbe perché un leggero tremore le incrina la voce.

"Che cazzo ne sai tu? Quella troietta della tua amica ci stava, solo che poi ti ha vista arrivare e si è fatta prendere dal panico."

"Stronzate! Stanno arrivando gli altri, ricomponiti, non vorrai farti trovare in questo stato, chi vuoi che ti creda? Guardati! Hai l'uccello che ti penzola fuori dai pantaloni."

"Non sta venendo nessuno. Antonio e Germano hanno collassato, non hanno retto e stanno dormendo in macchina. Siamo soli, io e te. Imma se l'è data a gambe levate. E io ora questo uccello te lo sbatto dentro e ci faccio un po' di su e giù finché mi va. Me lo devi non trovi?"

Gocce di sudore freddo le bagnano la fronte e le ascelle. Cerca di ricordare da quanto tempo non vede gli altri. E capisce che le ha detto la verità.

Ride nel vederla perduta, priva di certezze come poco prima. Si comincia a toccare il pisello con movimenti bruschi e con passi decisi si dirige verso di lei.

Adesso è Elena ad inciampare cadendo a terra. Con un salto le è addosso. Lo colpisce con la gamba sui gioielli di famiglia, e lo sente piegarsi: ha colpito bene, ma non abbastanza forte. Il viso di lui si avventa sul suo petto e sente i suoi denti affondare sul suo seno. Stringe talmente forte che Elena teme possa staccarglielo. Urla, con tutta la voce che ha in gola. Il dolore si propaga fino alla testa e le rimane difficile tenere sotto controllo la situazione. Lo sente tirarsi leggermente su, con una mano continua a bloccarla mentre con l'altra cerca alla cieca, alla ricerca della zip dei suoi pantaloni.

"Adesso ti do io una bella lezione. E siccome non hai fatto la brava, il tuo liquido me lo ciuccio io!"

Sente il sesso di lui indurirsi e spingere fra le gambe. Prova a dimenarsi, scalcia, ma con scarsi risultati. Ora i loro volti sono uno di fronte all'altro. Si guardano con odio, il suo sguardo famelico le ricorda una belva pronta a sbranare la sua preda.

"Ti conviene ammazzarmi dopo, perché una volta che mi alzo da qui per te sarà finita."

Non cerca di impaurirlo, è il solo pensiero che le passa per la testa: vendetta. Sente i suoi pantaloni abbassarsi e la mano di lui frugare per farsi spazio fra le mutande. Ormai il suo corpo è totalmente immobilizzato. Chiude gli occhi e si irrigidisce.

E continua ad urlare. Prima o poi qualcuno sentirà. Qualcuno uscirà fuori dalla fabbrica abbandonata, magari per prendere un po' d'aria, per vomitarsi anche l'anima o semplicemente per tornarsene a casa. E lei urla e mentre urla pensa Dio ti prego.

E a volte forse Dio ascolta le preghiere degli uomini. A volte gli angeli custodi scendono sulla terra e prendono le sembianze di due ragazzi.

"Ma che stai facendo???"

"Fottiti!"

"Aiutatemi vi prego, non voglio!"

Un calcio sul fianco fa rotolare Franco permettendole di tirarsi via da sotto quel corpo viscido. Si tira su di scatto coprendosi d'istinto con le mani le parti intime. Lo stomaco è in subbuglio, si piega su se stessa vomitando tutto quello che ha nello stomaco e forse anche nell'anima.

Sente il rumore dei calci sferrati su quel corpo, avrebbe voluto unirsi a loro, ma non riesce a tirarsi su, l'alcool di tutta una serata di sballo continua ad uscire dalla sua bocca. Inesorabile. Sente una mano posarsi sulla sua fronte, delicata.

"Ci sono io, non preoccuparti. E' tutto finito."

Si volta prova a sorridere, ma sul volto le si disegna una smorfia di dolore e giù di nuovo a vomitare.

"Ti conviene sparire, se non vuoi che ti lasciamo a terra." Intima l'altro ragazzo. Sente Franco gemere per i dolori e reggendosi a fatica, camminando carponi si allontana.

Elena viene fatta sedere su di un muretto. Le offrono dell'acqua per pulirsi. Le lacrime scendono copiose, non riesce a fermarle, proprio non può. E fra un singhiozzo e l'altro li ringrazia di essere arrivati.

"È stata la tua amica che ci ha supplicati di correre in tuo aiuto. Lei è rimasta con le ragazze del nostro gruppo, è sconvolta. Ma temeva per te."

"Ora è tutto finito."

"Sì, ma mi sento sporca. Voglio andare via da qui."

"Certo, mi sembra giusto. Se vuoi ti accompagnamo a casa, una bella doccia e starai meglio."

"Sì."

"Lo conoscevi?"

"Sono venuta in macchina con lui, è un mio amico dell'università, frequentiamo la stessa facoltà. Sono due anni che ci sballiamo insieme. Oggi però si è preso qualcosa di troppo e si è fuso il cervello del tutto. Non lo voglio più vedere."

"Vuoi che ti portiamo all'ospedale? Lo vuoi denunciare?"

