Questione di lancette 2

Emma esce di casa trascinando il passeggino con una mano mentre con l’altra riprende il figlio più grande per la collottola del grembiule prima che scenda giù dalla rampa di scale a rotta di collo. Lascia il passeggino,  apre la porta dell’ascensore e spinge dentro il grande ignorando le sue proteste. Spinge dentro anche il passeggino e preme il pulsante T. Il piccolo sorride mettendo in mostra i suoi quattro denti e protende le braccia verso Emma che gli sorride a sua volta. Un sorriso forzato, in risposta, ma senza slancio. Troppo presa ad arginare anche oggi i ritardi a catena che si sommeranno nel corso della giornata fino ad arrivare esausta alla sera senza avere il tempo di rendersi conto che la giornata è già passata.  Se ne dispiace. Distoglie il suo sguardo da quegli occhi così puri e si perde ad osservare le scritte fatte con le chiavi sulla parete dell’ascensore. Si chiede cosa ne sia stato del suo sorriso, del suo muoversi continuo, delle sue passeggiate in riva al mare a passo sostenuto per il gusto di andare sostenuti, non perché avesse necessità di correre. Le sembra di vivere in attesa ma correndo. In attesa che torni la felicità provando a rincorrerla.

Una contraddizione ancora più forte di quando si sentiva libera programmando le sue giornate.

Si guarda allo specchio e si sofferma sulle rughe che solcano gli angoli dei suoi occhi e quelle della fronte troppo spesso corrucciata e i primi capelli bianchi che spuntano dalla radice e che l’avvertono che è ora di andare dal parrucchiere per coprire il tempo che passa. Inesorabile passa.

L’ascensore si ferma ed Emma apre la porta, spinge fuori il passeggino e il grande sgattaiola alla sua destra ed esce fuori dal portone. Il sole l’acceca e per un momento non pensa al tempo e si sofferma qualche secondo in più, indugia persa nei suoi raggi. Sorride ed è decisa a lasciare il campo minato degli interrogativi che mettono tutta una vita in discussione e non solo la sua, ma anche quella del suo compagno, dei suoi figli e dei genitori e forse anche della tintoria dove porta le camicie a stirare. Ritardi permettendo.

Ma una crisi esistenziale può celarsi dietro delle lancette? Esce dal raggio di azione del raggio di sole e di nuovo i dubbi si insinuano. Non è colpa delle lancette, ma è convinta di vivere in un equilibrio starato da tempo e a cui da tempo avrebbe dovuto porre attenzione. Con azioni meccaniche raggiunge la macchina e prende il piccolo e lo sistema sul seggiolone mentre intima al grande di salire su e di mettersi seduto bene e di lasciar perdere il fratello che sono in ritardo e ancora qualche minuto e la scuola chiuderà senza possibilità di nessuna replica e possibilità di ulteriori giustificazioni firmate.

Riesce anche lei a salire in macchina e avviare il motore. I suoi pensieri si stazionano sulla frequenza dei ricordi. Quei ricordi di quando era felice e libera e spensierata e di quando ha incontrato lui.

Era giovane e la sua vitalità le faceva credere di avere il mondo e tutte le infinite possibilità che racchiudeva nelle sue mani. Era estate e il caldo la portava a rifugiarsi al mare. La roulotte dei suoi era ancora ancorata al campeggio sul litorale pontino. Loro ci andavano sempre più di rado ed Emma intermezzava i loro vuoti con le sue presenze. La conoscevano tutti e ogni sera era all’insegna di incontri e chiacchiere e partite a flipper o biliardino, di cene in riva al mare seduti vicino a falò strimpellando con la chitarra canzoni della loro infanzia iniziando con Beatles  e Rolling Stones, Dire Straits e Bob Marley  per poi arrivare man mano che la serata andava avanti a Baglioni e Venditti e Raf. Era seduta al bar del campeggio a sorseggiare una birra durante la disputa della finale di biliardino che si protraeva da due settimane. Mancava solo una palla ed Emma era in vantaggio sui suoi avversari. Lui era lì, accanto al biliardino rapito dai suoi movimenti rapidi, dal sorriso che scopriva i denti perfetti e bianchi, dalle gambe toniche e muscolose che non riusciva a tenere ferme; dai lunghi capelli raccolti in una treccia alta e il collo lungo, abbronzato, scoperto. Emma aveva vinto e lui si era avvicinato cercando di attaccare bottone provando a dar prova di alte conoscenze calcistiche. Emma gli aveva sorriso e si era congedata dicendo che il calcio era l’ultimo dei suoi pensieri e si era andata ad unire ad un gruppo di amici seduti al bancone. Lui era rimasto da solo accanto al biliardino. Aveva continuato ad osservarla da lontano per tutta la serata senza avere il coraggio di provare con un nuovo approccio. Lei rideva con tutti, uomini e donne. Cantava a squarciagola ogni canzone che passavano al jukebox e lasciandosi andare a qualche passo di danza in quelle più ritmate. Pochi giorni dopo si ritrovarono ad una festa sulla spiaggia. Lui in vacanza, capitato lì per caso a campeggiare con un altro amico. Avevano scelto il campeggio tirandolo a sorte con un lancio unico di moneta: testa o croce. Emma nemmeno si ricordava come si era ritrovata a passare gran parte della serata seduta sul suo asciugamano a parlare del buco dell’ozono e dell’effetto serra e dello scioglimenti dei ghiacci e le inversioni dei poli e le catastrofi naturali e gli assestamenti della Terra e i rischi dell’uomo per l’uomo ma causati comunque dall’uomo; delle guerre e dell’utopia della pace e del nuovo modo di chiamare le guerre mascherandole per missioni di pace ma con l’utilizzo di armi e anche di bombe intelligenti che però scoppiano e uccidono innocenti come quelle di una volta; degli uomini e delle donne e delle differenze sostanziali che li rendono incompatibili e dell’attrazione che invece fa da calamita.

