Notturno alieno e non solo

Recensioni Vito Tripi

di Vito Tripi

Commistione di generi, o miscellanea, o contaminatio se si preferisce è un filone che di recente sta prendendo molto piede, specie nella letteratura nostrana, dimostrandosi un’innovazione quanto mai interessante. Alcuni “puristi” storcono il naso ma c’è anche chi avanza l’ipotesi che il genere in realtà non esista… Sinceramente l’incontro tra più correnti letterari è in realtà quanto c’è di più innovativo e interessante attualmente sulla piazza. In questo senso si è mosso Gian Filippo Pizzo che con la sua antologia Notturno Alieno ci regala un simpatico e interessante crossover tra fantascienza e noir. Pizzo, che è sia curatore che autore, ha reclutato ben ventuno tra le più importanti firme della letteratura di genere nostrana. Ventidue racconti in cui non solo fantascienza e noir si incontrano ma anche altri generi quali il thriller, l’horror e la distopia. Un tentativo fatto per salvare anche il noir che rischia di finire in un guado in cui convogliano giallo e thriller in cui perderebbe la propria identità letteraria. Ma per sapere qualcosa in più, senza spoilerare troppo, abbiamo sentito sia Pizzo quanto altri autori quali Donato Altomare, Cristina Astori, Sandro Battistim Carlo Bordoni, Andrea Carlo Cappi, Francesco Grasso e Pierfrancesco Prosperi

 

Pizzo – Lei è sia curatore che scrittore in questa antologia come ci si sente a svolgere un doppio ruolo che a qualcuno può sembrare un po' antipodico?

In linea di principio pubblicare propri racconti nella pubblicazioni che si curano, antologie o riviste, sarebbe da evitare perché possono creare situazioni imbarazzanti, tipo accuse di "autonepotismo". Ci possono però essere delle eccezioni: ad esempio, nella antologia precedentemente apparsa nella stessa collana Bietti, Ambigue utopie, c'era un racconto ciascuno di entrambi i curatori, io e Walter Catalano. Però in quel caso c'era l'avallo reciproco, e dopo averne discusso abbiamo ritenuto che potesse bastare. In questo caso invece posso dire che il mio racconto, "Morte di un astronauta", è l'unico tra i 22 presenti ad essere stato già pubblicato; anzi era apparso ben 3 volte in Italia (in un caso su "L'Eternauta", a cura di Gianfranco de Turris), è stato tradotto all'estero ed è stato finalista ad un Premio Italia. Dunque mi pareva avesse abbastanza titoli e siccome rientrava nell'argomento ho deciso di inserirlo. Anche se, personalmente, continuo a considerarlo solo un riempitivo...

 

Altomare – La sua storia è molto variegata di generi poiché, oltre alla componente fantascientifica, vi è anche quella sentimentale-romantica e addirittura orrorifica

Certamente. Chi legge le mie storie sa bene che adoro mischiare i generi, lo faccio da trent'anni, da quando cioè era una specie di eresia. Inoltre nelle storie ci dev’essere anche un pizzico di sentimento, giusto quello che non guasta. Però sono da sempre convinto che non esiste una narrativa di genere, ma esiste una buona o una cattiva narrativa. Ho vinto concorsi ortodossi con racconti che verrebbero collocati nelle gabbia dei generi e nessuno ha mai storto il naso, ovviamente se si tratta di un buon racconto.

 

Astori - Il suo racconto oltre alla componente futuristica non riporta anche tematiche da thriller psicologico e mistico?

In effetti nelle mie storie la tematica più forte è sempre quella psicologica. Credo che il genere, sia fantascienza, noir, horror ecc., sia un forte veicolo per raccontare ciò che si cela sotto l'apparenza. Le storie di genere non sono un'astratta metafora, ma la loro potenza sta proprio nella possibilità di far sperimentare in prima persona al lettore dilemmi, inquietudini ed emozioni che non hanno nulla di fantascientifico, ma sono del tutto umani. Scan-gel parla della corruzione del Vaticano e della fede dell'uomo in una tecnologia che salva, ma soprattutto del fatto che non c'è Dio né Scienza che tenga: quando ci guardiamo allo specchio siamo comunque da soli, e sta a noi scegliere se lasciarci o no precipitare nel buio...

 

Battisti - La sua esperienza nel gruppo “connettivista” e il suo lavoro sull'Impero Connettivo quanto hanno influito nella stesura del suo racconto?

Essendo uno dei fondatori del Movimento Connettivista, le mie visioni, le mie intuizioni, il mio modo di scrivere è intriso di Connettivismo e, di rimando, il Connettivismo ha i miei germi dentro. Scrivere dell'Impero Connettivo è come scrivere Connettivismo dal mio punto di vista, così come ogni aderente al gruppo scrive a suo modo di Connettivismo; diciamo che il racconto incluso nell'antologia ha subito influenze integrali mie e connettiviste.

 

Bordoni - Il suo racconto oltre a richiamare il tema de l'ineluttabilità degli eventi non è anche una stoccatina alla notra classe politica?

