L’appartamento d’angolo all’ultimo piano di un elegante palazzo di inizi novecento affacciato sulla centrale  via Cavour di Torino è la mia residenza.

I vecchi  amici mi chiamano Red.

Mi hanno soprannominato così ai tempi del liceo  per i capelli rossi e per il mio impegno politico focoso e ribelle nelle frange dell’estrema sinistra.

Passati gli anni dei sogni e delle utopie rivoluzionarie,  ricordo di lotte, collettivi  e scioperi,  oggi per me le barricate sono solo sinonimo di impolverate bottiglie di Bordeaux  con l’etichetta Chateau Lafitte e Chateau Margaux, non più luogo di trincea in cui fronteggiavamo le cariche della Polizia e le bastonate dei camerati di Ordine Nuovo.

Sono cambiato, inevitabilmente, come la maggior parte dei compagni che con me hanno fondato il Collettivo di Corso Regina Margherita.

La famiglia, il lavoro e altre  responsabilità,  ci hanno presentato il conto uno dopo l’altro, e a parte qualche irriducibile che gira ancora adesso per la città in bicicletta indossando la giacchetta pied-poule con le toppe e gli occhialini in equilibrio sulla punta del naso alla Bertinotti, ormai Prada,  Armani e Ralph Lauren hanno conquistato il mio guardaroba spodestando un impolverato eskimo, e un comodo, rombante X5 ha sostituito la cigolante due ruote a pedali.

Ed eccomi qui, architetto di fama, cercato, invitato e corteggiato dal bel mondo, dalla noblesse della capitale dell’auto  perché  sono bravo nel mio lavoro e per  i solidi agganci con gli esponenti della giunta comunale di sinistra che fanno sempre comodo a tutti i miei clienti, di qualunque orientamento politico appartengano.

A Torino basta pronunciare il mio nome e per incanto tutte le porte si aprono.

Non me la tiro, è così.

A essere sincero, se la mia carriera e il mio benessere finanziario sono decollati come uno Shuttle, non si può dire altrettanto della mia vita sentimentale.

D’altronde, non si può  avere tutto.

Se tiro giù un bilancio sentimentale, a metà strada tra i cinquanta e i sessant’anni, mi vedo protagonista di tante storie, avventure con donne di mezzo mondo, qualche relazione più duratura, ma nessun grande amore.

I grandi amori si riconoscono subito, sono un‘esplosione,  ti fanno mancare il fiato, ti fanno perdere “u suonno e a  fantasia” come recita la canzone napoletana “ Dicitencello vuie”.

Se così si dice, qualcuno l’avrà provato.

Io ho  sempre dormito bene, mai perso un minuto di sonno per una ragazza.

C’est la vie.

Oggi è una mattina come tante altre.

Mi sono vestito di tutto punto, pronto per uscire  e recarmi  nel mio studio, jeans, giacca blu, camicia bianca e un paio di Church rossicce ai piedi.

E’ la mia divisa, aggiungo l’impermeabile o un cappotto in cachemire nella brutta stagione, oggi però, l’alba sta regalandomi il sorgere di un sole incredibilmente luminoso.

Una veloce occhiata al mio Panerai Radiomir Chrono mi avverte che sono  già in ritardo, ma non trovo la pratica di ampliamento della concessionaria di quell’ insopportabile  mafioso che abita nell’attico del palazzo di fronte.

E’ il primo appuntamento della giornata.

Sicuramente Felicia, la mia colf,  riassettando, avrà spostato la cartellina di cui ho bisogno.

Lei, e la sua maledetta mania di fare ordine.

Eppure sono sicuro di averla lasciata nello studio vicino all’impianto stereo.

Non c’è più.

Devo buttare via un po’ di queste riviste,  Maison & Jardin, AD, Abitare, ma quante ce n’è !

Sposto una pila di giornali dalla copertina lucida e colorata, la  mano   sfiora la custodia in pelle e legno della mia Fender Stratocaster  del 1974.

Era sepolta sotto annate di vecchi mensili di arredamento, avvolta in un plaid scozzese come in un sudario, una Sindone.

Il mio viso si illumina.

Quanto tempo è passato, anni, decenni.

Appoggio la lunga valigia rettangolare sul divano e l’apro. 

Dio, com’è bella la mia Strato. Un opera d’arte. Me n’ero dimenticato.

Avevo lavorato tutta l’estate come cameriere per comprarla.

La imbraccio e con la mano sinistra imposto un Do.

Non ho più i calli ai polpastrelli e le corde tagliano come lame.

Mi sono dimenticato della pratica, dell’ampliamento della concessionaria, del lavoro, delle lancette dell’orologio che inesorabilmente scandiscono il passare dei minuti.