Così si erano conosciuti ed Emma quella sera era felice. Lui le trasmetteva felicità e aveva continuato a trasmettergliela anche le sere successive e poi ancora al telefono quando oramai era finita la vacanza e anche loro erano tornati alla vita di tutti i giorni con i loro lavori e impegni e commissioni. Erano così felici che non si erano accorti della sostanziale differenza che li rendeva diversi come impegnare il proprio tempo.

Lui aveva tempi molto lunghi e così anche le sue reazioni. Mai immediate, ma sempre pensate, studiate e calcolate. Ogni decisione aveva bisogno di tempo e così le sue azioni. Era come una macchina diesel, come il furgone con il quale andava a lavorare. Ci metteva un po’ a salire con i giri. Accendeva il quadro e aspettava che si spegnesse la luce delle candelette. Poi girava la chiave e accendeva il motore. Aspettava che si scaldasse più o meno a seconda della stagione e infine partiva. Anche lui la mattina ci metteva altrettanto tempo prima di essere davvero sveglio e poter affrontare il mondo. Solo in casa, necessitava di almeno un’ora prima di poter uscire. Quarantacinque minuti se doveva andare di fretta, un’ora e mezza se voleva prendersela comoda. Sommato alla sua avversione per la sveglia e al rifiuto di tirarsi su dal letto questo lo portava a vivere tutta la giornata in ritardo portando a sorprendersi lui stesso quando si avvicinava ad essere puntuale. Nella sua vita erano contemplati cambi di programma ed evoluzioni bizzarre degli eventi.

Emma era molto pratica, meticolosa. La mattina le bastava bere il suo caffèlatte per essere pronta ad affrontare la giornata. Il che voleva dire permetterle di uscire di casa anche in venti minuti.

E se all’inizio l’amore li portava a ridere ed enfatizzare questi aspetti, con la convivenza si erano ritrovati ad accozzare contro due ideali di vita completamente diversi.

C’è tempo. Poi. Domani. / Adesso. Ora. Oggi.

Questione di lancette secondo Emma, lancette sotto le quali si nascondeva altro.

Guarda l’orologio sul cruscotto. Ritardo come da tabella di marcia, come sempre. Da quanto tempo è che non si concede qualche giorno tutto per lei senza compagno o figli o impegni e lancette inesorabili?

Riappropriazione dei propri spazi affinché la terra smetti di tremare e l’ossigeno torni a riempirle i polmoni. Prima che sia troppo tardi.

Mariella Musitano
Mariella Musitano
io sto alla scrittura come il giocoliere sta alle clavette.

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2 Commenti

  1. Molto molto bello... questa frase è stupenda: Le sem­bra di vivere in attesa ma cor­rendo. In attesa che torni la feli­cità pro­vando a rincorrerla.

  2. Ricordi di un amore che non è più; il tempo passando ha travolto tutto, come l'onda di un maremoto.
    Ed ora la vita è scandita da impegni e doveri.
    Il tempo ipassa e si scopre dell'importanza dei propri hobbies, del proprio tempo.
    Tanti argomenti affrontati.
    Malinconicamente bella.


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