Non basta il dire davanti al cucchiaino…

Racconti Luther boing

La camicia di lui addosso, appena aperta sul seno ma abbottonata fino in fondo con cura, ambiva a parare un paio di slip messi in fretta, un pericolo però per la già labile attenzione di lui.
Stropicciata al punto giusto da lasciarne intendere il poco sonno e l’uso notturno improprio, era il segno che le cose possono cambiare.
Gli occhi parzialmente struccati presentavano un ovale estraneo, un collo livido e lo sguardo da film muto non sottotitolato.
Pericoloso il palpito delle ciglia, inumanamente lunghe e scure, a momenti velocemente mosse per poi aver pause da oltretomba.

Se è vera l’affermazione che il battito d’ali di una farfalla dà luogo ad un uragano dall’altra parte del mondo, allora quelle ciglia in quei momenti avranno causato disastri di dimensioni bibliche.
Ma non solo dall’altra parte del mondo…
Le mani, nervose, afferravano e muovevano le poche cose sulla tavola, come fossero da controllare, da dominare, o semplicemente per non portarle davanti al viso e sembrare insicura; onesta minima scuola di relazioni e comunicazione.
Un bicchiere, una tazza, la moka , le tazzine, il contenitore dello zucchero ma particolarmente il cucchiaino.

Lui?

In calzini e mutande ortopediche, certo non era uno spettacolo e un solco marcato attraversava da una parte all’altra fino al collo, una quasi cicatrice lasciata dal cuscino, non accresceva la drammaticità della situazione ma anzi gli regalava un’aria indistintamente vaga, da idiota. Il telefonino ormai sua appendice fisica, magari carnale, trascinato e tenuto sempre vicino.
Il telefono non suona quando serve, quando è utile perdere un po’ di tempo in una chiacchiera noiosa e fissarlo aiutava molto poco, nessun moto minimo o tanto meno un accenno salvifico, pur evitandogli di boxare con le mille braccia cigliate nere.
Era incantato alle volte dalla vibrazione del cellulare, Calabrone gigante con le ali mozze, ora assente cosi come la compassione dell’inconsapevole mondo esterno.

Decisamente nessuno lo avrebbe aiutato almeno nel guadagnare un po’ di tempo e un minimo di lucidità!
E poi cosa poteva immaginare il mondo di quel momento? Nulla… appunto.

E lui nel confronto diretto perdeva otto a quattro, match decisamente impari…
“la prossima volta dormi con una maglietta o senza, cazzo quella è una camicia, la mia camicia, una di quelle da ufficio, anzi da riunione … stronza”… pensò, dimenticando che relativamente poche ore prima le aveva chiesto di indossarla per gioco, cravatta compresa, per scoparsela così: lei in cravatta.

"Ma ti sembra modo? Hai trentaquattro (trenta quatto) anni, trentaquattro … mica diciassette, non sei un ragazzino pensi che sia una passeggiata, sia un gioco … un qualcosa cosi? Prenditi le tue responsabilità! ..IO … IO ne ho Bisogno … ho … è fisiologico … mi capisci … le cose devono diventare altro..?"
“vediamo se ti svegli” … penso lei.
“sarà la primavera …”

Il tutto agitando appunto il cucchiaino, come a sciogliere uno “zucchero” che dolce non è, per farlo salire e non scendere in gola, dove il pianto finto o vero che fosse non aspettava altro per strabordare e chiudere la conversazione, senza altro discutere, con una vittoria e non un pareggio.
La radio, noiosa e petulante, accesa con il volume quasi sullo zero, su una qualche stazione che non dava musica.

Meno presente del tram che passava sotto casa, dal primo piano oltretutto anche il vocio dei passanti era ben comprensibile in certi momenti e quando era solo trovava piacevole spiare le micro conversazioni di chi si fermava davanti alle vetrine, spesso la gente dimentica tutto pur di scrutare borse o guanti e dice di tutto.

Ora senza motivo apparente non erano rassicuranti bensì ansiogene.
Ultimamente quel primo piano gli stava proprio stretto, aveva impressione di stare in piazza, lui e la sua vita normale e il mutuo quasi esaurito sembrava ancora più pesante. Aver preso goffamente le misure, non aver considerato le alternative e le conseguenze in alcuni momenti è decisamente un peso improbo per un uomo moderno…  specie se non c’era stata nessuna delle cautele citate prima.

