Riccardo Cuor Di Lupino

Racconti Penna Libera

 

 

 

«E cammina, dai, non fare il mulo! Che ti credi che tengo il tempo tuo?»

A cavallo del suo ronzino, Riccardino si sentiva cavaliere, e non il ragazzino mingherlino, nato povero e contadino. E stringendo gli speroni, in groppa a quel destriero, ripeteva la tiritera:

«Orsù messere, mi portasse scudo e armatura o volete che combatta lo dragone a mani nude?»

Per scacciare via le paure, Riccardino ricorreva ad ogni trucco, e nelle notti più insonni si fingeva Don Chisciotte a cavallo di Ronzinante.

Era stata nonna Gina a raccontargli quella storia. Ogni sera dal librone ne estraeva tante: fate, principi e dragoni, per cullarlo nella notte e farlo addormentare.

Ma il bambino s’era fissato con una storia in particolare, e voleva sempre quella, solo quella: Don Chisciotte della Mancha a cavallo di Ronzinante con al fianco il suo scudiero Sancho Panza nella guerra dei dragoni travestiti da mulini.

E quand'era più smarrito, incitava il suo ronzino gridando a squarciagola:

«Capatosta, capatosta, lo capisci che tengo fretta? Orsù fellone, fai il bravo e galoppa, prima che ti faccio lo didietro che non ti puoi più sedere!».

Ma il somaro capoccione, non ne voleva mai saperne e, più forte lui gridava, più quell'altro forte ragliava; s'impuntava, scalciava, e per quanto lo nutrisse, lo strigliasse e gli parlasse, travestito da scudiero o da gran cavaliere, lui restava lì inchiodato come fosse imbalsamato.

Riccardino da un coperchio vecchio e logoro aveva tratto un grande scudo e, per farlo ancor più bello, ci aveva dipinto sopra, tre lance e un dragone che sputava fiamme e fumo.

E la notte, insonnolito, al calduccio della stalla, si stringeva a quello scudo bisbigliando al suo ronzino per convincerlo a galoppare, ma quel mulo capatosta, proprio non ne voleva sapere, e Riccardino per scaldarlo gli metteva sulla schiena la coperta della nonna, che sembrava un mantello e lo faceva sembrare bello, come un indomabile destriero.

E ogni giorno più convinto a gran voce lo incoraggiava:

«Capatosta, te lo giuro, sei più bello di Ronzinante, ma non ragliare, altrimenti come ci possono trasformare te in destriero e me in cavaliere?»

Poi, in una notte lunga e buia, Riccardino ebbe paura e, rannicchiato nella stalla con il mulo che ragliava, pregò il cielo e tutte le stelle di rischiarare la sua notte. E, mentre il poverino si disperava, passò di lì una cometa, proprio quando stava esprimendo il suo ardito desiderio:

«Volesse il cielo ti trasformassi in destriero, ed io in un nobile cavaliere!»

E pregava, e piangeva, e più forte lo strigliava, come se, grazie alla spazzola, si potesse levar via la ruggine dalla groppa di Capatosta e dai desideri. E Per rendere il miracolo possibile, indossò persino il costume che la nonna Gina gli aveva cucito con uno stemma proprio sul petto con tre lance e un dragone che sputava fiamme e fumo.

Quella notte senza luna la piccola cometa, mossa infine a compassione, esaudì il suo desiderio, e la casa di nonna Gina si trasformò in un castello con due torri e un ponte levatoio, il fienile sporco e buio in una stalla piena zeppa di cavalli, la campagna tutta intorno nel feudo più grande.

E poi, quando la rugiada mescolò il buio della notte con un mattino sfavillante, i papaveri nel campo erano diventati un esercito di fanti che gridavano a gran voce:

«Gran Messere, gran Messere, per piacere, ci liberi dal perfido dragone Sputafuoco!»

Quando il vento intimorito smise di soffiare e i sudditi inginocchiati cessarono di acclamare, al suono di tre squilli comparve il cavaliere: elmo in testa, lancia in resta, la corazza scintillante, a cavallo di un destriero nero nero, che stringeva il suo scudo con tre lance e un dragone che sputava fiamme e fuoco.

Avanzava petto in fuori, spada al fianco, sguardo fisso all’orizzonte, e, con un colpo di speroni, al destriero ordinò di spiccare il volo mentre i sudditi a gran voce acclamavano: «Cuor di Lupino, Cuor di Lupino, Caldatesta, Caldatesta!»

E nel mezzo di quel tifo impressionante, tra le grida della gente, tutte le trombe presero a squillare, e Riccardino il contadino fu incoronato Cavaliere Cuor di Lupino e il ronzino Capatosta acclamato il destriero Caldatesta.

Non appena incoronati, con un balzo, un nitrito e un cenno della mano, salutarono la folla, e sparirono oltre la nuvola alla caccia del dragone Sputafuoco che da anni s’accaniva in quel feudo.

E una volta nel suo covo, sul ponte levatoio, Cuor di Lupino con voce da messere prese a dire: «Sputafuoco, Sputafuco, esci fuori dal tuo buco che ti stuto tutto il fuoco. E fai 'ampressa per favore, che non tengo il tempo tuo!»

La leggenda narra ancora che il grande cavaliere Riccardino Cuor di Lupino, a cavallo del destriero Caldatesta, infilzò il dragone Sputafuoco, in una notte senza stelle e senza luna.

Che sia sogno o leggenda, questo proprio non lo saprei dire, ma di una cosa sono certo: se in cielo vedete una cometa e non riuscite a prender sonno, non piangete ma abbiate fede, sentirete un asino ragliare e solo allora vedrete comparire il grande Cavaliere Cuor di Lupino, a cavallo di un destriero tutto nero che vi prenderà per mano e vi porterà in un sogno per farvi addormentare.

Penna Libera
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Il marinaio spiegò le vele al vento... ma il vento non capì.

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5 Commenti

  1. con immenso piacere ho letto la favola a chi di favole se ne intende... Ernesto un divorafiabe per eccellenza che ogni sera ne chiede una ha ascoltato tutta la storia e senza prender fiato... ogni tanto imitava il messer Riccaridno sul suo ronzino... e chissà che stanotte non lo senta ragliare.... dice che vuole ancora leggerla e così ce la siamo stampata su carta per averla vicino al letto... grazie Penna Libera

  2. Nel mio caso, l'appassionata di fiabe sono io. Ho letto le avventure di Riccardino Cuor di Lupino e del suo fedele destriero Caldatesta col sorriso sulle labbra.
    Bella, bella questa storia. Bravo Penna!

  3. Non è facile scrivere favole. Non è facile scrivere con il linguaggio dei bambini... e riuscire ad emozionare i bambini è assai più difficile che emozionare i grandi. Non è un'arte a cui tutti sanno arrivare....

  4. Grazie. Favoliere è da "incorniciare"


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