Sono solo semplici riflessioni...
Certe cose io le so dire solo scrivendo, temo.
Perché questo è il modo in cui io parlo con me stessa.
Mentre scrivo posso aprire il cuore e far uscire quello che davvero c’è dentro.
Eppure sono una chiacchierona…
Ma certe cose sono così preziose che come si fa a dirle?
Mentre scrivo non devo temere di essere aggredita,
smentita forzatamente da chi mi vede in altro modo,
quando scrivo sono libera di essere davvero me stessa, finalmente.

Perché io di fronte a certe cose reagisco come una bambinetta stupida, a volte.
Quando sono troppo stanca, troppo addolorata per sopportare altro dolore immeritato.
Quando sono talmente sconcertata che vorrei gridare:
“Ma vi rendete conto di come state sporcando la luce, chiamandola per giunta buio?”

Forse perché mi sento impotente, mi maschero istintivamente
e indosso una specie di abitino da idiota per proteggermi dal male che mi stanno facendo,
che sto sentendo sulla mia carne come morsi d’acciaio.
Paiono morsi d’acciaio certe parole, persino le virgole sono uncinate.
Ti strappano la carne ed il cuore certe parole.

Allora allontano la vera me stessa,
la metto in un angolino con l’illusione che lì sia al riparo,
che uscirà solo quando non ci saranno uncini in giro…
e indosso senza esserne consapevole la maschera, lo scudo di bambina stupidina,
perché in qualche modo vorrei in quel momento essere capace di farmi scivolare il male forse…
ma non essendo né superficiale, né stupida, né finta, il male lo sento, eccome se lo sento.
E questa bambina soffre moltissimo, sì,
ma mai come soffrirebbe la vera me se io non la relegassi in quel momento
in chissà quale mio angolo interno.

Quando le persone si fanno una determinata visione,
tutto quello che farai sarà giudicato attraverso quel filtro.
È orribile essere visti per quello che non sei, non ti daranno mai la possibilità di essere te stessa.
Ti chiudono in una scatola col coperchio nero e un’ etichetta: “questo sei”.
E tu lì dentro soffochi, gridi per uscire…:
”Fammi uscire e guardami davvero, non sono io questa” ma no, non ascoltano mai.
Perché ascoltare significherebbe forse rimettere tutto in discussione,
ed invece quanto sono comode le scatolette
con l’etichetta da riporre in uno scaffale, o da gettare.

Per questo molte persone invece di darti se stesse ti danno un’immagine di sé,
probabilmente hanno capito questo meccanismo
e giocano col buio altrui: “Vuoi questa? Ok, ti do questa”.
Nel migliore dei casi diventa una specie di patto, tacito…
nel peggiore, quello che è più solito, ti ha fregato psicologicamente
e tu per assurdo ti senti a posto, soddisfatto di ciò che credi d’aver incontrato.

E la vita va avanti, fra scatole ed etichette varie,
di cui alcune non si conosceranno davvero mai.

Io invece mi arrabbio moltissimo,
perché ci tengo ad essere me, sono l’unica cosa che ho.
Sono l’unica cosa vera che ho.
E strapago per mantenermi vera.
Migliorarmi sempre sì. Fingere per compiacere mai.

Come quando tempo fa, io avrei secondo alcuni dovuto chiedere scusa
per una cosa che non avevo mai fatto.
Mi rifiutai perché questa cosa mi fece paura…sapeva di buio e non di luce.
Io non posso chiedere scusa per una cosa che non ho fatto.
Che valore di essere umano ho poi per me stessa se faccio questo solo per compiacerti?
E che vero valore posso donarti con un gesto del genere?

Io volevo essere e dare molto di più.
Desideravo un incontro autentico, leale, sincero,
un confronto fra esseri umani che si sono capiti male,
un chiarimento vero, ma non me lo permisero mai.
Mi avevano già etichettata, e da quel momento in poi io non valevo nulla
e qualunque cosa cercassi di fare era storpiata dal già presente filtro che distorceva ogni cosa.

Fra le persone che mi sono vicine,
le uniche che davvero mi conoscono sono quelle che leggono ciò che scrivo,
di solito gli estranei. Paradossale.

Ieri ho fatto del male ad una persona che amo tantissimo.
Non volevo, ma non sopporto la mancanza di rispetto,
non sopporto certi meccanismi di chiusura mentale.
Non sopporto le etichette e le scatole di cartone finto…che sono peggiori delle tombe.
Avevo talmente sopportato che ho perso la testa in quel momento, credo.
E mi ha fatto un male, molto più di quello che ho arrecato a quella persona.
Perché quando ami o vuoi bene è così.
“Non posso ferirti senza ferirmi”…è verissimo.
Chi lo diceva? Gandhi mi pare.
E già non lo so fare e ne soffro con un estraneo, pensa pensa…
Ma non sono wonderwoman…e certe volte proprio non ce la faccio più.

Accidenti Elena...quando imparerai ad essere finta come il mondo che ti circonda?
Sei una farfalla matta forse tu.
Un cronico Peter Pan?
Uno spirito troppo libero che fa di tutto per ribellarsi a chi ti vorrebbe
trasformare in una donnetta provinciale?
O una donna magnifica che ancora non si decide a venir fuori
dal solito angolino interiore in cui la ricacci ogni volta che annusi buio attorno?
E pensare che il nome Elena significa "splendore".
Ultimamente mi hanno detto che sono "come un quadro di Mirò:
apparentemente semplice, ma di una profondità smisurata".
Io non lo so, se è così non ne sono consapevole...so solo che mi chiedo spesso:
"Cos'hai? Paura della felicità?
Credi per caso di non meritartela? Qualcuno in passato ti insegnò questo?"
"Allora per prima cosa capisci finalmente dentro te stessa che non è affatto così, Elena, coraggio."

Forse certe cose le vedremo solo quando saremo vecchi...
forse solo allora ci sarà finalmente quell'istante in cui avremo il coraggio di dire a noi stessi:
"Quella felicità vera mi è passata accanto e non l'ho vista."
Io ho sempre temuto questo.

Elena Condemi

Elena Condemi
Elena Condemi
So solo che mi emozionai incontrando per caso un'Olivetti a casa di mia nonna, e non riuscii a lasciarla più. Pareva conoscermi meglio di chiunque altro. E la conservo tutt'ora, proprio come si fa con la propria vecchia e fedele bambola, con la stessa tenerezza..."Lo sviluppo dell'anima è come una poesia perfetta: ha un'idea infinita che una volta realizzata rende ogni movimento pieno di significato e di gioia." Tagore"Sono una piccola ape furibonda. Mi piace cambiare di colore. Mi piace cambiare di misura." Alda Merini"Non ho scritto secondo ragione, Né per fuggire un destino oscuro, Ma per sedurre le stagioni E piacere all’ineffabile azzurro,E per possedere ogni giorno, Senza smarrimento, senza rimorso, E sino al momento della mia morte,Dei diritti infiniti sull’amore..."Anna De Noailles

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