Resterai con me per tutta la vita?

(Una Storia di Terrore Sentimentale)

E non credo esista fallimento più grave al mondo che abituarsi al dolore, al freddo e alle delusioni, diventare emotivamente assenti, così schivi da non provare più niente sulla pelle e sui ricordi...

...e di conseguenza non reagire più.

Del resto anche il vittimismo ostinato dei miei anni lo confermava, non mi aveva reso libero da niente, suscitava piuttosto una compassione fradicia di menzogne, per annacquare ulteriormente quei due o tre valori per i quali avevo deciso di restare...

...e infine anche per lei.

Si per te.

Tu.

Un risultato incalcolabile da gestire, difficile da eludere, la somma dei giorni spesi ad ascoltarti moltiplicata per la voglia di fuggire da quella condanna, dalle tredicimila cazzate infantili per convincermi che il cielo è blu, verde, arancione...

...non il soffitto grigio standard di quello che era la nostra relazione scarsa.

E amplificavamo le pareti di una squallida baracca per temporeggiare un domani insignificante, per sfumare quel notevole senso di sconforto interiore...

...quell'incubo che provavo sentendoti pronunciare il mio nome ogni volta, ogni sera, ogni minuto rubato ai miei anni strappati inutilmente. Forse era per una questione di stabilità illusoria, ma somigliava piuttosto all'esito disastroso di una caccia disperata all'angelo custode, quando in realtà a me non serviva una coscienza...

...quando in realtà a te non servivano due braccia...

...ci serviva solo una promessa sentimentale confezionata, per dichiarare stop alla mediocrità della nostra solitudine personale avanzata, ormai vittima di troppe complicazioni esperienziali.

E da quella soglia in poi stare insieme era solo per sport.

"Sei una stronza!"

Ma non te l'ho detto mai, perchè credevo che avrei ferito quella fragile parte di te che ancora respirava sotto mentite spoglie, quando la dolcezza si poteva tagliare col coltello anche se non la digerivamo mai davvero fino in fondo. La toilette del mattino parlavo chiaro,  comprendeva l'espiazione delle frasi da letto più indecenti anche quando si parlava d'amore...

...che poi amore era solo chiedersi "a che servo?".

"Puttana!"

Neanche questo ti ho detto mai, nonostante gli occhi lucidi e il fumo che mi precipitava addosso ogni volta che ti leccavi le labbra davanti alla tv, consigliandomi un life style decisamente commerciale per farmi sentire più naturale...

...senza mai renderti conto che non esistono due termini più opposti di commerciale e naturale.

E dei sabati condannati ad annegare nelle lenzuola insipide, del whiskey versato sulle tavole bianche fotografiche, della velocità ciclica di tutti i ripensamenti e i niente appesi a uno spago interrotto...che farsene sul divano a 40 anni di insuccessi?

Correvamo per le vie di un carnevale vergognoso tutto l'anno...

...sulla scia degli abbracci per anniversari poco importanti, delle 7 dita scheggiate per tutte le canzoni che non hai capito mai, della tua angoscia per l'ultimo regionale delle 20 e 45, quella fuga dalla metropoli per sprofondare nella luce tenue di una finestrella sperduta nella provincia abbandonata, riscaldando stelle di gomma elettrificate da stringere al petto per illudere la solitudine, il gelo della primavera...

...senza sapere che era proprio il freddo la madre di tutti i tuoi squilibri esistenziali.

La paura di restare vecchi e soli.

Il terrore di perderti era l'unica testimonianza della mia inutile debolezza, brutalmente legata e vincolata a te...a te che odiavo, che mi facevi male...e che alla fine vivevi dentro di me.

Sei stata qualcosa di me, dentro e fuori i miei risvegli.

E scegliere pian piano la solitudine dello specchio non ha fatto altro che aumentare la distanza tra noi per dire basta, basta ai capelli bianchi dei miei giorni sedotti dal tuo sguardo malato, basta alle tue catene miracolate che avrebbero dovuto risollevare la banalità dei miei ideali adolescenziali...come li definivi tu.

Un basta universale per dirti basta.

