Lascio scorrere la vita lontana da me.

Il mondo come lo conosciamo, e dove siamo costretti a vivere, corre su una superstrada a poche centinaia di metri. Mi arriva l’eco di macchine in corsa e mezzi pesanti che arrancano sulla salita, mentre immagino il ticchettio di un’orologio a scandire il ritmo di quel tipo di vita.

L’unico che conosciamo, forse, l’unico a cui siamo abituati e quindi, in un certo senso, sottomessi.

Eppure sono solo a pochi metri da tutto quel fragore, quella fretta, quel palcoscenico di vite veloci , e sono allo stesso tempo già così distante...


Un ritaglio di natura, un angolo di bosco che circonda una piccola radura.

Chiuso in un metro quadro di una postazione di avvistamento, piano piano il rumore del traffico vicino va in dissolvenza ed inizio ad ascoltare. Immobile, lascio i miei sensi impadronirsi di quello che ho davanti, di quello che mi circonda.

Ascoltare, annusare l’aria, guardare il cielo prima, il fitto del bosco ai lati poi.


Due ore per me.

Due ore di pace.

Due ore per lasciarmi meravigliare ancora dall’armonia di Madre Natura.

Anche se all’inizio sono quasi recidivo, guardo l’orologio, mi do quasi delle scadenze come se qualcosa di più importante mi aspettasse.

Poi mi lascio trasportare, e il tempo passa seguendo il ritmo perfetto di chi ci circonda e, nonostante l’uomo provi a sottomettere, ci resta superiore.

Sì, perché nella pace e nell’armonia che scorre davanti ai miei occhi trovo l’essenza divina e, forse, il senso della vita.

Il bosco respira sotto l’alito del vento; gli animali, meravigliose comparse, entrano ed escono dalla scena noncuranti di quel mondo veloce a pochi metri da loro.

Nonostante tutto. Nonostante quel mondo provi sempre di più a schiacciarli, braccarli, soffocarli in arie sempre più piccole e meno selvagge.

 

 

Un’Aquila si posa su un ramo. Immensa e maestosa controlla il territorio. Poi spicca il volo e torna a virare in alto nel cielo.

Libertà, la parola che mi viene in mente. Quella che noi uomini purtroppo abbiamo perduto.


Ed è ora di andare.

Purtroppo io, non appartengo a questo posto....

Manuel Chiacchiararelli
Manuel Chiacchiararelli
Nato a Roma, nel lontano 1975. Da allora sempre in movimento, prima in Italia, poi in Europa. Fermarsi e ripartire, rimettersi in gioco, fare esperienze sempre e comunque E la scrittura, unico punto fermo nella mia vita burrascosa, mi aiuta a catturare i ricordi... A fine 2011 finalmente ho coronato il mio sogno ed ho pubblicato il mio primo romanzo "Lo Sguardo dei Faggi" edito da Aracne Editrice .

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5 Commenti

    • Grazie Karen :))
      un attimo che volevo condividere, e magari far venire a qualcuno la voglia di rallentare un po e guardarsi attorno ...

  1. all right!

  2. Tutti apparteniamo a quel posto caro Manuel è che purtroppo ce l'hanno voluto far dimenticare... Molto bello questo brano, mi ha emozionato!

    • E allora speriamo che faccia bene provare a ricordarcelo :))
      Grazie Sara !!


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