Raccolgo fogli ingialliti con accordi e testi di canzoni accartocciati disordinatamente sotto il manico della chitarra elettrica.

After midnight di Eric Clapton ! Quante volte l’ho suonata !

Love me two times dei Doors, l’indimenticabile debutto al concerto di fine anno della scuola !

Thunder Road di Bruce Springsteen,  che piaceva tanto a lei.

Una piccola foto in bianco e nero mi fà sobbalzare.

E’ lì, bella come il sole, con quel sorriso così contagioso.

La mia Cri.

In quella sbiadita polaroid in  bianco e nero sono abbracciato a lei, alla mia Cri.

Un effetto devastante, le famose e conclamate farfalle nello stomaco non sono il frutto della fantasia di un romantico scrittore, esistono, cavoli, come esistono !

Sono passati più di trent’anni da quel pomeriggio di settembre in cui si siamo lasciati.

Chissà dov’ è, cosa fa, com’è cambiata, la mia Cri.

Con la mano, delicatamente, accarezzo la foto.

Il lavoro può aspettare, accendo il notebook e mi collegò  a internet.

Il più noto social network mondiale mi aspetta con il suo accattivante e ruffiano  logo blu.

Digito un nome  e un cognome e aspetto.

Una richiesta di amicizia è stata inviata per l’approvazione.

Il resto ve lo racconterò in un’altra storia.

Gianfranco Barbiè
Gianfranco Barbiè
Il pensiero crea.. Un uomo diventa quello che pensa di essere..

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18 Commenti

  1. hai spaziato, raccontato il prima e il dopo. Ciò che si era e poi non c'è più. Una chitarra, un ricordo che lascia il presente nel buio e rivive in quei nuovi accordi, nei tagli hai polpastrelli.
    Una foto in bianco e nero che sprigiona sentimenti colorati. E il lato positivo del socialnetwork che rende tutto a portata di un click. Chissà se Red accorcierà la distanza di quel click...

  2. che bello leggerti Jan ! meno male che sei tornato su ws 🙂

    • Ciao Noria ! Ho avuto una crisi di rigetto riguardo lo scrivere sui blog dopo la pubblicazione del mio romanzo ed alcune situazioni che si sono verificate.
      Il tempo però è un grande amico del buon senso.. ed eccomi di nuovo qui e su myspace..
      In compenso ho letto molto e se il 50% del lavoro di uno scrittore è leggere.. sono a posto !!
      🙂
      Un caro saluto..
      Jan

  3. be' adesso sono curioso di sapere come va a finire...
    comunque Red si è reso conto, dopo trent'anni, che forse anche lui ha avuto il grande amore, ma al tempo, non se n'era accorto...

    • Assolutamente sì, Manuel !
      credo che oggi Red sarebbe disposto a lasciare tutto quello che si è conquistato.. per un viaggio in greyhound negli U.S.A. coast to coast con la sua Cri e realizzare insieme un sogno di tren'anni fa..
      La richiesta di amicizia è stata inoltrata..
      La risposta la sa solo Red..
      😉

  4. Si scrive di personaggi immaginari per parlare di se stessi, provando a depistare il lettore con situazioni lontane dal proprio essere se nò si precipita nell'autobiografia.
    Inevitabilmente si cade sempre nell'errore, nel tranello, che quando si tratta di raccontare stati d'animo esce la parte più intima di noi.
    E' il mestiere dello scrittore, tu lo sai meglio di me, Mariella..
    Non ho i capelli rossi, non sono mai stato un estremista di sinistra, non sono architetto e non posseggo BMW X5.
    La mia chitarra elettrica è un modello Gibson Les Paul non una Fender Stratocaster , però la Cri..quella sì c'è stata nella mia vita..
    😉
    Un abbraccio..
    Jan

    • è difficile non riportare una parte di noi nei nostri scritti, soprattutto quella sentimentale, come dici tu...
      forse perche le cose fisiche e reali sono facili da inventare, i sentimenti e le emozioni sono aleatori invece...
      Ciao jan

  5. Già.. potremmo scrivere di noi inventandoci una "second life" e parlare di lavoro..sport..tempo libero..tranquillamente..
    Io potrei essere un campione di tennis e tu una rockstar.. pagine di tornei e di concerti da descrivere.. non sarebbe difficile.. la fantasia va tranquilllamente a briglia sciolta fino a quando non entrano in gioco le emozioni della sfera sentimentale.. i nostri sogni.. le nostre debolezze.. i nostri amori veri e quelli impossibili.. in poche parole..noi..
    😉
    Ciao Manuel!!

    • verissimo. Tutto si può inventare, tranne che i sentimenti.