"Vorrei vederlo morto. No, in ospedale non occorre che vada, siete arrivati in tempo. E ho paura che la legge nelle condizioni in cui ci trovavamo possa essere clemente con lui e ingiusta con me infliggendomi una nuova violenza verbale. Voglio solo andare via. Dimenticare."

"Vedrai che ci metterà del tempo prima di riprendersi, qualche costola gliel'abbiamo rotta, e il suo viso è gonfio come una zampogna. Dubito che farà male a qualcuno da ora in poi."

"Lo spero."

Nel cielo nuvole veloci iniziano a coprire uniformemente la vista della luna e delle stelle, Elena si lascia guidare alla macchina dei suoi angeli custodi, e lentamente si allontana dall'inferno di una nottata brava. L'avvicinarsi alla città con le sue luci, la rassicura e al tempo stesso le fa perdere ogni certezza: come può presentarsi a casa in quello stato? Alle 5 di mattina, sconvolta. La pioggia comincia a scendere, prima lentamente, poi sempre più forte. E lei ha bisogno di lavarsi, il corpo, la mente. Così senza pensarci ancora, dopo un viaggio silenzioso chiede di scendere, anche se casa è ancora distante.

"Sono arrivata. Potete svoltare a destra e lasciarmi, a venti metri c'è il mio portone."

Abbozza un sorriso e si avvia verso ciò che i ragazzi credono sia casa sua.

Il ricordo sembra riflettersi in quel piccolo specchio del bagno di un bar. Si veste, buttando i suoi vestiti nel cestino della carta. La felpa calda l'avvolge e la coccola come nessun uomo avrebbe potuto fare. Esce dal bagno. Nel bar i primi clienti, gli spazzini dell'Ama,  si concedono un cappuccino e un cornetto appena sfornato!!!

"Oggi solo?"

"I miei festeggiano 30 anni di matrimonio e per l'occasione ieri sera sono partiti per un paio di giorni. Oggi è domenica e posso cavarmela, c’è meno lavoro! Non potevo permettere che lo passassero lavorando! L'amore ha bisogno di attenzioni!!!"

"Sempre saggio, tu eh? Ma dico pischelletto come sei da dove le prendi ‘ste belle parole!"

"Leggo... e poi pischelletto, guarda che fra un mese compio 26 anni!!!"

Elena rimane in fondo alla sala, li guarda divertita. Le piace ascoltare il discorso fra quel ragazzo dal cuore grande e lo spazzino che a guardarlo si direbbe abbia raggiunto i 50 anni e che ormai ha perso i suoi sogni di amore e di gloria!

"È per questo che vengo tutte le mattine a fare colazione da te. Mi aiuti a iniziare meglio la giornata, che quello che mi manca ormai è l'entusiasmo. Comunque i tuoi vecchi sono l'eccezione che conferma la regola: l'amore non esiste, eppure uno su mille ce la fa!!!"

Detto questo lo saluta, lascia i soldi sul bancone e con il suo collega, rimasto silenzioso tutto il tempo escono. Fuori intanto la pioggia sta scemando.

"Credevo peggio, la felpa ti dona, e i pantaloni con il risvolto sono accettabili! Cosa posso offrirti? Ho sfornato or ora i cornetti. Se posso permettermi di consigliarti, ti direi di provare quello con marmellata di albicocche fatta in casa e un cappuccino schiumoso e pieno di amore come solo il sottoscritto lo sa fare!"

Elena si avvicina al bancone e si siede su uno dei trespoli. Annuisce, mentre il volto comincia a rilassarsi.

"Nottataccia vero?"

"Eh già."

"Tutto passa, dipende solo da noi dare il colpo di spugna alle cose brutte che ci avvelenano l'anima e ammalano il cuore!"

"Me la sono cercata."

"Sicuramente la colpa è anche la tua, ma se sei qui, sono certo che hai anche trovato la forza di ribellarti. Tieni gustati la colazione, poi mi saprai dire!"

Gli occhi dei due ragazzi si incontrano e rimangono perduti gli uni dentro gli altri. Lui scorge il dolore, la rabbia e la tristezza di qualcosa che si è rotto definitivamente. Lei un amore per la vita, per il suo lavoro, per le persone che incontra sul suo cammino.

"È ottimo. E ammetto che era proprio quello che ci voleva... se ogni cappuccino è un capolavoro passo a trovarti tutte le mattine!!!"

Sorride, poi tendendole la mano:

"Io sono Giovanni."

"Elena."

"Bene Elena, sei la benvenuta e se ti va di passare da questa parte del bancone posso insegnarti come si fa. E' semplice, basta amare il proprio lavoro e crederci. E' una regola universale!"

E la ragazza ha voglia di crederci, così scende dal trespolo e si avvia verso il giovane. In fondo la vita è ora che la cominci a vedere da una nuova prospettiva.

Mariella Musitano
Mariella Musitano
io sto alla scrittura come il giocoliere sta alle clavette.

