Questione di lancette 1

Emma esce di casa come ogni giorno. Come ogni giorno è in ritardo e come lei sono in ritardo le persone con le quali interagisce: i figli, i suoi clienti, la madre e il padre, gli amici, la sorella, perfino il panettiere che la settimana scorsa l’aveva aspettata per dieci minuti dopo la chiusura perché lei doveva ritirare pizzette e panini e tramezzini e torta per il compleanno del figlio.

Il ritardo è diventato sua prerogativa negli ultimi anni. Una prerogativa che ha acquisito da quando convive con il suo compagno e che le ha aumentato in maniera esponenziale i suoi sensi di colpa. Non le riesce più di anticipare come una volta. Arrivare prima per vivere la tranquillità dopo. Negli ultimi sette anni le è sembrato di aver lottato incessantemente con le lancette di un orologio impazzito.

All’inizio la tranquillità del compagno l’aveva rapita. Si era chiesta se non fosse migliore il suo approcciarsi alla vita. Aveva rallentato il passo, sforzandosi di capire e fare suo un atteggiamento che era lontano da lei anni luce.

All’inizio era stata una vera sofferenza. Le mancava la terra sotto i piedi e l’aria nei polmoni così doveva staccare la spina e riprendersi il suo tempo. I suoi spazi. Se ne andava un paio di giorni al mare, meglio se a fine inverno, quando i primi raggi di sole illudono che stia arrivando la stagione calda, sapendo che manca ancora tempo. Spiaggia vuota. Rottami e rami levigati dalle acque salate e poche impronte e il silenzio interrotto dal vento. Attesa. Riposo e aspettative di quel che sarà.

Con l’arrivo della primavera si concedeva alla campagna che la rapiva con le sue esplosioni di colore: il bianco dei mandorli, il rosa delle pesche e poi di nuovo il bianco delle ciliegie e il verde e le sfumature di verde. Foglie giovani, rami nuovi e margherite e tarassaco e papaveri e iris e tulipani e narcisi e ranuncoli. Asparagi che spuntano da cespugli e rovi e sotto alberi di ulivi e dietro a sassi. E poi la cicoria, la borraggine e l’erba cipollina e l’insalata e i broccoletti selvatici. Si svegliava presto nel silenzio della casa di campagna. Sorseggiava il suo caffèlatte guardando la collina di fronte, seduta sul balconcino si stringeva nel giacchetto mentre il sole cominciava a schiarire il cielo e tutto il resto.

Nella vita Emma aveva bisogno di organizzarsi e farlo la faceva sentire a posto e contro ogni aspettativa libera. Il lasciare le sue azioni in balia dello scorrere del tempo andava bene per il suo compagno, ma non per lei. Convivere voleva dire trovare un punto di incontro. Emma aveva ceduto o forse era stata contagiata o forse era anche lei ritardataria vestita sotto mentite spoglie. Non lo sa ancora e se lo chiede anche questa mattina mentre esce di casa e già sa che suo figlio arriverà a scuola con i consueti cinque minuti di ritardo che sono la norma e non l’eccezione.

Prima dei figli aveva ancora i suoi momenti. Gli attimi in cui si riappropriava di spazi e tempo e le lancette riprendevano a scorrere senza che lei le dovesse rincorrere. Tornava e seguiva tabelle di marcia con arrivi e partenze tenendo conto di scarti di tempo a causa del traffico, del mancato parcheggio, dell’imprevisto. Il tempo aveva preso ad avere due misure: quella con lui allungata e infinita nel bene come nel male, quella di quando era sola, calcolata, perfetta e che spaccava i secondi. Tutto era sotto controllo.

La diversità era ancora arginabile e lei era felice e innamorata.

Mariella Musitano
Mariella Musitano
io sto alla scrittura come il giocoliere sta alle clavette.

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3 Commenti

  1. wow come scorre... e il resto?? ^_^

    • il resto domani...
      🙂

  2. capita di chiedersi se siamo diventati in un modo o se lo eravamo ma non conoscevamo quella parte di noi... io credo entrambe le cose 😉


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