Io canto l’Uomo, solamente il fragile individuo
nient’altro che l’odore di me stesso
e il suono che si smorza a sera. Canto
il folle desiderio di chi vola,
l’istante definito tra le cose
ciò che non era o quasi è in divenire.

Io canto la parola che non disse
il fiore che non colse l’assassino
di solitarie idee. Io canto Ulisse
vascello luminoso di pensiero
lanciato sulla rotta del mattino.

Io canto ciò che vide il primo uomo
ciò che conosco appena, la metafora,
l’ossimoro, l’immagine del Verbo,
il sangue che fluisce ancora. Canto
il tempo che mi canta, le stagioni,
la musica, le azioni, la preghiera
che disilluso innalzo come un grido
nel fraseggiare rapido e confuso.

Guido Mazzolini
Guido Mazzolini
Nacqui a Cremona troppi anni fa, da allora respiro nebbie fitte, afa padana e pianeggianti sensazioni. Pesante e immobile da sempre, mi esprimo come posso e come so, nello stesso identico modo che mi è stato concesso da un cinico fato. Scrivo parole convinto che l’espressione sia l’unica magia donata agli esseri umani per potersi elevare e somigliare sempre più agli Dei. Non esistono punti fermi nel mio esistere, solo zattere di comprensione in balia di un oceano agitato e onde altissime che conducono, malgrado noi, verso lidi sconosciuti. Per questo credo nella parola espressa come valore supremo; ci credo perché la voglio fortemente mia, la sento scorrere nelle vene più del sangue, possiede un proprio odore inafferrabile ed evoca consapevolezze diverse, la posso toccare con mano, ingoiare e respirare ogni istante. Credo nel “linguaggio dell’inesprimibile”, nelle sensazioni e intuizioni che solo parole non convenzionalmente espresse riescono a palesare realmente. Accendo l’ennesima sigaretta, inalo fumo, dubbi e allegrie. "Sono l’oscuro lato che nasconde la genesi più vera di me stesso." I miei figli: "L'Attimo e l'Essenza", "Diario di bordo", "Il passo del gambero", "Suoni", "La ragione degli alberi".

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4 Commenti

  1. é abbastanza evocativa da attirare la mia attenzione...non sono molto appassionato di poesia.

    Molto interessante

    Sai, forse l'unica cosa da evitare (ma non so se è volontaria) è quella rima finale del "Disilluso" + "Confuso".

    Ma questa è solo un'osservazione spassionata di un lettore qualsiasi come me.

  2. Canto
    il folle desi­de­rio di chi vola,
    l’istante defi­nito tra le cose
    ciò che non era o quasi è in divenire... bello questo passaggio

  3. A volte le parole cercano un vestito di metrica e rime. Paradossalmente, come sempre quando l'epressione (che per natura dovrebbe essere libera) è calata in una forma... è come versare un liquido in una bottiglia, il contenuto prende la forma del contenitore che lo trattiene.
    Per questo ho usato l'endecasillabo, preziosa eredità del passato.
    E per questo ho usato le rime, non solo nel finale (disilluso-confuso) ma anche prima: sera-era;
    disse-Ulisse; assassino-mattino. Secondo me l'omofonia crea musicalità. Grazie a tutti del passaggio.


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