Quella sera al Circoletto

La generazione di spiriti ribelli ormai in pensione si ricorda molto bene del Circoletto, appena nascosto da una fila di palazzi del basso centro e qualche traversa industriale poco accogliente, esattamente al confine tra quello che la gente normale ama vedere e quello che invece era considerato blasfemo nella nostra città.

Non era un centro sociale e nemmeno un'associazione...ma quasi ogni sera si riempiva di tutti i fuggiaschi diversamente abituati dalla musica commerciale o il cantautorato da televisione nazionale. Era sufficente attraversare una porticina poco visibile all'angolo della strada e precipitarsi nell'universo anticonformista delle band emergenti, che si sa...

...non avrebbero mai preso il largo...

...ma almeno suonavano il minimo accettabile per arricchire la propria esperienza live musicale,  sullo sfondo di una cittadina poco espressiva ai confini del mondo, tuttavia piena di qualunquismo religioso...come moltissimi altri borghi, più o meno piccoli, d'Italia.

A quei tempi ci eravamo abituati male...

...trasandati, emarginati, fintolocati che sfoggiavano giacche jeans dalle maniche strappate e il logo di una band sul nero sbiadito della maglietta, con tutta la voglia di gridare a un mondo artificiale quanto ne avevamo le palle piene, assolutamente convinti che un giorno le cose sarebbero cambiate anche per noi.

E infatti...il Circoletto aveva chiuso ormai da parecchi anni.

Ma un venerdì sera di fine aprile, mentre vuotavo il bicchiere davanti alla tele che trasmetteva un dubbio capolavoro per famiglie, la telefonata di un amico spalancò le porte dell'inverosimile, annunciando con gioia esagerata la riapertura del locale soltanto per una notte.

"Amico sto parlando del Circoletto! Ci sono gruppi nuovi, gente diversa...alternativa...il tipo di serata che fa per noi!"

Perchè andare, mi chiesi.

Ma non cercai risposta...

...e fu così che mi trovai ancora una volta sulla soglia arrugginita di quel mondo un pò diverso da come mi avevano trasformato tutti questi anni, in fila tra gli sguardi esaltati di una marea interminabile di ultratentenni dal cespuglio riccio al posto dei capelli, con la bottiglia stretta in mano e l'insaziabile voglia di tuffarsi indietro nel tempo, per assaporare ancora una volta quell'ebrezza da giovani guerrieri metropolitani...

...tutti pronti a lapidare il proprio stress davanti a qualche faccia dipinta di bianco e un pò di trucco pesante.

Quella sera avrebbero fatto del Metal: nuovi talenti ci avrebbero riportati indietro alle nostre voglie...e avanti nell'evoluzione dello stile.

Eravamo già tutti quanti li, un centinaio d'anime difficilmente realizzate, che non si domandavano nemmeno se il fegato era ancora in grado di reggere la quantità indecifrabile di alcolici che li attendeva.

Sembrava impossibile che mi fossi lasciato convincere ad andare a una serata del genere, il sottoscritto...quello che ha trascorso il resto degli ultimi 10 anni a smaltire la noia nascondendo fotografie nei cassetti e impolverando vecchi album di artisti sconosciuti. Ne era passata di acqua sotto i ponti...forse così tanta da non riuscire ad orientarsi nemmeno un pò fra tutta quella gente, una volta messo piede nel locale solo per rifarsi l'umore davanti a decine di sguardi impazienti sotto il palco o al bancone del bar.

La mezzanotte era già passata...ma ancora non si faceva avanti nessuno a imbracciare un elettrica.

Ma il Circoletto si trasformò presto in un fremito di urla eccitate, quando il tipo dalla folta chioma scura e il bracciale borchiato salì sul palco per annunciare il primo gruppo della serata. Così mentre il sudore dell'attesa impregnava i jeans scuri della folla, io mi scolavo già il secondo wishkey al bancone del bar, rassegnato quanto basta per brindare ancora col mio amico, prima di perderlo in mezzo alla gente scatenata da un paio di accordi tutt'altro che innovativi.

Non ricordo quale fosse il nome di quella band di ragazzini poco convincenti che calcò il palco per prima, sventolando testi incomprensibili e privi di alcun ritmo magari per agganciare qualche professionsita musicale del pubblico, forse alla ricerca di un complimento un pò più stravagante del solito "bravi", a caccia di uno spiraglio qualsiasi per sfondare sulla scena della musica contemporanea.

Non ricordo affatto il loro nome.

Ricordo solo che quando iniziarono a massacrare le corde, completamente isolato dal resto degli spettatori in delirio a un centimetro dagli anfibi chiodati del cantante, trovai il corridoio giusto per evitare troppe spinte sovraeccitate...e me andai fuori sulla veranda.

