Se ne sta piegata carponi sul pavimento e spazzola. Spazzola con tutta la forza che ha nelle braccia. Olio di gomito come dice sua madre e prima ancora sua nonna. Quello di cui ha bisogno il pavimento è tanto olio di gomito, ossia forza di volontà  e sapone che tolgano tutte le incrostazioni che ormai vivono da anni, forse decenni su questo pavimento.

Ha provato un senso di repulsione quando è entrata nella stanza. Ed è subito uscita fuori al balcone per prendere una boccata d’aria.

Sgrosso lo chiamano quelli della sua ditta. Immondezzaio invece è come lo chiama lei.

A lavoro ci sono le idropulitrici ed è quasi dell’idea di tornare sui suoi passi e chiedere al suo capo se può prestarle l’ultimo modello, quello arrivato circa un mese fa, ma anche quello vecchio a dire il vero va più che  bene.

Tira fuori dalla tasca il pacchetto di sigarette. Ci giocherella con la mano, prende tempo. Si affaccia senza appoggiarsi alla balaustra, troppo sporca anche questa per i suoi gusti. Guarda giù, sei piani che la dividono dal marciapiede. Le persone da quassù sono simili a formiche.

Si stira la schiena, pensa.

Idropulitrice. Domani torno con l’idropulitrice.

Apre il pacchetto, estrae una sigaretta e la mette in bocca. Cerca l’accendino nella tasca dei pantaloni ma non lo trova.

Cerca ancora. Nell’altra tasca. Ma non lo trova. Deve averlo lasciato in macchina.

Torno in macchina, prendo l’accendino. Anzi vado in macchina, accendo la sigaretta  e passo dal magazzino e chiedo l’idropulitrice.

Rientra in casa. Trattiene il respiro e si avvia verso la porta. Vacilla un attimo, torna sui suoi passi,  si ferma accanto alla macchina del gas. Un accendino in bella vista poggiato sul piano lì accanto. Unto anche questo.

Chissà se funziona.

Lo guarda. Lo guarda con sospetto, ma l’idea di farsi sei piani a piedi senza ascensore…

Come la porto l’idropulitrice per sei piani?

Desiste. Con la punta delle dita si avvicina all’accendino e prova a girare la rotella. Fa la fiamma. L’avvicina con titubanza alla sigaretta e l’accende.

Torna fuori. Respira una boccata di nicotina e tabacco e pure tutte quelle cose aggiunte che non fanno bene, ma che a lei l’aiutano a pensare.

Torna a sporgersi dalla balaustra ben attenta a non toccarla e aspira. Lunghe boccate che lasciano il posto alla cenere rovente. Con il dito dà un leggero colpo alla sigaretta e la lasciacadere nel vaso sotto la sua mano. Della pianta che c’era una volta, forse una margherita, non rimane nulla, se non qualche ramo rinsecchito e un fiore irriconoscibile.

Dà un ultima aspirata e butta nel vaso anche la sigaretta ripromettendosi di raccoglierla dopo aver finito di pulire là dentro.

Rientra. Con passo deciso, si sposta in ogni stanza e tira su le tapparelle; apre le finestre con la speranza che la puzza di chiuso e vecchio e sporco un poco vada via.

Decisa ad andare avanti nonostante la mancanza dell’idropulitrice.

Olio di gomito, come quello che usavano la mamma e la nonna ancora prima.

Quando non c’erano idropulitrici e nemmeno lavatrici o saponi che facevano schiuma e inquinavano.

Olio di gomito, cenere, sapone di Marsiglia fatto in casa con vecchio olio esausto. Olio esausto, quello che oggi non si sa bene cosa farne e il più delle volte viene buttato nel water o giù lungo lo scarico del lavandino. Olio esausto che va ad inquinare fiumi e poi mari. Sapone fatto in casa con olio esausto, ma anche con il grasso del maiale che veniva ucciso in inverno. Si sa che del maiale non si butta via niente. Magari, se proprio andava di lusso al sapone veniva aggiunto qualche aroma alla lavanda o al rosmarino, ma anche no.

Glielo raccontava la nonna la sera quando si preparava per andare a letto e non voleva lavarsi con il sapone.

È sera, e si ritrova ad accendere la luce per essere certa che anche l’ultima macchia fra gli interspazi delle mattonelle sia andata via.

Senza paure si lascia cadere sulla sedia. Ormai pulita, brillante nonostante la formica sia vecchia come tutto l’appartamento.

Eppure quel luccicare inaspettato e sudato che le è costato tanto olio di gomito e sigarette e boccate d’aria fra una stanza e l’altra, le riempiono il cuore di soddisfazione. Sembra una casa nuova. A dire il vero lo è. La sente già più sua, ora che è pulita. Forse non è stato poi un cattivo affare. Sporca sì, ma sotto tutto quel grasso e sporco e nero ha ritrovato un piccolo gioiello. Il suo.

Si alza. È ora di tornare a casa. La vecchia casa. Ancora per un po’ sarà la sua casa. Questione di giorni, di olio di gomito per togliere le incrostazioni più difficili; per intenderci quelle che ora lei non vede, ma che sa domani usciranno fuori.

Con un ultimo sforzo torna in balcone e prende le innumerevoli cicche dal vaso e le mette in una busta di carta. Le luci giù in strada sono accese, anche quelle degli appartamenti di fronte.

Alza gli occhi al cielo e cerca la stella. Ripensa a sua nonna ed è certa che ovunque si trovi ora stia sorridendo.

Mariella Musitano
Mariella Musitano
io sto alla scrittura come il giocoliere sta alle clavette.

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