È mattina presto,  fuori è nuvoloso e tira un vento caldo che smuove tutto intorno le fronde degli alberi. Sembra che il tempo si sia fermato e Maria è sveglia da non sa nemmeno più quante ore. Ha uno strano languore nello stomaco. Una fame che non riesce a placare nonostante abbia mangiato già diverse cose. Quel languore di  quando non si dorme e che neanche dieci colazioni possono colmare. Il languore delle notti passate in bianco che se non ti alzi e non ti fai un po’ di latte caldo, non riuscirai mai a prender sonno; notti di sigarette che ardono la gola e che stringono come una morsa lo stomaco inaridito.

Notti trascorse a viaggiare per arrivare, con il fresco, nel luogo di vacanza.  I muscoli del corpo indolenziti come se si fosse corso per ore, gli occhi lucidi che bruciano e rifuggono la luce,  bramando solo di essere chiusi per riposarsi un po’.

Notti di parole, infinite come l’acqua del mare; parole d’amore, d’odio, di passione. Parole che a volte sarebbe meglio non dire,  o meglio nemmeno pensare.

Proprio quelle tante parole che non perdeva mai l’occasione di pronunciare l’avevano portata alla rottura, irreparabile, con Paolo. Quella notte era scivolata via, tra insulti e minacce, ed ora lei era rimasta sola. Sola con il vuoto incolmabile e la consapevolezza d’aver perso quanto di più caro le era stato donato dalla vita.

Aveva portato Paolo all’esasperazione, giorno dopo giorno; l’aveva provocato, messo alla prova, pungolato fino allo stremo con le sue paranoie di gelosia, con il suo essere, sempre e puntualmente, maligna e velenosa.

Ed ora che lui se n’era andato, sbattendo la porta nel cuore della notte, lei aveva capito che, nonostante tutti i suoi sforzi per essere migliore, si era trasformata nell’esatta copia di sua madre. Sua madre che aveva sempre criticato, sua madre che non lasciava mai in pace gli altri, ma che voleva il controllo e il predominio di qualsiasi situazione. Sua madre che era rimasta malissimo, quando un giorno, durante una violenta lite, si era sentita gridare in faccia da sua figlia: “io non diventerò mai come te” e Maria suo malgrado, poverina, non si era accorta di esser già d’allora una sua degna replicante...

(Foto e opera Mario Carnè)

sarasolosara
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Sara M. nasce a Roma il diciotto aprile millenovecentosettantasei. Sin dai primissimi anni di età, pur non sapendo leggere e scrivere, trascorreva il proprio tempo riempiendo pagine e pagine di caratteri incomprensibili e non appena seppe farlo veramente iniziò senza fermarsi più, cimentandosi in letture anche complicate per la sua giovane età. In realtà ritiene molto difficile scrivere una biografia di se stessa, soprattutto quando alla fin fine non si è combinato poi molto, ma ha all’attivo un racconto “Strade” che presto sarà pubblicato all’interno di un’antologia dal titolo: “Vivere o sopravvivere” di cui è la curatrice insieme alle sue amiche scrittrici Karen Lojelo e Mariella Musitano, e tante idee ancora da concretizzare. Per il suo essere puntigliosa e scrupolosa nello scovare errori grammaticali e sintattici, viene spesso invitata a rileggere e correggere scritti prima della loro pubblicazione. Scrive sotto lo pseudonimo di SaraSoloSara.[...]La vita più intensa è raccontata in sintesi dal suono più rudimentale, quello dell’onda del mare, che, dacché si forma, muta ad ogni istante finché non muore! [...] -Dalla Coscienza di Zeno, Italo Svevo-

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4 Commenti

  1. Sara ho i brividi.
    Ho i brividi perché la tua Maria rappresenta forse un po' tutte le donne. Un po'. Perché è impensabile non andare ad assomigliare almeno un po' alla propria madre. Assorbiamo da chi ci cresce gesti e parole e a volte anche tic. Abbiamo il nostro DNA che è stato creato su quello dei nostri genitori.
    A volte guardo mio figlio e mi accorgo che ripete miei gesti, inconsapevole o forse no. Ripete mie frasi. Ed è un cucciolo. Poi magari, quando sarà adolescente e giovane, smetterà e criticherà ogni cosa di me. Ma intanto lui avrà assimilato, ignaro me.
    Ho fatto di tutto per non essere come mia madre e così facendo non mi sono accorta di quello che di buono c'era in lei. Poi, mi sono accorta che sono come lei. Quello che di lei criticavo ora fa parte di me. Anzi è me.
    Rendersene conto vuol dire tanto e immagino che Maria si odi per questo. Però se mai dovessi andare a prenderm iun caffé con Maria, le direi che a questo punto deve accettarsi in quello che è. Ossservarsi e ritrovare fra le pieghe del peggio, del "Io non sarò mai come te", il meglio. Perché una madre non ci dona solo il peggio, ma anche il meglio. Una madre è stata anche il meglio e sicuro abbiamo assimilato anche quello.
    E per il peggio, le direi, che c'è da rimboccarsi le maniche, lavorarci su. Ora. Subito. Seriamente. Da sola. Le direi anche che con molta probabilità anche Paolo ha da rivedere la sua persona. Le direi che nella coppia si creano dei strani meccanismi perversi che non si riescono a gestire e che sono imputabili ad entrambi.
    Sono sicura che Maria sa vedersi dentro e dopo il caffé le direi di andare a schiarirsi le idee magari sdraiata su un prato all'ombra di una vecchia saggia quercia.

  2. Grazie Mariella,
    sì in effetti per Maria, scoprirsi come la madre è stato difficile, ma questa non è che una piccola storia, uno spaccato della vita di Maria, che appunto rappresenta il peggio...
    Se Maria potesse incontrarti, ti direbbe senza esitazione che le cose che ama nella madre sono moltissime e che lei ha ereditato molte di quelle belle qualità, e ti direbbe pure che proprio per questo amore così viscerale che le ha sempre legate lei ha sofferto così tanto nel riscoprirsi nel peggio come lei...
    L'amore e l'odio viaggiano su binari davvero vicini, che a volte s'incontrano pure...ad ogni modo, giro a Maria l'invito per il caffè! 😉

  3. l'amore e l'odio a volte sembrano davvero due facce di una stessa medaglia, e andando avanti ci si accorge sempre più con maggior consapevolezza che le cose che proprio ci danno più fastidio negli altri sono quelle che più ci appartengono.

    • Com'è vero quello che dici Karen! L'ho sempre sostenuto anch'io, anche se quando devo applicare questo concetto sulla mia persona, beh...non ti nascondo che tendo a dimenticarmene!!!


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