Uno specchio burlone questa mattina rimanda informazioni dettagliate sulla consistenza del mio sorriso.

Il motore di un camion della spazzatura rumoreggia tra i vuoti di bottiglie e divora vetro al ritmo di un fastidioso segnale acustico.
Qualcuno sta insultando qualcuno al telefono, un gatto logorroico si lamenta, mentre grotteschi eco di cartoni animati invadono la tv ed un rasoio elettrico sussurra metallico alle mie orecchie.
Vivo in montagna, eppure sembra che anche qui oggi non ci sia spazio per il silenzio; è rumore ovunque, in casa, al bar ed in strada dove, come una maledizione egizia, una fragorosa campana colpisce impietosa ed assordante ogni mezz'ora.
Un’altra delle consuetudini Clavieresi in quello che è solo il più classico dei sabato mattina.

Al di fuori di questo, ed in barba ad ogni legge temporale, mi tappo le orecchie e salgo ancora su quel treno immaginario, ma non so quando, o dove scendere. E poi, perchè scendere quando la pace è proprio nel silenzio di questi scompartimenti?

Si dice che niente possa essere leggibile se manca di un inizio o se non c’è una fine.
Questi binari che tracciano il mio pensiero non sono altro che un cerchio. Li posso stringere, allargare, percorrere e ripercorrere, ma trovarvi un inizio od una fine diventa un vero rompicapo.
Portano ovunque e in nessun posto ed anche nessun posto, in fondo, è un luogo qualunque. Nè peggiore, nè migliore, comunque silenzioso.

Caro me stesso, nella tua valigia grigia nascondi un pensiero turbato, una rosa rossa, un amicizia sincera, un momento difficile, una camicia di cattivo gusto e milioni di pensieri che ad altri non servono a niente, ma che tu tieni sparsi tra le tue cose come tanti colorati respiri.

Tutta questa gioia un giorno potrebbe spaccarti il petto e fotterti il cuore. Sei preparato a questo?
Caro amico riflesso nello specchio, il tuo sorriso mediocremente beffardo nasconde una smorfia di disappunto.
Baratteresti tutto il rumore di questa gioiosa realtà per il silenzio sordo di un mondo al di là di uno specchio riflesso?
Lo faresti?
Io credo di no.

Un giorno una bimba ti chiederà cosa è successo in questo secolo e la risposta sarà: il calendario dei Maya, il parrucchino di Berlusconi, il culo della Canalis, il terremoto a l'Aquila, la marea nera, la grande crisi.
Prima di accorgersene sarà in corsa con te per lo stesso viaggio e resterà ferma a guardare le stelle dal finestrino.
Poi, puntando il suo dito verso la più luminosa, ti guarderà negli occhi, sorriderà e scriverà i suoi pensieri su un improbabile ricordo, certo di poterlo raccontare un giorno anche a suo figlio, come se si trattasse di un libro già scritto da tempo da rileggere insieme.

Gianluca Marcucci
Gianluca Marcucci
L'anno di nascita è un enigma: Il numero degli sbarcati con Garibaldi, moltiplicato i figli della Lojelo, sottratti gli apostoli, moltiplicato il modello della fiat più venduto nella storia, sottratta la maggiore età, per il numero dei moschettieri, diviso i punti cardinali. Romano di nascita, piemontese di adozione, imprenditore per passione, giornalista per definizione e scrittore per gioco. Dicono che sia un professionista del poker, ma la mia vittoria piu' grande è alta circa un metro, fa qualche capriccio e quando sorride mi trasforma in Peter Pan... http://poker.sportmediaset.it/wpmu/

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6 Commenti

  1. grottesco.... asini, corna e buoi....

    • .... dei paesi tuoi...

  2. forse tutto è scritto... forse siamo noi gli scrittori delle nostre vite... forse siamo legati a dei fili come dei burattini e di libero e arbitrio rimane assai poco... però è certo che i nostri ricordi possono continuare in parte ad esistere nella memoria e nei ricordi di un bambino/a

  3. Citando uno dei miei cantautori preferiti...

    "E cosa racconteremo ai figli che non avremo di questi cazzo di anni zerooooo!!!!!!!"

    ( L.L.D.C.E. )

    N.A.


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