“Primo maggio! Su il coraggio!”

Chissà perché le veniva sempre in mente questa rima...

Marta si aggirava per casa, come se cercasse, tra i mobili o gli oggetti che la componevano, una qualche risposta ai dubbi che ormai le ronzavano in testa.

Quel giorno si era svegliata di buonora.

Aveva sistemato la cucina rimasta in disordine dalla sera precedente, poi, non appena finito, si era preparata un buon caffè. Con la tazzina tra le mani aveva perlustrato il terrazzo, tolta qualche foglia ingiallita dalle piante ed infine spazzato il pavimento.

Quel giorno era la festa dei lavoratori.

Quanto significato aveva perso questa data nel corso degli anni...

Eppure questi, non erano certo anni facili. Ancora di più di quelli che ricordava; ma, nonostante la disoccupazione e il lavoro nero fossero aumentati, nonostante le più bizzarre forme contrattuali contagiavano come un virus tutti i settori dell’impiego, nonostante la tutela e la salute dei lavoratori fossero pressoché inesistenti con il conseguente incremento di morti bianche (o rosse di sangue?) e patologie di tutti  di tutti i tipi pesavano come macigni, la gente Non si indignava più.

Restava ferma, stordita, anestetizzata, rinunciando a farsi sentire.

Anche Marta se ne stava lì, in piedi, con le braccia lungo i fianchi, tra la porta di casa ed il tavolino, indecisa sul da farsi.

“Ci stanno riuscendo. Non ho più molta voglia di uscire e manifestare” pensò seriamente.

Si sentiva come stretta in una morsa, come se indossasse degli abiti che non le appartenessero.

Ripensò anche questa volta ad una battuta di un film di Nanni Moretti:

“Mi si nota di più se vengo e sto in disparte o se non vengo per niente?”

In quel caso il dubbio riguardava la presenza ad una festa dove il protagonista avrebbe incontrato una sua ex, mentre Marta si chiedeva, pur provando lo stesso sentimento dell’attore, se i potenti notassero la sua assenza o la sua presenza, così, proprio come alle elezioni.

Da qualche anno a questa parte si era recata ai seggi con lo stomaco in subbuglio. Indecisa, come non mai, sul da farsi. Si sentiva delusa, tradita, non rappresentata, intimamente scioccata dall’idea di non votare, di non esprimere comunque la sua opinione. La politica aveva un ruolo importante nella sua vita. Quanti dibattiti aveva sostenuto, con tutti. Dapprima giovanissima, con i suoi compagni di scuola, poi affacciatasi nel mondo del lavoro, con i suoi colleghi, senza parlare della famiglia o dei suoi amici dove, praticamente da sempre aveva scambi di opinioni a volte anche molto accesi. Invece ora, si ritrovava ad osservare, con il distacco emozionale di chi non vuol soffrire, quello che accadeva nella società.

Tutto sommato lei era quella di sempre.

Continuava a diffondere idee ecologiste e di pace, impegnandosi, nel suo quotidiano, a vivere pesando, per quanto possibile, lievemente sulla terra.

Restò per un tempo interminabile piantata là: guardando la porta come se da un momento all’altro dovesse aprirsi con un meccanismo magico e svelare, di là dalla soglia, un mondo nuovo. Pulito. Rispettoso. Pieno d’amore per ogni forma di vita.

Aspettava una risposta, un segno, un miracolo.

Poi, all’improvviso, un guizzo negli occhi. Si voltò di scatto. Quattro passi decisi. Afferrò le chiavi, prese lo zaino, il caschetto della sua bicicletta e uscì spedita di casa. Slegando la catena dalla ringhiera si disse:

“Solo questa altra volta. Poi Deve cambiare. Deve cambiare per forza, dobbiamo svegliarci. Sì, sì. Può essere che stavolta è proprio quella buona. Oggi griderò ancora più forte.”

Montò in sella, pedalando per raggiungere i suoi amici, che l’aspettavano ormai da tempo.

La prima serie di curve, poi un pensiero improvviso le s’insinuò in mente:

“Sarò semplicemente una povera illusa? E se non cambiasse nulla, come sempre?”

Scrollò la testa, come a voler far uscire quel pensiero, si sistemò gli occhiali sul naso e riprendendo il ritmo delle pedalate, per un istante scrutò il cielo.

Una sola nuvola correva veloce, trasportata dal vento: il suo pensiero e il suo tormento.

sarasolosara
sarasolosara

Sara M. nasce a Roma il diciotto aprile millenovecentosettantasei.
Sin dai primissimi anni di età, pur non sapendo leggere e scrivere, trascorreva il proprio tempo riempiendo pagine e pagine di caratteri incomprensibili e non appena seppe farlo veramente iniziò senza fermarsi più, cimentandosi in letture anche complicate per la sua giovane età.
In realtà ritiene molto difficile scrivere una biografia di se stessa, soprattutto quando alla fin fine non si è combinato poi molto, ma ha all’attivo un racconto “Strade” che presto sarà pubblicato all’interno di un’antologia dal titolo: “Vivere o sopravvivere” di cui è la curatrice insieme alle sue amiche scrittrici Karen Lojelo e Mariella Musitano, e tante idee ancora da concretizzare. Per il suo essere puntigliosa e scrupolosa nello scovare errori grammaticali e sintattici, viene spesso invitata a rileggere e correggere scritti prima della loro pubblicazione. Scrive sotto lo pseudonimo di SaraSoloSara.

[…]La vita più intensa è raccontata in sintesi dal suono più rudimentale, quello dell’onda del mare, che, dacché si forma, muta ad ogni istante finché non muore! […] -Dalla Coscienza di Zeno, Italo Svevo-

Suoi ultimi post

11 Commenti

    • Si, ho avuto due minuti liberi per sistemarlo! 😉

  1. davvero interessante!!!

    • Grazie Noria!

    • e grazie per le atmosfere morettiane 🙂 in particolare ho pensato a Palombella Rossa....c'è anche lo strano apparentamento tra una canzone del repertorio pop italiano e la politica dei nostri anni.... brava compagna (ah ah ah io ho frequentato molti ambienti della sinistra e non mi sono mai ritrovata in questo appellativo... compagna di che ? Non ho mai trovato vera condivisione)

      • Devo esser sincera, anch'io in questo appellativo non ho mai trovato più di tanto condivisione e l'ho usato pochissimo, forse ora che ci penso, solo per gioco o moda ai tempi del liceo...comunque grazie per il tuo commento, felice che ti abbia rievocato un po' di queste atmosfere!

  2. Primo maggio..su coraggio.. era una frase della canzone di Umberto tozzi " Ti amo "
    ma dai che lo sapete tutti !! Adesso ascoltiamo il californiano Ben Harper e facciamo finta di non conoscere il torinese Tozzi..
    ;-))
    Bel pezzo Sara.. da quale 1° maggio lo tenevi nel cassetto..?

    • Ecco cos'è questa rima!!! 😛 Ora glielo dico anche a Marta... Grazie Jan, questo racconto era pronto dall'ultimo primo maggio, ma ha decantato e ieri era pronto per esser degustato!

  3. grazie kap.... un commento che è un gioiellino !!!

  4. Ciao Martaaaaa.................... pedala pedala veloce e grida gridalo forte e chissà che un giorno il tuo grido insieme a quello di milioni non porti a trasformare le utopie in realtà!!!!

  5. saper che le cose non cambieranno non porta a niete...è vero, forse le cose non cambiano, forse siamo soli..ma almeno non dobbiamo nasconderci a noi stessi...
    Pedala, pedala :))


Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commento *

Name *
Email *
Sito