Normale abitudine

Racconti Mariella Musitano

Chi è quello, tuo nonno?
No, è mio padre.

Quella semplice domanda aveva ferito profondamente Emma. Non era la prima volta che succedeva. Colpa dei capelli bianchi che avevano imbiancato il volto dell’uomo troppo presto le diceva la mamma, ma Emma a sette anni sapeva che il papà era più grande di quello dei suoi compagni di classe. La mamma no. Lei era giovane, o meglio era normale.

Nella sua mente di bambina si andava formando l’idea che essendo più grande degli altri, sarebbe morto prima. Così, a volte, quando si addormentava sul divano, andava da lui e poggiava l’orecchio sul cuore per accertarsi che respirasse ancora.

Emma gli era molto legata. Nonostante fosse eccessivamente severo, nonostante li separassero quarantaquattro anni e generazioni su generazioni. Era un grande lavoratore, di quelli che non si spaventavano di alzarsi alle sei tutte le mattine e di rientrare alle sette della sera. Giovanni lavorava nei cantieri. Le sue mani grandi erano rovinate, rosse d’inverno e abbronzate già a primavera. Tagli e sbucciature erano lì per ricordargli che la vita era fatta di sacrifici.

In casa non c’erano mai molti soldi. Lo stipendio serviva per mangiare, pagare il mutuo e le bollette e per essere messo il più possibile da parte per quello che la madre di Emma chiamava gli imprevisti.

Nonostante passasse più tempo con la madre, i ricordi più belli della sua infanzia erano legati ai momenti passati con il padre. Ripensandoci ora, si rendeva conto che la quotidianità già allora aveva fatto perdere la magia di ogni gesto che aveva fatto sua madre. Era con Anna, infatti, che costruivano puzzle, facendo gare a chi li finiva prima. Era con Anna che giocavano a carte nei pomeriggi di pioggia durante i quali era impossibile scendere in cortile. Era con Anna che cucinavano, preparavano i dolci, guardavano i cartoni animati. Ed era ancora Anna che la portava al parco nei pomeriggi di sole.

Colpa dell’abitudine, quella che fa scemare l’amore e trasforma tutto in normalità. Ed è forse per questo che invece i ricordi legati al padre, sporadici e relegati al sabato e alla domenica erano rimasti forti e presenti. Qualsiasi cosa facesse Giovanni era meravigliosa. Qualsiasi cosa facesse Anna era normale.

Ma per anni tutto questo Emma lo aveva dimenticato. Poi un giorno aveva ritrovato una lettera scritta alle elementari in cui raccontava dei suoi genitori. E le sue parole di bambina avevano aperto i cassetti della memoria.

(tratto da "Che cos'è l'amore?" di Mariella Musitano)

Mariella Musitano
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io sto alla scrittura come il giocoliere sta alle clavette.

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12 Commenti

  1. normali abitudini... forse oggi non ci sono più queste normali abitudini...
    le madri non fanno più dolci con i figli e i padri non hanno mani provate dal lavoro per insegnare ai figli che la vita è anche sacrificio.
    io leggo e provo nostalgia, un vago senso di solitudine nel vedermi rara tra la mia generazione e un principio d'ansia al pensiero che forse i miei figli si sentiranno disadattati a causa delle mie normali abitudini un po' retrò
    grazie mariella <3

    • io di solito vado con i bimbi a scuola dopo il parco. Stiamo insieme molte ore però mi accorgo che già adesso c'è questo meccanismo di normale abitudine e anche loro hanno occhi che brillano per il loro papà presente sempre, ma meno di me per ovvie ragioni di tempo. Per scelte familiari che portano me ad occuparmi di loro e a lui a lavorare più ore rispetto a me. Eppure i bimbi adorano lui e il resto è normale abitudine

  2. Sono sicura che i tuoi figli, anche se ora sembrano non apprezzare già più la novità del parco, diventata per loro un'abitudine appunto, in futuro sapranno ricordarsene con assoluta tenerezza perché le abitudini hanno sempre un posto speciale nel cuore, sono le calde rassicurazione nel freddo inverno della vita...

  3. l'abitudine è una cosa strana, da una parte nel tempo la si rivaluta...certe abitudini, soprattutto dei ricordi di quando eravamo bambini ci mancano come uno strappo al cuore e nello stesso tempo nel momento in cui si vivono non riusciamo a dargli il giusto valore. Bel pezzo Mary 🙂

  4. Quanta verità in questo racconto! ...............

  5. adesso vivo dei ricordi di normali abitudini. E un giorno forse anche i miei figli vivranno dei ricordi. Eppure c'è stato un momento in cui anche io come Emma non mi accorgevo di quanto speciale fosse mia madre. E mi viene da pensare al discorso dell'amore incondizionato di una madre che ama nonostante tutto e senza se. E di questo in quanto figli ci si approfitta. E immagino che tante volte anche io l'ho ferita, con parole e gesti. Le abitudini sono qualcosa di tremendo. Le ricerchiamo, ne abbiamo bisogno eppure allo stesso tempo fanno perdere l'eccezionalità di ogni gesto.

  6. Splendido pezzo 🙂 davvero dolce ed intenso...
    le abitudini ci danno sicurezza...ci tranquillizzano...ma allo stesso tempo ci "bloccano" nella (falsa) certezza di un ripetersi a discapito dell'attimo...del "qui ed ora"...

    • Grazie.
      Sì è proprio così, le abitudini ci danno sicurezza eppure, proprio perché abitudini, a lungo andare non vengono apprezzate. L'essere umano necessita del qui e ora per far vibrare la propria anima e i ricordi migliori legati al qui e ora offuscano le normali abitudini.

  7. Quanti ricordi mi ha fatto riaffiorare, anche se mio padre era coetaneo dei miei compagni.
    La normalità a me dava sicurezza, la certezza dell'amore dei miei genitori era indiscutibile.
    Aspetto un altro brano di questo tuo "Che cos'è l'amore".

    • Grazie Marisa,
      qualche altro brano del mio "Che cos'è l'amore?" l'ho inserito su wordshelter. Emma e i ricordi che affiorano. Emma e la sua domanda che cerca una risposta. Emma che in fondo rappresenta un po' ognuno di noi.


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