Solo qualcuno che ho conosciuto

Racconti Karen Lojelo

httpv://www.youtube.com/watch?v=cbSJQFJzYl4

(Gotye feat Kimbra -Somebody that I used to know remix)

La metropolitana un tempo mi metteva ansia, questo trovarsi sotto terra al buio, i binari che scorrono sotto  implacabili e il treno che sembrava sempre diretto all’inferno a tutta velocità. Poi da quella mattina è stato tutto diverso; perfino adesso è quasi piacevole questo lasciarsi trasportare chissà dove o in qualunque posto si debba andare. Mentre faccio partire quella canzone che mi piaceva tanto, tra le teste della gente ecco che ti vedo. Sei lì seduto con il tuo giornale in mano, la camicia perfettamente stirata, il tuo completo nero, gli occhiali da sole anche quando il sole non c’è. Sfogli le pagine e anche tu hai le cuffie nelle orecchie. Chissà se senti la musica o il solito corso per perfezionare il tuo inglese già perfetto. Sotto il giornale, sulle ginocchia, tieni il tuo portatile nella borsa di pelle che ti hanno regalato dopo l’ultima promozione. Io me ne sto qui, col mio giubbetto di  jeans sgualcito e forse ho dimenticato di pettinarmi anche questa mattina. Non mi vedi. Perché tu non alzi mai lo sguardo, tranne quella volta che lo alzasti per guardarmi per la prima volta. Io ti osservo ancora da lontano, mi faccio spazio con lo sguardo tra la folla, aspetto ogni frenata improvvisa, ogni spostamento dei passeggeri per controllare se alzi il tuo di nuovo, come quel giorno che adesso sembra appartenere ad un’altra vita.

Adesso sei solo qualcuno che ho conosciuto… eppure respiravi il mio respiro.

L’angolo del tuo collo mi riporta lì, a te che mi dicevi ‘Sara apri gli occhi ora e guardami’ e io li aprivo e mi chiedevo quanto sarebbe durato quell’istante e quanti ancora me ne restavano da vivere con te. Una signora ti urta le ginocchia, sembri non accorgertene nemmeno. Se mi vedessi ora mi diresti un ciao gentile probabilmente. In fondo sono qualcuno che hai conosciuto, una volta respiravi tra le mia gambe  e io ti tenevo per i capelli mentre la metropolitana nella mia mente prendeva il volo e usciva finalmente fuori dal tunnel, sotto il sole come una rivelazione.

Uno straniero suona una fisarmonica, sento appena le note in lontananza di sottofondo alla mia canzone che parla di due sconosciuti come noi che una volta si sono conosciuti. Guardi l’orologio distrattamente, sono certa che se ora ti chiedessi che ore sono dovresti guardarlo di nuovo per potermi dare la risposta giusta. Non so più niente di te, ti levi le cuffie, osservo il tuo orecchio destro. Ricordo il profumo che sentivo appoggiata col naso lì dietro e tu che mi ripetevi sempre ‘Sara non vestirti torna qui’. E la ruota panoramica girava fuori dalla tua finestra e a me sembrava di esserci sopra e non sapere come scendere e mi chiedevo come avrei fatto a reimparare a camminare una volta scesa da quella giostra, che il luna park prima o poi avrebbe chiuso, che il giro prima o poi sarebbe finito. Eppure l’ho fatto. Ho ricominciato a camminare e certi giorni ho perfino dimenticato il tuo nome, sei diventato solo qualcuno che ho conosciuto. Me lo ripeto come una nenia… solo qualcuno che ho conosciuto… intanto la memoria mi riporta lì mentre la tua lingua inseguiva la mia e le mie mani ti entravano sotto quella camicia, la stessa che porti oggi.

Improvvisamente una frenata davvero brusca, d’un tratto ritrovo i tuoi occhi dentro i miei e mi ricordo che tutto quello che ricordavo non è ancora successo.

‘Scendi alla prossima?’ Mi chiedi.