Dio benedica la veranda del Circoletto.

Una decina di sigarette più tardi inziai a riprendere coscienza del luogo in cui mi trovavo e di tutti i ricordi che vi erano legati...e respirare forte l'odore del cielo urbano, sommersi dai palazzi del circondario poco frequentato a quell'ora di notte, insonorizzati quanto basta per permettersi di andare avanti ancora per parecchio. Me ne stavo seduto sul bordo del davanzale con l'ennesimo drink della serata, visibilmente confuso dalla fauna circostante, un centinaio di specchi troppo impolverati per riuscire a riconoscersi davvero. E di tutti i capelloni dalla catena facile che mi giravano attorno, le pupe goth dai polsini ricamati che non centravano un cazzo, i pantaloni di pelle attillati e qualche stempiato arrivato troppo presto a dire addio alla sua chioma ribelle...

...di tutte quelle opere d'arte senzienti mai tramontate non ce n'era una che non avessi già visto li anni fa...o sotto i portici del municipio e piazza del popolo.

Possibile che fossi l'unico fuori posto, quella notte al Circoletto?

Com'erano ridicoli, pensai.

Ma forse, in quel momento, lo stupido ero soltanto io.

Come se non avessi mai venduto l'anima al diavolo pur di sentire un nessuno qualsiasi che metteva mano a una chitarra, come se non avessi mai gridato per un intera adolescenza di tutti quei perchè sbagliati della vita comune...come se non avessi mai indossato una giacca di pelle talmente lunga da inciampare a ogni passo, o non avessi mai sbattuto la porta in faccia alla molteplicità dei futuri in linea col buon senso del pianeta.

Soltanto allora, nonostante i disturbi alcolici riflessi negli occhi di tutti i presenti e il sottofondo power che sviscerava dall'interno...mi resi conto che quella notte c'era anche lei.

"Ciao!"

"Ciao..."

E dopo averle risposto in maniera tutt'altro che effervescente, la vidi avvicinarsi con quella sua camminata un pò dondolante, ricordandomi il tipico status delle serate che frequentavamo ai tempi. Mi sorrise stupita, attorcigliandosi i capelli con l'unica mano libera dal cocktail, domandandomi perchè mi trovassi li quella sera...evitando di ricordarci troppo quanto ci eravamo amati...e di come ci siamo accoltellati ai tempi per colpa della voglia di successo oltre frontiera.

Che cosa ci faceva lei li, mi domandavo io invece...

...con quei jeans un pò troppo firmati e la pettinatura da un milione di dollari, con quel sorriso malato che perforava il limite della mia tolleranza quasi a dirmi "Ehi, che bella fine che hai fatto!".

Lei...con i suoi clichet perbenisti alla moda, le degustazioni mignon da party aziendale e le scalate al vertice da vicino di casa con la parbola più alta.

Io...con un domani uguale a ieri, fatto di tutte le scelte sbagliate per sigillare il lazzaretto di quello che erano i miei ideali.

Improvvisamente, troppo annoiato dai mille racconti di successo che mi trovavo costretto ad ascoltare, riuscii a rendermi conto di quanto fossi invecchiato nel tentativo di costruire una vita perfetta...

...al punto di eliminare quelle poche cose che ancora mi facevano sentire vivo davvero, solo per dimostrare a un mondo popolato da falliti che anch'io ero come loro.

E ripensando a tutte le serate trascorse al Circoletto, ai racconti delle vite fatte su misura, finalmente capii che non tutto era perduto.

No...non potevo finire così.

C'erano ancora dei barbari a danzare nella mia testa...e quella stronza che snobbava tutto e tutti, venuta a graziarmi con quelle sue chiacchiere modaiole poco interessanti, era riuscita a diventare lo specchio più perfetto di tutti i miei insuccessi.

Poi il miracolo.

Una folla di gente divertita rideva intorno a un tipo che rigettava l'anima in un angolo buio della veranda: quel tipo era il mio amico.

Le dissi "Scusa, è un mio amico, devo andare".

E subito dopo, con disperata agilità, saltai giù dal davanzale scansando urbiachi e battone divertite per raccogliere l'amico piuttosto strappato, massacrato dalle ore passate a prender botte dai bisonti scalpitanti sotto il palco. L'odore disgustoso del vomito mi riempì le narici rievocando l'effetto ottenebrante dei vecchi tempi: improvvisamente mi guardai intorno...ed eravamo tutti uguali, con cicatrici più o meno simili a quelle di una volta, nello scenario della tarda serata al Circoletto.

