Nottambuli e ombre

Senza categoria Simona Vassetti

Conosco giorni da buttar via, molti dei quali trascorrono indifferenti tra le rughe.

Cammino tra la folla senza identità cercando di socializzare, invece sento sorrisi falsi incresparmi la pelle: sono febbricitante o il disgusto mi sta contagiando?

Restano lì, quei sorrisi, su musi impertinenti e vuoti come quotidiani riciclati. Il desiderio di mandarli al diavolo è forte, ma l’accidia mi anestetizza il cervello.

Vivo giorni come infiniti déjà-vu e soffro di gastrite.

Pietosamente mi affanno per apparire diversa, e poi cado in banali trappole: il conformismo è una leccornia a buon mercato.

Il ritmo dei battiti del cuore cresce a dismisura, come l'astio, contando gli attimi che precedono il ricordo non vissuto.

Rimorsi abbandonati come lattine vuote, come cocci di vetro sparsi sul parquet dell'indifferenza, dove inciampo la mattina, dopo che sei andato via.

La solitudine non lenisce le ferite: le mie restano aperte e sanguinano. Il mio sangue è rosso fuoco come la passione cieca e l'orgoglio che m’imprigiona.

Trascorro ore al telefono, con la voce impastata per l'ingratitudine: spesso i sensi di colpa non resistono alla ruggine. Il fraintendimento è solamente un altro modo d’essere ottusi, ma l’amico presuntuoso non ascolta le verità. Le mie parole trasportate dal vento sono cariche di sentimenti fragili.

La mia agenda è colma di falsi indirizzi, ma è la memoria a fregarmi ancora una volta. Vecchi fantasmi tornano ad assillarmi ed io cerco di metterli da parte: la mia cantina straripa di scheletri ai quali non so più restituire un volto.

Sarò crudele a credere che é vano anche il rapporto tra noi due, mentre ci stringiamo le mani…

Ognuno con la sua ombra, dopo.

Come sempre.

Conosco giorni senza data e notti che me le restituiscono. Ed io lì, immobile a riflettere sul da farsi.

Infine l'ho fatto: ho provato a staccarmi dalla mia ombra. È stato semplice in fondo, il corpo si è separato, come scollato, ed ha cominciato a seguirla.

Lei, fluida, si è allungata sul muro precedendomi. Mi sono fermata ad osservarla: era così diversa da me, così distante. Non era me eppure mi rappresentava. Correva veloce, senza soffermarsi sulle cose, senza attaccarsi a nulla, semplicemente scivolava via.

Continuava a muoversi, indipendentemente da me.

La nausea mi ha invaso lo stomaco, mentre osservavo la mia ombra danzare libera come su un palcoscenico. Il palcoscenico delle oscenità, delle meschinità, delle mere bassezze.

Con sorpresa ho percepito la sua gioia: era felice di essere tra le altre ombre.

Soltanto ombre.

Tante…

Ho soffocato un urlo agghiacciante: la realtà restituisce soltanto i peggiori incubi. Ho riaperto gli occhi e mi sono ritrovata in bilico tra il vuoto ed il cielo. In quel momento un raggio di sole si é annunciato sul viso accecandomi: la notte appena trascorsa le avrebbe portate con sé – tutte - fino all'ultima ombra.

Simona Vassetti
Simona Vassetti
Simona Vassetti, nasce in una calda estate napoletana, classe ’64; le sue passioni sono la scrittura, il teatro ed il cinema. Ha recitato in compagnie napoletane e non solo in dialetto, e cantato in un gruppo rock negli anni ottanta.Ha all’attivo varie pubblicazioni, l’ultima con Delos Book, un racconto inserito nella raccolta 365 racconti erotici per un anno, a cura di Franco Forte.

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