Certo che scendo, faremo un pezzo di strada insieme, ci ritroveremo a bere un cappuccino nello stesso bar senza volerlo e tu girandoti verso di me sorriderai e dopo le solite domande di rito dirai che Sara è un bel nome e che non potevo che chiamarmi Sara. Quello stesso nome che ripeterai nella notte chiamandomi e tenendomi per i fianchi, e, mentre tu ti innamorerai del mio nome, io mi innamorerò della tua voce e i miei capelli ti copriranno la faccia ogni notte finché la ruota fuori dalla tua finestra continuerà a girare, noi in silenzio pregheremo che non si fermi anche se non crediamo in Dio da molto tempo. Poi un giorno per un motivo stupido, che nemmeno ricorderemo tra dieci anni, smetterai di chiamarmi per nome o io smetterò di risponderti, ci perderemo e saremmo solo due persone che si sono conosciute.

La scala mobile ci porta su in silenzio e una volta in strada non c’è il sole a giustificare i tuoi occhiali scuri ma scoppia a piovere e tu ti levi la giacca per coprirti la testa poi ti avvicini e copri anche me.

‘Mi chiamo Sara’ dico guardandoti negli occhi.

‘Io sono Pietro, se vai anche tu in quella direzione facciamo un pezzo di strada insieme Sara’

Sorrido,che belli che sono i tuoi occhi, lo so, faremo un pezzo di strada insieme, in fondo la vita non è che questo.

Karen Lojelo
Karen Lojelo
Sono nata a Roma il 25 giugno del 1976 dove ho studiato, vissuto e lavorato fino al luglio del 2007, poi ho iniziato a scrivere il mio primo romanzo: “L’amore che non c’è” poi è stato il tempo di "Binario 8" una raccolta di poesie (che scrivo da sempre). Appena uscito il mio nuovo romanzo 'L'ebbrezza del disincanto' e a breve un'antologia di racconti curata da me Mariella Musitano e Sara Marucci. Nel 2013 è andato in scena il primo spettacolo teatrale scritto da me 'Riflessi' e attualmente sono impegnata nell'ultimazione di un nuovo romanzo. Chi sono io? Bella domanda…: "io sogno cose che non sono mai esistite e dico: «Perché no?». George Bernard Shaw

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16 Commenti

  1. Non mi è chiaro se lei ha immaginato tutto o se realmente si incontrano di nuovo come se fosse la prima volta... addirittura ripresentandosi...
    Comunque succede a volte di prendere i mezzi ed immaginare una storia con una persona che non si conosce ... in realtà... che incontriamo ogni mattina andando al lavoro... immaginando i suoi sentimenti...

    • Ognuno ci vede quello che vuole...forse non si erano mai conosciuti prima ma certe cose si impara a capire come andranno...o forse lei è tornata indietro nel tempo... 😛
      O forse niente... quando si scrive qualcosa smette di essere tua e diventa di chi la legge... secondo te come è andata?

  2. Eh, questa canzone ne ispira di storie così. Vere e ritoccate o inventate ma scritte talmente bene da sembrare vere, non importa. Inventata o no, se riesci a raccontarla come fai tu, allora ti viene voglia di credere a tutto. 😉

    Bellissima, Karen. 😉

    • Grazie Pika ... sicuramente per l'ispirazione fu galeotta la canzone e la metropolitana... e tante storie già sentite 😉

  3. Mentre leggevo mi sembrava di aver vissuto... o che stavo vivendo... o che vivrò questa storia.
    Splendida.

  4. Quante fantasie possono ispirare i lineamenti del volto di uno sconosciuto, il suo modo di vestire,
    il suo atteggiarsi. E' vero Karen, ognuno può vedere nel tuo racconto ciò che vuole,
    qualcosa di già vissuto oppure desiderato... sogni ad occhi aperti che ci piace fare.
    Brava come sempre Karen!

  5. grazie Karen per pochi minuti non ero più nella mia stanza, ma sotto la pioggia con un misteriosio sconosciuto 🙂

  6. non avevo letto questo racconto. Molto bello. Bello questo gioco fra reale e immaginato, fino a confonderti.

  7. Ah la ruota panoramica, il nome di cui innamorarsi, le città che si riempiono d'amore ed è un segreto solo per due 😉


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