Salvate il soldato orso

Racconti Gianluca Marcucci

Spalanco gli occhi e respiro le fredde atmosfere gotiche di questi ultimi giorni d’inverno..

La luce biancastra di un sole mal filtrato illumina frattaglie di pensieri che ritrovo sparse ovunque intorno a me..
Immagini sghimbesce che arrivano sfocate e mi ricordano la scena iniziale di “Salvate il soldato Ryan”..
Io che sparo. Tutti che sparano. Sembra qualcosa che avrei potuto scrivere anche io.. Ma la battaglia è già finita e c’è solo il tempo di contare le vittime..

Fermi tutti.. Gettate le armi e guardate attentamente la mia fronte che è ancora segnata dall’evidente follia di un momento.. un segno che a distanza di anni sbiadisce ed a cui non si fa più nemmeno caso.. Ma che comunque c’è e nasconde ben altro..

Cosa c’è dietro.. Cosa c’è dentro..

Dentro mi sento pieno di tutto quelle risposte sbagliate che la marea ha riportato a riva dopo la battaglia.. silenziosamente.. di nascosto.. senza pietà e con immenso imbarazzo.. le raccolgo e ne faccio tesoro..
Lasciatemi stare che proprio non ne voglio parlare..
Lasciatemi stare..
Ci vuole un po’ di musica..

Stamattina combatto con Marlene Kuntz ed affronto una emicrania latente ingoiando un po’ di tutto.. Aspirina e caffellatte corrono lungo l’esofago e vanno a rintanarsi nello stomaco come inseguiti da piccoli bocconi amari, mentre sul tavolo decine di compresse e dubbi da assumere via orale attendono pazientemente il loro turno..
Come le vitamine anche i dubbi adorano l’alfabeto, si dispongono ordinatamente dalla A alla E..
A - Arcobaleno. Ho sempre pensato fin da piccolo che anche dopo un fitta nevicata fosse possibile vederne uno.. magari di ghiaccio.. Cazzate.
B - Bombolone. Sempre e comunque un cult, presenza indissolubile nei pensieri mattutini, oggi è crema.
C - Chiese. Campanili e tetti posti a protezione di monaci imburrati e campane di legno. Non capisco.
D - Derby. Sugli occhi ancora brina e voglia di rivivere le immagini di una stagione risalente a 10 anni fa’ e che nulla ha a che vedere con il calcio. Apologia blasfema di come muore e risorge un uomo, anche senza una fottuta pasqua di mezzo.

E - EPT di Sanremo. Lo aspetto da un anno ed alla fine decido di non giocarlo. E’ il mio solito rituale abbreviato di follia, che mira a lasciare senza ossigeno i neuroni prima di ogni decisione importante.

Si va a Roma.

Gianluca Marcucci
Gianluca Marcucci
L'anno di nascita è un enigma: Il numero degli sbarcati con Garibaldi, moltiplicato i figli della Lojelo, sottratti gli apostoli, moltiplicato il modello della fiat più venduto nella storia, sottratta la maggiore età, per il numero dei moschettieri, diviso i punti cardinali. Romano di nascita, piemontese di adozione, imprenditore per passione, giornalista per definizione e scrittore per gioco. Dicono che sia un professionista del poker, ma la mia vittoria piu' grande è alta circa un metro, fa qualche capriccio e quando sorride mi trasforma in Peter Pan... http://poker.sportmediaset.it/wpmu/

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3 Commenti

  1. proprio ieri riflettevo sulla necessità di lasciare i neuroni senza ossigeno prima di ogni decisione importante... tanto di cavolate se ne fanno comunque sia che i neuroni respirino sia che non respirino....


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