E dopo la tortuosa fuga su un pavimento di bicchieri di plastica rotti, finalmente giù per le scale davanti all'uscita del Circoletto, reggendo l'amico sottobraccio, mi sentii chiamare ancora una volta.

"Te ne vai così, senza dire nulla?"

Era ancora lei...ma questa volta avevo già capito tutto e le risposi "No. Volevo almeno dirti grazie per avermi lasciato, per non essere diventato come te."

Me ne andai...e la dimenticai.

Così sotto le stelle dell'ultima ora della notte, avvolti dall'arancio spento del lampione sotto casa dell'amico, ancora intento a sputare l'anima sul marciapiede dell'ingresso...

...tra una sigaretta e l'altra impreganata di troppi anni passati a dimenticarsi la musica e lo stile di una volta, capii che tornare indietro nel tempo è impossibile...

...ma che per una notte soltanto puoi anche rivedere tutta la tua vita e riscoprirti ancora una volta running wild...

...anche se l'indomani ci sveglieremo di nuovo tutti quanti nelle nostre giacche incravattate.

Che quella sera, al Circoletto, non era stato l'Open Bar ad attirarci tutti.


N.A.

Nevrotico Alchemico
Nevrotico Alchemico
Scienziato alchemico dedito alla sperimentazione libera degli incroci nati fra le parole e i diversi status emozionali. Girovago senza meta, studio i caratteri delle persone e le loro relazioni con il degrado moderno degli ambienti circostanti, cercando di estrapolare il filo conduttore che porta alla reale natura di come siamo diventati...e del perchè spesso e volentieri non ci va bene neanche un pò.

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16 Commenti

    • Era l'effettpo desiderato...

      credo che ormai in tanti siamo combinati così...:D

      N.A.

      • Con sollievo scopro che non rientro nella tipa che oramai veste all'ultimo grido e che in fondo sono rimasta quella di ieri nonostante le prime rughe e qualche capello bianco.
        A me è successo di tornare in un centro sociale a me caro da sempre e scoprire che c'era stato un percorso nelle persone che lo curano e gestiscono e così ora convivono diverse realtà: concerti, area bimbi, trattoriola, informazione e lotta contro un sistema chew va sempre più stretto. E così ci torno da mamma senza perdere la mia giovinezza.. in fondo decidiamo noi se essere giovani o vecchi... 🙂

    • Ti ringrazio, signornia delle margherite...

      Sperimentando e sperimentando...

      N.A.

  1. Quello che siamo stati ci appartiene sempre e anche se a volte ci sembra 'estraneo' ha contribuito a farci diventare quelli che ora siamo...

    • è un po come dimenticarsi i giorni di una volta,

      quasi credendo che non siano mai esistiti...

      in quanti ci caschiamo ogni volta....

      Ti ringrazio per le parole...

      N.A.

  2. Quante immagini e quante riflessioni mi hai fatto tornare in testa. Heavy Metal Kids ci chiamavamo quando ci salutavamo con il "nostro" saluto a piazza di Spagna... 🙂 Concordo pienamente con quanto ha scritto Sara.

    • Tappe necessarie forse...

      e quando si dice "cosa vorresti cambiare della tua vita?"

      non sempre c'è qualcosa da cambiare.

      Ti ringrazio per le parole...

      N.A.

  3. il mio si chiamava "club 99" (il numero riferito al nome della via in cui si trovava, che' il 1999 era ancora lontano quando ci passavo le sere...). era abitato dal fantasma di Omar, a sentire Diana. e chi se lo scorda......

    • Era un bell'anno il1999...

      ai tempi, credevo che saremmo tutti morti dopo la mezzanotte del 31 dicembre.

      E magari cercavi di stringere meglio le serate senza tirarti mai indietro, convinto che domani non c'è più.

      Forse è per questo che non ci si dimentica tanto facilmente di quel che si è stati...

      Ti ringrazio per le parole....

      N.A.

      • vabbe', se e' di utilita' possiamo credere che moriremo tra 2 anni come nel film.... (alpexex)

  4. A gennaio ho portato la mia Les Paul Custom da un liutaio a far riparare..
    era da più di 25 anni abbandonata in una stanza buia e fredda della soffitta..
    L'avevo dimenticata..ripudiata..come una parte della mia vita..come molti amori passati..come tante notti balorde..come certi amici che avevano tradito la mia fiducia..
    Forse dovevo rappacificarmi con quegli anni.. forse avevo qualche cerchio da chiudere..
    o forse è solo paura di morire dentro..

    • E ognuno credo che abbia qualcosa da far riparare...

      ...ma che se n'è dimenticato da molto, troppo tempo...

      fino a pensare " che importa, orami è passato troppo tempo".

      Ed ecco come si cambia...

      N.A.


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