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20 Commenti

  1. ...il salvatore... la figura angelica che incontriamo sulla nostra strada nei momenti di difficoltà....con la sua presenza, con un niente, ci rimette in pace con la vita.... mi ricordo di un giorno di profonda depressione...sul pullmann una signora anziana si alzò dal suo posto per avvicinarsi a me e accarezzare sorridente la rosa di stoffa che avevo sul vestito....un caso, ma mi ha fatto stare meglio... 🙂 bello Mariella :)))

    • sì Noria, proprio così. Ho diversi ricordi di "angeli" che hanno saputo farmi sorridere , che mi hanno sostenuto anche solo con un gesto. "angeli" sconosciuti entrati ed usciti, ma che hanno cambiato la mia giornata!

  2. in effetti, non so se basta, ma fare cio' che si ama e' un gran buon inizio.

    • ..e se si ama lo sballo????? :)))

      • Sono dell'idea che il riuscire ad unire il piacere di fare una cosa con una che è necessaria (il lavoro ad esempio) è una delle massime godurie... qualcosa che ti porta non ad unire l'utile al dilettevole, ma qualcosa che ti faccia vivere.
        Amo lo sballo? Mi sballo.... ognuno poi ha il suo :))))

        • claro...
          pensavo rispondessi che chiama lo sballo... va a lavorare in un cof shop in olanda... :)))
          (ho qualche amico che ha risolto cosi'.....)

          • ti dirò che non è male l'idea di andare a lavorare in un coffee shop in Olanda.... poi ora ci sono pure gli smart shop che per chi ama lo sballo sono il massimo!!! 😉

  3. L'ho riletto molto volentieri..
    e rileggendolo ho trovato nuovi significati..nuove suggestioni..nuove emozioni..
    Delitto e castigo e Cent'anni di solitudine sono gli unici libri che ho letto due volte..e li rileggerei una terza..
    😉

    • quello che mi scrivi Jan è un mega complimentone... eheheh... e sai che Cent'anni di solitudine ci accomuna? Riletto tre volte insieme a Narciso e Boccadoro.... i miei libri preferiti (e pensa che li ho letti che ero ancora under 20).

  4. Eh queste feste da giovani ribelli...

    ...la mia categoria preferita...l'essere umano allo stato puro.

    Egoista, approfitattore, violento...e tutto il resto che ci vuoi mettere.

    Mi chiedo quando invece iniziamo a ragionare come fa Elena se stiamo sbagliando oppure no...a fingerci santi per redimere un passato instabile...

    che alla fine era quello più vero di tutti.

    N.A.

    • Non so se nel passato instabile di ognuno di noi ci si ritrovi il più vero. Senz'altro è importante e aiuta a crescere, fa parte delle esperienze. E sono dell'idea che c'è una linea davvero sottile fra il bene e il male il buono e il cattivo... mi piace il detto non tutti i mali vengono per nuocere perché spesso, ciò che consideriamo negativo, è la chiave che ci apre la strada verso una esperienza meravigliosa e positiva.

  5. mi è successo un episodio significativo ieri... parlavo con un uomo che, pur amando la moglie, cercava sesso virtuale, io ho cercato di farlo ragionare sul fatto che doveva chiarirsi sul perchè lo facesse.... rischiava di perdere la donna che amava.... non so penso che non ci si interroghi abbastanza sul bisogno di trasgressione dell'uomo, da cosa nasca.... come affrontarlo insieme alle persone che si amano... senza ipocrisie e buonismi.... lavorarci sopra e fare delle scelte che non sconvolgano la vita di persone che hannovpresupposti di vita diversi.... ehm ..... mi rendo conto che non sono stata per niente chiara....

    • Noria sei stata chiara.
      Sai qualche settimana fa ne parlavamo a cena con degli amici. Parlavamo del nostro bisogno di provare, andare oltre. La routine non ci basta mai e spesso, per eccedere calpestiamo gli altri.
      Capire da cosa insorgono le nostre insoddisfazioni è la prima cosa che si dovrebbe fare, ma vorrebbe dire metterci in discussione e provare a crescere, pare invece che ci crogioliamo nel nostro bisogno adolescenziale in cui non teniamo conto delle conseguenze

  6. non lo avevo letto su myspace, cribbio :))
    Bello il racconto, superbo lo scenario che evoca
    dicono che niente succede per caso, neanche il tentativo di stupro di Franco...se non tocchi il fondo non ti rialzi mai, e l'angelo lo puoi trovare in qualsisi cosa...

    • Già Manuel, concordo pienamente con te. E di Angeli ce ne sono una infinità in giro... 🙂

  7. Una storia meravigliosa, densa ed emozionante.... Complimenti ed un abbraccio alla tua anima che sento molto!!
    Penso che metterci in discussione e provare ad evolvere abbia l'effetto di tutti gli supefacenti del mondo, oltre che il potere di colmare quel senso di insoddisfazione che blocca l'esserci facendogli credere che è lì la meta: un'incomprensibile ribellione. Non è lì. La meta è l'abbracciarci abbracciando, accettarsi accettando. In questo modo siamo noi stessi gli angeli di cui parli. Ciao!


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