Ho pensato al cielo prima di svegliarmi. Nessuna nuvola alta che ne turbasse il respiro lo solcava. Con esso sono volati i miei pensieri prima che cominciassi a chiedermi per quanto sarebbe durato tutto questo. E, con esso, avrei voluto poter valicare l’aria e diventare aria a mia volta così da essere qualcosa in più d’un corpo pesante senz’anima, che precipita senza un perché, come una piuma mossa dal vento.

Chi sente il peso del cielo passa inosservato tra le correnti. Il suo danzare è simile a quello delle fiamme di un incendio senza fine, mentre veglia assopito i giorni e trascorre le notti sveglio, incapace di prendere sonno, recando negl’occhi questo senso sconosciuto che la pioggia ignora, come se non riuscisse a vederlo, e incessantemente si specchia nello sguardo degli altri sapendo solo di sentire questa emozione stringergli il cuore, senza conoscerne il modo per potersene sbarazzare o poterla almeno trasmettere ad un altro essere nella solitudine più grande.

Chiedendosi quanto sarebbe durato e quando sarebbe finito ogni giro della giostra, un essere prese il proprio destino e decise di lasciarlo andare. Io ho cercato di non farci caso, e ho fatto finta di non guardare l’alba che schiariva mentre i mattini arrivavano muti dopo ogni notte. Ho provato a capire il senso del tutto, ma in effetti, per quante domande avessi provato a farmi o a porre a qualcuno o a qualcosa, la risposta è stata sempre è comunque una domanda più grande della precedente, poi più grande ancora e così via, sino a divenire enorme più di quanto non fosse stata in principio la mia meraviglia; Eppure chi comprese il senso del tutto, un giorno, sorridente, forse volò via nel cielo senza mai voltarsi indietro con la leggerezza dell’aria che vorrei diventare e che non sono se non a tratti. Chi lo fece aveva la chiave dell’esistenza e della creazione, altri si limitarono soltanto a dire come essi fossero stupidi e folli, e come con quella conoscenza non fecero altro che scoprire il lato più drammatico della realtà. Ma sembra proprio che nessuno abbia mai avuto la risposta, la realizzazione, alla domanda più grande di tutte.

Si potesse volare ancora…Solo una volta, una volta sola prima di cadere…Reagirei ai fati che mi circondano così da potermi sentire finalmente libero per una volta e volare lontano oltre tutto questo.

 

Ho pensato al cielo prima di svegliarmi. Nessuna nuvola che ne turbasse il respiro lo solcava…

Giuseppe Mastroianni
Giuseppe Mastroianni
Giuseppe Mastroianni è nato il 4 Ottobre 1989 ad Avellino. Dopo la maturità, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche all’università degli studi di Napoli “L’Orientale”, conseguendo la laurea. Amante della storia e delle culture antiche e straniere, ha una naturale inclinazione per la letteratura e per le arti. Negli anni scorsi le sue poesie in lingua straniera sono state scelte per la partecipazione a varie antologie edite in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. I suoi primi componimenti scritti ed editi in lingua italiana sono racchiusi nella sua prima silloge: "Sospiri". In seguito rilascia gratuitamente sul suo sito un poemetto "Tenebre". Attualmente è dedito alla composizione di racconti e del suo primo romanzo "Dove non cantano gli angeli".

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