Mi hai tagliato il cuore, la vita e l’anima in fettine sottili, hai camminato con scarpe chiodate sopra il mio orgoglio e ti sei preso tutto l’amore che potevo quando ancora l’amore non sapevo nemmeno cos’era, ma tu comunque hai preso tutto, tutto quello che hai trovato, l’hai preso per poi buttarlo da una parte e dirmi che non te ne facevi niente, che avresti voluto altro. Hai preso la mia innocenza, le mie speranze e poi mi hai messo dentro sogni che non mi erano mai appartenuti spacciandomeli per miei; mi hai trascinato nel tuo inferno, convincendomi che solo così ti avrei salvato da te stesso, e forse, che avrei salvato me, che ancora non sapevo nemmeno chi ero, né cosa volevo.

Ti sei preso i miei sorrisi migliori, gli anni migliori, la mia incoscienza, la mia adolescenza e anche il resto, tutto quello che hai potuto, ma certo non è colpa tua… ero che io che te lo permettevo. Mi conoscevi talmente bene che sapevi perfettamente dove colpire per fare male, ancora adesso che ho spezzato le tue catene, che so bene che quello non era amore, che non ti rivorrei nemmeno se tu diventassi un altro… e se io diventassi improvvisamente pazza… ancora adesso, fai di tutto per sbarrarmi la strada, per ricordarmi tutto quel male, per aprire certe ferite che, come sai, sono chiuse male, cucite insieme a grani di sale, impossibili da far sparire. Dov’è che vivono tutti quei ricordi dolci-amari? Se lo sapessi tornerei lì per buttarli in mare… dolci sì, perché sono miei, perché sono io e la mia vita mi appartiene, perfino quello ieri assurdo, che qualche raggio di sole me lo trovavo da sola ogni tanto e mi convincevo di vederlo perfino in te, che forse davvero non hai mai capito niente, che se mi rivedo oggi mi riconosco appena, eppure io c’ero, ero io che ti aspettavo per ore su quello scalino, amari perché tu hai sputato sopra perfino a quelle poche-tante cose buone che in troppo tempo abbiamo fatto. Perché non ti basta mai e io ero un buon capro espiatorio, forse questo ti manca…

Sono ancora stanca pensa, dopo tutto questo tempo mi fanno ancora male gli occhi per tutta la fatica sprecata a guardarti cercando di capire qualcosa che non aveva alcun senso.

Mi dispiace per te, che ancora non hai capito cos’è l’amore, che ancora non hai imparato ad essere felice, e, se riesci ancora a farmi male non è certo per i motivi che vorresti tu… oh no, è solo per me, che mi faccio pena per tutto il tempo perso dietro a te. Ma certi errori si pagano, e io sto ancora pagando a te un debito che non ho mai contratto, ogni santo giorno e quello che rimane di te sono solo le solite complicazioni, carte da firmare, file alla posta e pensare che sarebbe tutto semplice se solo imparassi a sorridere e a camminare senza bisogno di qualcuno da calpestare, saresti felice perfino tu, che non lo hai mai saputo fare.

Karen Lojelo

Karen Lojelo
Karen Lojelo
Sono nata a Roma il 25 giugno del 1976 dove ho studiato, vissuto e lavorato fino al luglio del 2007, poi ho iniziato a scrivere il mio primo romanzo: “L’amore che non c’è” poi è stato il tempo di "Binario 8" una raccolta di poesie (che scrivo da sempre). Appena uscito il mio nuovo romanzo 'L'ebbrezza del disincanto' e a breve un'antologia di racconti curata da me Mariella Musitano e Sara Marucci. Nel 2013 è andato in scena il primo spettacolo teatrale scritto da me 'Riflessi' e attualmente sono impegnata nell'ultimazione di un nuovo romanzo. Chi sono io? Bella domanda…: "io sogno cose che non sono mai esistite e dico: «Perché no?». George Bernard Shaw

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3 Commenti

  1. "quello che rimane di te sono solo le solite com­pli­ca­zioni, carte da fir­mare, file alla posta e pen­sare che sarebbe tutto sem­plice se solo impa­rassi a sor­ri­dere e a cam­mi­nare senza biso­gno di qual­cuno da cal­pe­stare, sare­sti felice per­fino tu, che non lo hai mai saputo fare..."

    Si, ama naturalmente solo chi e' stato amato e chi non lo e' stato lo deve imparare...ma e' molto piu' difficile...

  2. il passato per quanto passato può ancora far male, per tanti motivi... ci sono persone che in nome dell'amore distruggono le persone che dicono di amare, le picchiano o semplicemente le rendono meno di uno zero con le parole (che la lingua non ha osso ma rompe l'osso, diceva mio padre).
    E in merito all'amore e ai suoi significati mi viene in mente di consigliare la lettura dei racconti di Carver editi da minimun fax "di cosa parliamo quando parliamo d'amore".
    🙂

  3. Eccola un'altra storia che fa parte anche di me! ....
    pensavo di essere l'unica ad aver provato certe situazioni!
    ma vedendole raccontate così bene ...... mi consolo! ....
    in ogni caso sono situazioni che rafforzano e fanno crescere.
    Perfetta la frase ... "non era colpa tua, ero io che te lo permettevo"!
    Ciò che conta è imparare dalle situazioni vissute e non perseverare!
    Complimenti 🙂


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