Una vecchia soffitta polverosa non fa bene a bronchi sconvolti su macerie d'attacchi asmatici frequenti, per indebolire e tenermi sotto controllo negli anni a venire, come cecchini sdraiati su un muro.

Ci sono mobili e un odore di quando nell’abbondanza c’era troppo poco per lasciare spazio all’uomo.

Quadri, libri, mi chiedevo chi mai avesse parlato sfogliandoli, gettati a terra per un bacio repentino, senza motivo o per immotivata passione.

C’era un fermo immagine su quella stanza ed io mi voltavo con discrezione, cercando gli occhi complici del regista, il fruscìo della pellicola che si udiva con l’urgenza di un suono del quale cercavo disperatamente l’origine, per trovare pace.

Un telefono, di quelli che la gente non possedeva più già dalla metà dei Novanta.

Faceva freddo, un brivido dalla finestra socchiusa annunciava il tuo ritorno, una fitta al petto, prolungata, non destava preoccupazioni all’incolumità.

Lo ascoltavo, e lo vedevo ancora quando dichiaravo con convinzione che si trattava del mio migliore amico.

Credo di avergli dato ascolto meno di quel che si aspettasse, se parlavamo d'amore rinnegavo la nostra presenza.

Alcuni di noi, da ragazzi, correvano dietro alle femmine, altri perseguitavano fantasie e la notte non dormivano per il rimorso.

Mi ero assopito un istante sulla sedia,  libri,  quadri…

Salutai e misi in moto: il riflesso del lampione disegnava il viso sul vetro, le somigliava e rifletteva ombre sull’asfalto, oscuravano il cielo, il sole, le stelle no.

Alle stelle è sufficiente un’alba per morire.

Disteso su un letto contemporaneo le luci della strada erano respinte dalla superficie di uno sguardo a cui era negato l’ingresso del teatro deserto, una melodia d’organetto intratteneva l’attesa, un sorriso capace di conflitto si stagliava fra le onde e un roteare lento di gelida umidità copriva i corpi come un velo, una stoffa degna del tempo, un’incisione indelebile, sprezzante di ogni conclusione possibile -

Marco Gasperini

Non sono io, scimmia ammaestrata, il solito disperato buffone, spirito invernale sconfitto dall’enigmatica primavera del cuore in codice –

Se la notte incombe, dammi l’illusione di un puerile mattino.

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1 Commento

  1. bella la citazione visiva di Arancia meccanica 🙂


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