Fu il primo e unico appartamento che l’agenzia (di amici) gli propose e l’agente (non amica sua) era fornita un certo non so che, un certa competenza seduttiva … o qualsiasi altra cosa fosse stata boh … lui decise che poteva andare, che potesse essere casa sua.
Ma in una casa ci può riconoscere?
Ci si deve riconoscere?
Quando si ha una idea formata sulla propria identità sicuramente, lui però evitava costantemente di farsi una idea di sé, questo sarebbe stato d’intralcio nel provare farsi di tutto al di fuori di sé, con un unico requisito: che fosse stato di sesso femminile.

Compresa la vicina ben stagionata, ben oltre la tristezza di un buona sera in ascensore.

Silenzio… solo per un attimo, però il breve silenzio gli concedette una opaca sensazione di controllo e riuscì persino a guardarla, cosa che spesso evitava anche quando era bardato da occhiali stile Ray Charles.
Quello che vedeva e credeva di vedere era impressionante.

Era quasi un trip… no prima del caffè lo era decisamente.
Qualcosa di religioso, mistico oserei dire, una madonna pagana.
Non era la prima volta che durante un viaggio clandestino nel santuario avesse avuto delle visioni, anzi forse lo accompagnavano costantemente fuori, dal tempio naturalmente ma anche da sé stesso; d’altronde le visioni erano i buttafuori, e non i “pr” del locale.
Ma era qualcosa di strano, quasi piacevole, quasi sadicamente piacevole, lei in fondo con quella camicia aperta lo controllava, con quelle mani la si poteva fantasticare con un frustino e in testa un berretto da militare…

Non che il suo equilibrio mentale sia stato mai poco più che precario, anche se nessuno lo immaginava… beh qualcuno ...
O non era del tutto sveglio …
Non aveva il controllo totale suo io, le squadrava le cosce e rimuginava, o meglio non ragionava, le ammirava e componeva una sua musica forse.

Ma non era tutti i giorni il suo compleanno, anzi non lo era quasi mai, anzi lo era solo un giorno l’anno; una vera, concreta e assoluta ingiustizia!
"Davvero ti sembra modo di vivere, pensare o altro, la colazione lo sai è un pasto importante?"
La conversazione virò improvvisamente in un demenziale altrove… nulla aveva senso… anche se per poco
Una eccezione assoluta nella guerra, in the sky with internet, disarmante e disamorante inattendibilità... era tutto ben definito in strategia, da collaboratore occasionale a scalda letto e ansiolitico ufficiale o ufficioso…

Per poco…
Subito: " anche io NON SONO più una ragazzina, non l’avrei mai detto… non è da me… ma ho trentacinque anni… e per una donna …"

Chissà perché i suoi trentacinque anzi quasi trentasei anni, pur detti a piena voce, non suonavano, come dire sinceramente consapevoli; a differenza di quelli rinfacciati al "ragazzino" … ma tanto ... è cosa molto relativa, l'età.

La tazzina lo osservava dentro, oltre le lenti, al di là degli occhi, oserei dire oltre le cornee, lui fissò un punto qualsiasi pigiando le mani sul tavolo, quasi sul bordo.
Si stava perdendo fra i biscotti e il caffè, fra lo zucchero e il succo di frutta.
Ma dove va l’arte italiana, come cammina, con che scarpe?
..-Tutte le qualità storiche del prodotto sono… assoluto silenzio e minimi consumi, anche in coppia soprattutto in coppia, la soluzione per il bucato, la cena con gli amici, lei a casa sua in classe A lui in una specie di post “suv” ora di moda in giro per locali… quasi in punto di morte, di una specie di morte, beh una morte… il pranzo la domenica dalla mamma, la birra, la chiacchiera all’aperitivo, la figa, il calcetto… gli sfilano dinanzi tutte le cose belle della vita.

Non basta il dire… figuriamoci il fare… Ma alle volte qualcos’altro è senza dubbio meglio di niente.
Di nuovo…
…“Che buone le noccioline, sul divano, il saliscendi alimentare e la selezione della specialità e scopare”… “le seghe” … “ le seghe… no”…
Appunto alle volte: " va bene, prenderò un cucciolo, ma non voglio comprarlo, vado in un canile… poi sai i bastardini o gli abbandonati sono intelligenti e affettuosi … "

Lei sorrise ... "ti Amo" … illuminata anzi raggiante …

Luther boing
Luther boing
Più dei cartoni animati (anche inanimati) e ani-manti nulla vale... neanche a Pinerolo

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