Quando non c’eri. , quando non c’eri, a volte mi fermo e ti osservo e mi chiedo come facevo a respirare. Come potevo ogni giorno trovare la forza di alzarmi.
Chi mi spostava i capelli per baciarmi, dove guardavo quando mi sentivo persa, quale mano si allungava verso di me al semaforo per attraversare la strada. Ripenso al succo di frutta la mattina seduta ad un tavolo da sola o con qualcuno che mi ci faceva sentire.

Quando non c’eri, me lo ricordo, mi ricordo la domanda costante… chi me lo fa fare anche oggi ad inspirare ed espirare e preparare da mangiare e anche quando trovavo un buon motivo mi chiedevo se davvero ne valeva la pena. Quando non c’eri, mi chiedevo se proprio doveva arrivare la fine del mondo perché si faceva attendere tanto. Quando non c’eri. Certi giorni mi sembravano meglio oppure mi dimenticavo di essere triste. Ma poi tornava sempre quel senso di impotenza nei confronti di quello che chiamano destino. Quando non c’eri, ho avuto momenti felici, sì che ne ho avuti, anche tanti, eppure mancava sempre qualcosa, quando non c’eri anche i giorni più pieni di vita avevano dei punti morti.

Quando non c’eri come facevo ad essere felice? Adesso me lo chiedo sai. Come facevo a ridere e sorridere e camminare e perché ci riuscivo. Quando non c’eri nessuno mi teneva il viso tra le mani guardandomi da così vicino senza avere paura di restare. Quando non c’eri non c’ero nemmeno io e mi cercavo tra le pieghe del lenzuolo, sui binari del treno, mi cercavo dentro alle valige, nella tasca interna del portafoglio, mi cercavo per la strada e sui ripiani della libreria… ma io non c’ero. Quando non c’eri, non c’era una parvenza di felicità che durasse più di un giorno. Non c’era nessuno anche quando era pieno di gente.

Quando non c’eri non mi sono mai sentita così, così bene davvero senza la certezza che tutto avesse una data di scadenza. Quando non c’eri avevo paura di me o di chi avevo di fronte, adesso mi spaventano solo gli uragani, i terremoti e le possibili catastrofi naturali. Che ti terrei dentro una palla di vetro solo per essere sicura che niente ti possa far male, che nessuna goccia di pioggia ti possa bagnare.

Quando non c’eri io c’ero però, anche se non mi trovavo, c’ero, e ti assicuro che non mi piaceva molto questo mondo strano che adesso sembra illuminato.

Karen Lojelo

Karen Lojelo
Karen Lojelo

Sono nata a Roma il 25 giugno del 1976 dove ho studiato, vissuto e lavorato fino al luglio del 2007, poi ho iniziato a scrivere il mio primo romanzo: “L’amore che non c’è” poi è stato il tempo di
“Binario 8” una raccolta di poesie (che scrivo da sempre).
Appena uscito il mio nuovo romanzo ‘L’ebbrezza del disincanto’ e a breve un’antologia di racconti curata da me Mariella Musitano e Sara Marucci. Nel 2013 è andato in scena il primo spettacolo teatrale scritto da me ‘Riflessi’ e attualmente sono impegnata nell’ultimazione di un nuovo romanzo.
Chi sono io?
Bella domanda…: “io sogno cose che non sono mai esistite e dico: «Perché no?». George Bernard Shaw

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3 Commenti

  1. inspirare espirare... già

  2. Oddio!..Karen...è stupendo quello che hai scritto!...E' proprio quello che dico io da quando ho conosciuto mio marito..Mi ci fai cadere una lacrima..Siamo quindi anime perse e poi resuscitate grazie all'amore, io e te!..


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