Così una sera come un altra, quasi a un passo dalla meta, ti ho sentita dire all'improvviso...

..."Resterai con me per tutta la vita?"

Solo allora ho capito davvero.

Solo allora ho capito e ho dipinto le pareti di tutti miei no ritardatari, con l'unico click necessario per spegnere la televisione come il mondo e la tua bocca, per oscurare quella coscienza che viveva in te, per vendicare l'ultima scintilla di quel fuoco potente e disimpegnato che un tempo mi faceva ancora respirare.

Un click per tutti i giorni inutilmente pieni di te, del tuo specchio bucato dalla mia incapacità di allontanarmi, dei miei fallimenti comportamentali e la paura di addormentarmi fra le tue labbra incrostate di vita facile.

Per la difficoltà ineguagliabile di resistere al terrore sentimentale...e comprendere finalmente, anche se forse un pò in ritardo...

...che essere da soli oggi in un mondo naturale vale più dei mille giorni vuoti del tuo amore artificiale.


N.A.

Nevrotico Alchemico
Nevrotico Alchemico
Scienziato alchemico dedito alla sperimentazione libera degli incroci nati fra le parole e i diversi status emozionali. Girovago senza meta, studio i caratteri delle persone e le loro relazioni con il degrado moderno degli ambienti circostanti, cercando di estrapolare il filo conduttore che porta alla reale natura di come siamo diventati...e del perchè spesso e volentieri non ci va bene neanche un pò.

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13 Commenti

  1. l'ho letto tutto d'un fiato... non c'è niente da fare...sei un tipo polemico, ma scrivi proprio bene...
    😉

    • Se non fossi così il risultato non sarebbe questo, mia dolce margherita...

      (scusa il casino su word press...ho sempre sonno quando sto al lavoro...)

  2. ..... Tutto d'un fiato!!! anche io! .... ma che pugnalata!!!!!!!!!!!!!! ................

    • Ciao Giusy, era esattamente l'effetto che desideravo, non potevo chiedere di più.

      Ti ringrazio molto per le parole....

  3. Ciao N.A.
    ……. Forse mi sono un po’ immedesimata! …..
    A Volte ci facciamo piacere … ciò che non ci piace più! … Ci convinciamo che così deve essere! … per tutta la vita! … e si sceglie un amore artificiale piuttosto della solitudine in un mondo naturale !!....
    Sarà paura !!.... paura che questa solitudine che dovrebbe essere naturale !!... alla fine si riveli artificiale anche lei! .... e così !!!!... ci potremmo rendere conto che era meglio un amore artificiale .... in compagnia! ... piuttosto che una solitudine artificiale!! .... da soli!!! .... mah!!!! .... pauraaaa!!!!

    .

  4. Un pugno allo stomaco...

    • Anche questo fa parte del risultato desiderato dell'esperimento.

      Ti ringrazio dama elfica giovane senile...

  5. Per scrivere queste righe ci voleva il porto d'armi..
    Bellissimo racconto.. uno dei più belli ospitati da w.s..
    Chapeu !
    😉

    • Ma grazie....

      in genere pochi sopportano quello che scrivo....si tratta di specchi, più facile non guardarli.

      • Io non resisto davanti a uno specchio.. è più forte di me..
        Sovrapporre la mia ombra a quella di chi si è specchiato prima di me e cogliere sfumature.. similitudini e differenze è un gioco che mi cattura.. come Ulisse davanti alle Sirene..
        😉
        Ecco la A di Chapeau che è rimasta nella tastiera.. così posso chiudere un cerchio che da ieri mi dava in testa..
        ;-))

  6. Forte, bella, vera...
    Si, imparare a stare soli è un bel valore, al quale si aggiunge poi l'amore vero, perchè a quel punto non si ha BISOGNO d'amare, ma si ama e basta. 😉

    • Ciao Michela,

      si, hai ragione, diciamo che il punto era proprio questo, ovvero la cronicità di un rapporto difficile da eliminare, che ti consuma fino alla fine.

      Il bisogno....finto a volte...è una gran brutta bestia!


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