      • Credo che ogni volta che creiamo un personaggio per un racconto, qualcosa di noi ci finisce sempre dentro. Un po' del nostro stile, della nostra bellezza, delle nostre abitudini, delle nostre manie, della nostra fragilità. Quello che il nostro cuore, la nostra anima fa uscire fuori anche se leggermente trasformato è sicuramente qualcosa di reale, vissuto sulla nostra pelle..
        😉

  6. Al momento nessun seguito..la richiesta di amicizia spedita da Red è arrivata a una omonima Cri di 21 anni..che non è la sua Cri.. ma lui non demorde !!!
    ;-))

  7. in fondo il tempo prede di significato di fronte all'emozione. Risfiorando una chitarra sepolta per 30 anni si riprova la stessica identica emozione di allora. Stesso discorso ovviamente per la foto. La vita ci porta spesso lontano eppure ci sono dei speciali passi, pur piccoli, pur dispersi nella polvere del tempo, che sono con noi indelebilmente per sempre.
    (sto per comprare una fender telecaster. Faccio ancora in tempo no? eh he)

    • E' così Ric, rispolveri vecchie fotografie.. ascolti una canzone per radio..prendi un libro tra le mani e la vela dell'emozione e del ricordo si gonfia come uno spinnaker durante una libecciata.
      Questo racconto un po' nasce dalla rinascita della mia chitarra elettrica. E' un modello Les Paul Custom Gibson..mi sembra di capire che te ne intendi Ric.. L'ho comprata nel 1980 e ho fatto la mia prima e unica cambiale per averla.. Poi dopo la pemanenza in solaio per 25 anni l'ho prestata al figlio di un mio amico..che ovviamente me l'ha restituita con solo più due corde, selettore, potenziomentro , tremulo e interruttore rotti. A giugno di quest'anno mi ha preso il trip l'ho portata da Guitar Shop che me l'ha rimessa perfettamente in ordine e una volta o due la settimana attacco l'ampli o il vox e la suono..
      Telecaster..allora non suoni il metal..se nò preferiresti una strato.. e non suoni il blues..preferiresti una gibson.. ma poi non è il modello, la marca, il legno del corpo..sono i pick up..e la mano che fanno la differenza! Compra e coccola la tua telecaster...non ti tradirà..
      ;-))

      ;-))

  8. già... 🙂
    l'amore per gli strumenti d'espressione ha la certezza di non essere mai tradito, forse perchè, attraverso essi in realtà amiamo noi stessi che agli strumenti diamo vita... facendone la nostra e più profonda voce.

    (gli strumenti si scelgono per ispirazione e quindi cercando il giusto contatto. In realtà ho già un'Ibanez EX ed un'acustica... per ora la telecaster è un giusto complemento, e soprattutto il giusto supporto per la voce che è il mio strumento principe)

  9. Gli strumenti musicali vivono di vita propria, anche senza essere suonati, in silenzio nelle loro custodie
    Ho ereditato, diciamo così, un violino che devo portare in liuteria per un piccolo intervento di riparazione.
    Non sono capace di suonarlo, però mi piace toccarlo, sfiorarlo, sentire il profumo del legno, pensare alle mani che l'hanno impugnato, alle vicende che c'erano dietro ogni concerto.
    Ogni strumento è un'opera d'arte.

    La tua Ibanez EX la conosco, almeno conosco la 350 EX, il modello con due humbucker e un single coil.
    Vai di Telecaster, vedrai che, a parte le soddisfazioni, sarà stato un ottimo investimento..
    Ciao Rick!!

    • Proprio ieri, mentre ero sulla scala a raccogliere le olive, pensavo agli strumenti musicali e ai tuoi racconti. Non solo Red, ma anche Stravinskij e mi chiedevo... ma Gianfranco suona anche il violino? Io non ho affinità con note musicali, corde e strimpellii... e non sarei in grado di trasportare il lettore in un viaggio attraverso la musica con le mie parole... non sono parte di me... anche se la musica non manca mai nelle mie giornate... diciamo che sono una ascoltatrice...

      • Ciao Mariella.. Il violino non lo suono. Quando l'ho ereditato ho letto qualche libro per capire cosa era quel pezzo di legno che avevo davanti agli occhi, solo questo.
        Suono la chitarra e il pianoforte.
        ho iniziato a suonare il piano da ragazzino, con mia nonna. Quando andavo a trovarla immancabilmente mi faceva sedere sulla panchetta, metteva uno spartito e insieme a quattro mani suonavamo un pezzo. Mia nonna era speciale, mi parlava in francese, e mi sorrideva, felice di quel contatto, di quel feeling musicale che aveva con me.
        Il piano adesso è a casa mia, ma non lo suono quasi più, in compenso è un periodo che con la chitarra ci dò dentro da matti !!
        ;-))


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