L'uomo politico che morì due volte fa indubbiamente riferimento alla nostra classe politica: speravo fosse chiaro! Il tema dell'antologia era il noir in un contesto fantascientifico e ho cercato di coniugare i due aspetti in un racconto che fosse anche d'attualità. Chi può dire se esista un mondo parallelo (o più mondi paralleli) dove le vicende politiche che caratterizzano l'attuale società hanno esiti diversi? Di fronte al degrado dell'etica sociale e politica resta la speranza che, da qualche parte, esista un mondo dove la correttezza è di rigore.

 

Cappi - La sua storia oltre a riproporre un suo personaggio, Padre Stanislawsky, non è anche un omaggio a H. G. Wells e Michael Crichton?

L'idea dietro la serie di padre Stanislawsky è quella di fargli attraversare in chiave ironica tutti i generi e tutti i temi del thriller e del fantastico, rimescolandoli: il tema ricorrente del mystery a sfondo religioso, condito con avventura e azione, con la partecipazione di volta in volta di angeli vendicatori, mostri lovecraftiani o armi ultratecnologiche... In questo caso, oltre al paradosso religioso del titolo, è in gioco il noir criminale (anni fa ho curato una collana di classici sull'argomento) applicato a un contesto fantascientifico e unito al viaggio nel tempo, argomento che mi affascina fin da quando ho letto il romanzo di Wells molti anni fa. Memore della mia passione infantile per i dinosauri, ho scelto come destinazione il Cretaceo consultandomi anche con una cortese e paziente paleontologa, non avendo io la cultura scientifica del grande Crichton. Ma volevo anche... contraddire un altro mito della fantascienza: Ray Bradbury, che in un suo racconto su un viaggio nella preistoria sosteneva la mutabilità del tempo; laddove io, facendo appello a un'affermazione di Tommaso d'Aquino, sostengo la teoria di un unico corso del tempo, in cui tutto ciò che è avvenuto è immutabile e, se noi torniamo indietro sperando di modificare il corso degli eventi, in realtà portiamo solo a compimento quello che è accaduto nel passato. Ovviamente, almeno per ora, non c'è modo di controllare...

 

Grasso - La sua storia si ambienta su Arrakis, pianeta simbolo della saga di Dune, com'è stato cimentarsi in un lavoro con un simile cult della fantascienza?

Ho già provato in passato a confrontarmi con “cult della fantascienza”, come dici tu. Per esempio, ricordo che tempo fa ambientai un racconto horror su Trantor, pianeta capitale della galassia nei cicli asimoviani dell’Impero e della Fondazione. Questa volta ho scelto, come scenario di “La formula del figlio”, il mondo desertico di Arrakis, intendendo in tal modo omaggiare uno scrittore che ho sempre amato molto. Un atto di umile riconoscimento al grande lavoro e alle invenzioni rutilanti di Frank Herbert, insomma.

In generale, credo che riutilizzare ambientazioni e scenari SF entrati nell’immaginario collettivo rappresenti non solo una sfida intrigante, ma anche una scelta coerente con la mia idea di SF, che io intendo come una sorta di “quinta teatrale”, uno sfondo (fascinoso quanto si vuole, ma uno sfondo) su cui far risaltare la vicenda narrata. Quest’ultima poi assume valore in sé, nella forza della storia e nella credibilità dei personaggi, a prescindere dal genere letterario (noir nel caso dell’antologia in questione) in cui la si vuole classificare.

 

Prosperi – Possiamo definire il suo racconto come un'attuazione del principio del delitto e castigo in chiave extratemporale e territoriale?

Sì, l’impostazione è quella. La considero una variazione sul tema del ‘Quarto Tribunale’, ovvero di quelle istituzioni, associazioni ecc. che si preoccupano di perseguire i criminali che per qualunque motivo sfuggono alla condanna della legge ordinaria e dei suoi tre gradi di giudizio. In alcuni libri e film questo ruolo è svolto da squadroni della morte, da società segrete, da poliziotti in pensione, o persino da serial killer come Dexter. Io ho immaginato una versione più innocua e meno sanguinaria, ma inesorabile: la prigione di massima sicurezza in un altro spaziotempo.

 

TITOLO: Notturno Alieno

AUTORE: AA.VV.

EDITORE: Bietti

ANNO: 2011

GENERE: Fanta-noir

PAG: 483

PREZZO: € 22,00

Vito Tripi
Vito Tripi
Vito Tripi collabora con l’Agenzia Stampa Deigma Comunicazioni specializzata in uffici stampa culturali, religiosi, sociali e tecnico-scentifici, con le Riviste “Charta Minuta” e “Storia del ‘900” “L’idea il giornale di pensiero”Dal settembre 2007 è opinionista cinematografico per l’emittente TeleVita nel programma “Lungometraggio”Ha curato la Rubrica Cinema e Libri per il periodico on-line www.nannimagazine.itCura la Rubrica d’arte “Gallerie Romane” per la radio Vaticana nel programma “Attualità della Chiesa di Roma”Cura la Rubrica Arte&Libri per il mensile “Il Giornale del Lazio”Curatore della manifestazione letteraria “Genius Loci” presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Tor Verga

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