Queste parole sono come le scritte sui muri, che le cancella il tempo, la pioggia e il sole.

È come restare a leggere fino all’alba questo nostro libro, tutte le pagine strappate, da non capire più la trama, dov’era iniziato e non finirà più.

Se tu ci sei è una garanzia d’esistenza mutuabile, nessuno può raccontarci delle veglie e  quell’emozione che ci faceva spegnere una sigaretta per poi accenderne un’altra, e avvolgere pelle con le mani, e i tuoi occhi radiosi di terre che non ho visto mai e chissà quando, ora che tutto sembra così incerto,ora che sono sicuro che ti avrei amato allo stesso modo se t’avessi incontrata fra vent’anni o diec’anni prima, perché…

Seduto in questa stanza, come se non ci fosse via d’uscita, un rifugio, una cella, una camera nel reparto d’isolamento, un risveglio interminabile di sequenze immobili, sullo stesso soffitto, legato a un letto, privato d’ogni corpo da soddisfare, l’irresistibile seduzione dell’inutilità, un sogno dimenticato al mattino, più bello, rivestito di sensazioni, apparente coscienza d’essere vivo.

Non apro le finestre, deve restare tutto qui, così poco, così povero, il respiro, il profumo di shampoo, il sapone e la macchina del caffè, inginocchiato al suo cospetto, con una bustina di zucchero e un bicchiere di plastica, sdraiato, senza trovare pace, quel vigore che accarezzava ogni fascio intorno alle ossa, quando si può dormire a lungo e non essere stanco, o restare sveglio per sempre, ad ascoltare rumori esotici, l’abbaiare dei cani all’inquietudine che risale erte vie, guardando il paese indifferente.

La notte scorsa ti ho sentita entrare, in punta di piedi, silenziosa e non eri brezza, il contatto un vapore tiepido, un brivido che piegava la schiena del grano e mentre un sorriso mi svaligiava l’anima, il mio viso costruiva un nido nei tuoi capelli, lontano dalle intemperie, ad attendere primavere in codice e oggetti preziosi sulla riva del fiore dischiuso a tutto ciò che si consuma con piacere, scomparendo senza rimpianto, in gloria al tramonto –

Marco Gasperini

Non sono io, scimmia ammaestrata, il solito disperato buffone, spirito invernale sconfitto dall’enigmatica primavera del cuore in codice –

Se la notte incombe, dammi l’illusione di un puerile mattino.

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4 Commenti

  1. Grazie Karen 🙂

  2. Si sentiva la mancanza di un certo stile in effetti, ma almeno ci pensi te...

    • Eh no...tu hai stile! Io faccio quel che posso!


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