Ricordati di dimenticare

Racconti Karen Lojelo

Matilde salì gli ultimi gradini della scala a chiocciola del convento, la piccola finestra con i vetri colorati che dava sulla chiostrina lasciava entrare qualche raggio di sole. L’aria era strana, quella luce quasi azzurra, l’odore di quel pomeriggio di luglio, sembravano collocati in un tempo infinito.

Certe cose non cambiano, sembrano restare ferme nel tempo.

Lei si ricordava che ogni pomeriggio d’estate della sua vita aveva provato quella stessa sensazione. Le sembrava di aver sentito lo stesso odore nell’aria, che il cielo avesse lo stesso colore,  che la luce cadesse sempre nello stesso identico modo. C’è un’atmosfera inconfondibile nei pomeriggi estivi . Specialmente subito dopo l’ora di pranzo quando regna il silenzio e si cerca un po’ di pace e di fresco all’ombra di una camera vuota. L’odore delle lenzuola di cotone, la piacevole sensazione di fresco, i piedi nudi che accarezzano il letto.

Matilde camminava nel lungo corridoio sentendo il rumore dei suoi passi che rimbombava tutto intorno a lei. In fondo al corridoio c’era la camera che le suore le avevano assegnato.

Aprì piano la porta avvertendo il piacevole cambio di temperatura dentro la stanza. Aveva lasciato le persiane chiuse e lì dentro faceva decisamente più fresco che nel resto del convento.

Tolse le scarpe, si sfilò il vestito e si adagiò delicatamente sul letto. Era stata una buona idea chiedere a sua zia di farle avere una camera lì per qualche mese, lontano da tutto, aveva bisogno di silenzio. Di riposare, di non dover rispondere a nessuna domanda, pensò.

Si girò sul fianco sinistro e chiuse gli occhi concentrandosi sul canto delle cicale. Anche quello distingueva i pomeriggi estivi dal resto dell’anno.

Aveva bisogno di tempo. Questo le avevano detto tutti. Tempo per dimenticare. Già, secondo loro l’unica priorità era dimenticare. Smettere di desiderare qualcosa che non avrebbe mai potuto avere. Smettere di rimanere aggrappata a quei ricordi di felicità che non sarebbero mai più tornati ad essere tempo presente. Tutti sembravano avere soluzioni pronte in tasca, consigli da distribuire gratuitamente. Matilde torno supina e aprì gli occhi, si trovò a riflettere sul fatto che il tempo non serve proprio a niente, perché ne era passato molto eppure non aveva fatto il suo corso e poi si disse che non era possibile smettere di desiderare qualcosa che si era tanto voluto. Cioè non era possibile deciderlo. Il desiderio è un atto involontario come respirare. Si tratta di una questione d’istinto. È come decidere di smettere di amare qualcuno. O lo ami o non lo ami. Non decidi di amarlo, come non puoi decidere di non amarlo… e se ci riesci, con tutte le probabilità quel sentimento non era poi così autentico.

Pensò che sarebbe riuscita benissimo a dire a tutti che il passato era passato ed era pronta a ricominciare, e poi avrebbe perfino ricominciato, sicuramente sarebbe anche stata bene, ma questo non voleva dire che avrebbe smesso, in fondo al suo cuore, di desiderare qualcosa che desiderava ancora e che probabilmente avrebbe desiderato per il resto della sua vita.

Quando qualcosa ti ha reso tanto felice e ti viene tolto è inevitabile paragonare ogni altro accadimento della tua vita con quell’istante come è inevitabile trarre la conclusione che nulla regge il confronto, almeno fino a quando non lo reggerà…

Sua madre le aveva detto che sicuramente erano meglio le suore di una clinica psichiatrica, lei non sapeva cosa fosse meglio e nemmeno le importava granché a dirla tutta. Quel giorno era serena, aveva capito che finché qualcosa continuava a vivere nei suoi pensieri non poteva perderlo davvero, anzi nessuno poteva portarglielo via. Così si girò di nuovo su un fianco, chiuse gli occhi e si concentrò sul rumore intorno, sull’odore di quel pomeriggio, fingendo di essere altrove, come ci era stata davvero in passato. Le sembrò perfino di sentire le braccia da dietro che la stringevano. In fondo finché non avesse riaperto gli occhi sarebbe stato come essere ancora lì.

Karen Lojelo

httpv://www.youtube.com/watch?v=9uKpvwvRE6U

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Karen Lojelo
Karen Lojelo
Sono nata a Roma il 25 giugno del 1976 dove ho studiato, vissuto e lavorato fino al luglio del 2007, poi ho iniziato a scrivere il mio primo romanzo: “L’amore che non c’è” poi è stato il tempo di "Binario 8" una raccolta di poesie (che scrivo da sempre). Appena uscito il mio nuovo romanzo 'L'ebbrezza del disincanto' e a breve un'antologia di racconti curata da me Mariella Musitano e Sara Marucci. Nel 2013 è andato in scena il primo spettacolo teatrale scritto da me 'Riflessi' e attualmente sono impegnata nell'ultimazione di un nuovo romanzo. Chi sono io? Bella domanda…: "io sogno cose che non sono mai esistite e dico: «Perché no?». George Bernard Shaw

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9 Commenti

  1. ricordati di dimenticare che devi dimenticare...

  2. Ricordati di non dimenticare tutto!!! P.s. Potevi usare una foto di Mario... 🙁

      • aaaaaaa
        ma sì ci avevo pensato in quel senso! ahahaha ma veramente mi piaceva la qualità della fotografia l'esperta di stoning sei te...dovevo chiedertelo hai ragione!


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