PRENDERE O LASCIARE

Racconti Jacopo Marocco

Non ti capisco. Non ti capisco proprio. Ti fa schifo cagare nei bagni pubblici perché pensi che sono sporchi. Pensi: Cazzo, chissà quanti culi ci si sono appoggiati? I culi di chi poi? Poi però sei lì, con dolori simili al parto che ti fanno piegare in due. Sogni il bagno di casa tua, ma è lontano, troppo lontano, e tu non hai tempo. O la fai lì, in quel posto che trovi per niente igienico, usato da tutti, stuprato, o la fai nelle mutande. Prendere o lasciare. In realtà non è sporco come pensi, anzi, a dire il vero è pulito, ma è l'impressione che ti fotte. Come sempre.

I dolori sono sempre più forti. Prendere o lasciare. Decidi di prendere. Allora ti slacci i pantaloni, te li cali fino alle ginocchia - perché non sia mai che tocchino il pavimento – insieme alle mutande, ma non ti appoggi sulla ciambella del cesso. No, rimani col culo sospeso a mezz'aria, come una puttana, perché non vuoi assolutamente che le tue natiche vengano a contatto con quelle superfici “così zozze”. Inizi a farla, e la diarrea che hai dentro, per troppo trattenuta, s'è montata come panna ed esce dirompente come fosse vernice spruzzata fuori da una bomboletta spray: vaporizzata. Imbratti tutto. Anche fuori dalla tazza. Piccole macchie marroni si schiantano dappertutto: sulla ciambella, sul coperchio del wc, sulle piastrelle dietro, sul pavimento. Finita la scarica, ti alzi, ti pulisci alla bene e meglio, scarichi, e te ne vai lasciando quelle macchioline lì.

Tu non le togli, e nessuno lo farà nel breve termine. Così quelle si sedimentano, si attaccano a quelle superfici come fossero ostriche ad uno scoglio, si solidificano. E nemmeno quelli delle pulizie che passeranno tempo dopo, magari uno o due giorni dopo, riusciranno a toglierle, nemmeno con i loro prodotti chimici creati in laboratorio ci riusciranno. Poi un giorno sei un giro. Senti un dolore al bassoventre, come se ti ci avessero appena dato un pugno. Inizi a sentire i tuoi scarti, i tuoi escrementi che si rincorrono nelle budella come topolini dentro condutture in disuso. Il caso vuole che ti trovi vicino al bagno che ti salvò tempo indietro. Il caso, sempre lui. Entri, ma quasi non lo riconosci, ti chiedi se abbiano ridipinto le pareti: tutto il bagno è colorato di minuscoli pois marroni.

Che schifo, pensi, col cazzo che la faccio qui. Così controlli gli altri bagni, ma sono tutti nella stessa condizione, forse peggio, così torni in quello di prima. E la fai. Ma non ti appoggi, di nuovo. Così tutto riprende. Il cerchio si chiude e ricomincia. Il circolo vizioso non si spezza, ma cresce, si alimenta. Di coglioni come te ce ne sono tanti, e quelle macchioline, come un piccolo esercito asiatico, crescono e si moltiplicano ed invadono tutto. Tutto al tal punto che un giorno ti svegli, esci di casa e vai al lavoro, controvoglia e teso: controvoglia perché il lavoro che fai non ti piace, ma non hai altre scelte; teso perché ti tengono per le palle con un contratto simile a quello di un bambino che cuce palloni nel Vietnam. I tuoi superiori hanno sempre sul volto stampata quell'espressione che sembra dire:

TILICENZIAMOQUANDOCIPAREEPIACEENONPUOIFARCINIENTENESSUNOPUòFARCINIENTEMUAHAHAHAMUAHAHAHAH. Inoltre hai delle bollette arretrate, l'affitto da pagare, e il veterinario che continua a chiamarti per dirti che è ora che il tuo cane faccia i vaccini annuali. Poi c'è lei. Lei, che t'ha lasciato. Che t'ha lasciato per uno che a tuo avviso è più brutto del campanaro di Notre-Dame, quello che lei diceva era solo un amico. Tu lo reputi un coglione, uno di quei tipi che si divertono ad indicarti una macchia immaginaria sulla maglietta e poi ti danno un buffetto sul naso quando ingenuamente ti abbassi a guardarla.

E ci ridono di gusto perché trovano la cosa terribilmente divertente. Hai incontrato un'amica di lei che ti ha detto, orgogliosa e sprezzante, che lui “lavora in una compagnia di telefonia mobile con un contratto a tempo indeterminato“ e che lei, la tua ex “ aveva tanto bisogno di stabilità emotiva, e che ora con lui - fortunata lei - ce l'ha anche economica, perché voglio dire, le compagnie di telefonia mobile oggigiorno sono una garanzia per chi ci lavora, non conoscono crisi. Pensaci: sta per finire il mondo, e tu che fai? Non usi il telefono per dire addio a tutte le persone a te care? Quello sta in una botte di ferro.“ Quello lì, mica te. Così ti guardi intorno e no, non vedi tutto nero. No, intorno a te vedi marrone, ma non a tinta unita, a pois. Piccoli pois marroni invadono tutto il tuo campo visivo. Che mondo di merda, diresti. Ma poi pensi che forse, se tutto è così, è anche un po' colpa tua. E fai bene a pensarlo.

Jacopo Marocco
Jacopo Marocco
Jacopo Marocco, aspirante scrittore aspirato mezzo spirato, in erba e sporco d'erba.

Suoi ultimi post

5 Commenti

  1. ...e quanto è vero!

  2. D'accordo con Riccardo!!

  3. ehm... dovesse capitarti mettiti giu' dietro a una macchina e falla. se il modello della macchina ti fa schifo falla all'altezza dello sportello guidatori.
    ps controlla che sia vuota prima.

  4. come sempre sei grande... e considerando che io il lavoro non ce l'ho e che faccio parte di quelli a cui i bagni pubblici fanno schifo....potrei vedere il mondo a pois marroni...


Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commento *

Name *
Email *
Sito