Racconto di un bambino e di un papà

Racconti poeta solitario

Mi ricordo quando mi teneva per mano,lunghi pomeriggi passati insieme alle giostre e al cinema, fino a sera tardi.
Mi preparava sempre la stessa cena quando andavo a casa sua, panino con due Hamburger conditi con curry,noce moscata e pepe nero.
Immancabile spruzzata di maionese e ketchup. Glielo chiedevo io, era quella specie di impronta, di segnale che caratterizzava i nostri incontri.

Alzatacce la domenica mattina per vedere la Formula Uno alle cinque e partite allo stadio che gli costringevo ad andare a vedere insieme perché a nove anni non si ha tutta quella autonomia per muoversi da soli.Addirittura una volta gli feci perdere le sue amate Ferrari per Roma-Fiorentina, prima di campionato. Il sabato sera era magico perché sceglievamo sempre l'ultimo spettacolo e tornare insieme a casa all'una di notte,con la città semi deserta, era un'emozione grande per un bambino abituato ad orari scolastici e alla monotonia di tutti i giorni. Il momento più triste era la domenica sera, quando mi doveva accompagnare a casa. Andavamo sempre in un ristorante diverso che spesso era triste e desolato, ma forse ero io che lo vedevo così perché alle sette e mezza la gente deve ancora arrivare e magari se non fosse stato che di li a poco sarei dovuto tornare a casa avrei visto la situazione sotto un altro punto di vista.Il ricordo più bello fu quando, in vacanza in Calabria mio padre mi lasciò dai nonni tutta la sera per uscire con la sua nuova fidanzata.

Appena tornato verso le due di notte invece di rincasare andammo sul lungomare di Catanzaro Marina a giocare a biliardino e a far suonare gratis i juke box premendo il tastino dietro del reset che ti faceva selezionare le canzoni senza mettere i soldi. Mio padre lentamente si allontanò,fino ad arrivare a chiamarmi solo il giorno del mio compleanno.

Non ho mai capito cosa possa essere successo, comunque lentamente non lo vidi più.

Pensai subito che se mai avessi avuto un figlio non gli avrei mai fatto soffrire l'esperienza di una
separazione, che lo avrei cresciuto giorno dopo giorno e che sarei stato perfetto. O quasi.
Strani scherzi gioca il il destino, il fato o menate simili. Sta di fatto che anche io devo percorrere quella strada maledetta dei fini settimana,delle ore che passano troppo velocemente e degli abbandoni
domenicali. Con la differenza che io al contrario di mio padre non mollo,non lascio passare 365 giorni
per sentire chi amo, per vederlo ed aiutarlo a crescere. Potrò sbagliare, ricominciare e cadere ancora.
Il compito di un genitore dura una vita, ed io spero di continuare ancora a lungo a far sì che mio figlio
non scriva mai un racconto del genere, altrimenti non solo avrò fallito come padre, ma non mi sarà data
mai un'altra possibilità per rimediare.

poeta solitario
poeta solitario
Sono passato,un pensiero ricorrente,quel senso di vita nuova che mi pervade vedendo il disfacimento del mondo che fu, in un tempo non mio. E' proprio quando tutto sembra perduto che bisogna affrontare la fine col sorriso,perché ogni fine è semplicemente l'anticamera di un nuovo inizio. Nato nel 1977 l'8 di Febbraio dopo varie passate continuo la ricerca del mio amore perduto e del mio vero Io.Ho appena pubblicato la mia prima raccolta intitolata "Sensazioni d'Autore",un viaggio interiore nel tempo e nello spazio scandito da note poetiche e narrative.

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1 Commento

  1. Lo spero anche per me...e per mia figlia...
    È scritto proprio come è stato vissuto...gioia...sorpresa...tristezza...complimenti.


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