Sorridi a chi verrà (Una fiaba per tutti)

Racconti Marisa Amadio

“Lo voglio!” Sembravano dire gli occhi di Angela che con sguardo bramoso fissavano un gioco appoggiato sul tavolo. La bambina si alzò e si diresse barcollante verso l’oggetto del desiderio e scoppiò in una risata appena l’ebbe tra le mani.

Caparbia, occhi azzurri, capelli biondi e sottili come fili di seta. Angela non parlava, non era mai stata in grado di farlo. Dio o lo spirito che crea i bambini aveva scordato per lei qualche particolare. Aveva rimediato a questa dimenticanza donando ai suoi occhi il potere della parola: si accendeva un guizzo quando lei si metteva all’opera ed era un piacere vederlo.

Camminava con un’andatura instabile che le rendeva precario l’equilibrio, ma non si lasciava scoraggiare. Spesso accadeva che inciampava e finiva per terra, senza una lacrima si rialzava anche se le gambe diventavano sempre più molli.

Le piaceva stare all’aria aperta vicino allo stagno del piccolo parco giochi della sua città. Dall’altalena osservava affascinata le libellule e forse, tra se, avrà pensato tante volte a quanto sarebbe stato bello volare come loro; avere due ali… due ali vere, trasparenti e luminose, per spaziare per le verdi colline e sui fiori selvatici.

I sogni son desideri…” cantava la canzone di un dvd di Angela; lei non prestava attenzione alle immagini, se non per qualche attimo, a lei piaceva la musica.

Eh sì, i sogni sono desideri…

Mentre era immersa nei suoi pensieri si accorse di essere stata avvolta da una polvere luccicante e, pochi attimi dopo, vide l’immagine di una bellissima libellula riflessa nel vetro della libreria.

Si era trasformata in un insetto dalle ali dorate.

La bambina non capiva cosa le fosse accaduto, ma il fruscio delle ali la fece staccare da terra e le permise di librarsi nell’aria distraendosi da ogni altro pensiero.

La finestra aperta le consentì di uscire.

Volava senza meta accompagnata da un delicato venticello che la sospingeva. Non sentiva la fatica muovendosi, non barcollava. Non più.

E quando si posava su un fiore del prato sotto casa, i fili d’erba le facevano il solletico mentre il profumo l’inebriava. Entusiasta di questo nuovo stato, non s’interrogava su quello che succedeva, non era in grado di farlo, i suoi sensi eccitati da quella libertà la convincevano che nient’altro importava.

Riprese il volo e raggiunse lo stagno, si posò sull’acqua senza affondare, e si specchiò vanitosa e orgogliosa.

Meraviglia delle meraviglie! Speriamo che questo sogno non termini mai!

Avrà pensato.

Adagiata su una foglia di ninfea scambiò quattro chiacchiere con un grillo che la osservava dalla riva.

Beh, non era una vera e propria conversazione, erano scambi di sguardi che lasciavano trasparire ogni pensiero… in fondo siamo in una favola… e tutto può accadere.

-Perché hai voluto diventare libellula tu che eri un essere umano grande e potente? Le chiese il grillo.

- Perché non riesco a correre con le mie gambe, a volte non mi reggono abbastanza, inciampo e cado. E’ tanto triste, sai.

-Sì, credo di capire, è come se io non riuscissi più a saltare.

-Sì, sì. Quanto mi piacerebbe rimanere per sempre così. I miei genitori dicono che abbiamo tanta strada da fare, ma da soli non ce la possiamo fare. Io non capisco le loro parole… Tu caro grillo sai cosa significa?

Una serpe d’acqua, per sua natura curiosa, era stata ad ascoltare e s’intromise nella conversazione: -Scusate se mi impiccio, ma ho sentito dire che per certi viaggi non servono gambe buone o ali. Nuoto nello stagno da tanto tempo e mi piace ascoltare le altre creature che si riposano sulla riva. Non sono certo ficca naso io, badate, sono solo un po’ curiosa forse, ecco, così, ascolto per non annoiarmi o per rendermi utile. Una volta ho sentito un umano raccontare che si può viaggiare anche col cuore…

-Col cuore? Ripeté Angela meravigliata.

-Con tanti cuori insieme. Precisò la serpe.

- … e per farne che cosa?

- Mi pare di aver capito che l’umano parlasse di arrivare da qualche parte…

- Potrei arrivarci anch’io in quel posto? – Chiese la bambina, mentre la serpe d’acqua si sforzava di ricordare le parole precise.

- Il viaggio doveva servire ad aiutare qualcuno, ad arrivare a una vita più bella, ma servono molti cuori - proseguì la serpe.

- E dove li troviamo tanti cuori? Domandò il grillo saggio, rimasto silenzioso fino a quel momento.

La serpe d’acqua raccontava che l’umano aveva chiuso gli occhi invitando anche gli altri a fare altrettanto.

- Proviamo anche noi – disse - e ascoltiamo il nostro cuore… almeno proviamoci!

Trascorso qualche minuto la bambina cominciò a gridare:

- Lo sento, sì lo sento! Sul volto aveva un’espressione sorpresa mista a felicità.

Il grillo aggrottò la fronte, si guardò intorno e rivolto ad Angela così si espresse: - Dovrai insegnare a fare la stessa cosa a tutte le persone che incontrerai, e non sarà facile. L’ammonì.

- Lo credi possibile? Ci saranno abbastanza cuori per aiutarmi?

La serpe li ascoltava presa dall’interesse di Angela per la questione dei cuori.

-Caro grillo - aggiunse la bambina - non saprei da dove incominciare…

Il grillo la fissò e le disse:

-Dona il tuo bellissimo sorriso a chiunque incontrerai e raccontagli di te usando i tuoi occhi. Forse è questo il tuo cammino e la strada di tanti…

Da lontano arrivavano le note della canzone… “I sogni son desideri” fino a quando il suono divenne così forte da far scomparire il grillo, la serpe e il laghetto.

Angela aprì gli occhi e guardò il soffitto bianco della stanza. A fatica da sdraiata si mise seduta sul divano, forse si era appisolata con la madre  accanto. La mamma l’accarezzò, la baciò in fronte e le sussurrò che era ora di fare merenda.

Lei era delusa, dispiaciuta di aver perso la leggerezza provata con le ali di una libellula, era triste, ma la vista della merenda la distolse da quel pensiero.

Qualche giorno dopo la mamma la svegliò e le disse: - Dai su andiamo, si parte! Ci aspettano. Troveremo tanti bambini con i loro genitori e faremo una festa. Racconteremo a tutti la tua storia e ascolteremo quella di altri bambini come te, che non possono correre.

Angela non capiva, ma il tono delle parole di sua madre sembrava simile a quello del grillo, e le sue labbra si aprirono in un sorriso, come a voler dire: - sì mamma, andiamo a trovare altri cuori…

 

(Per ricordare tutti i bambini affetti da sindromi rare)

Marisa Amadio
Marisa Amadio

“…siamo tutti contenitori attraverso cui passano le identità: siamo lineamenti, gesti, abitudini in prestito che poi trasmettiamo non c’è niente che sia nostro.
Esordiamo nel mondo come anagrammi di chi ci ha preceduto…”
Maggie O’Farrell

Suoi ultimi post

8 Commenti

  1. Molto delicato, articolato, ben dialogato e con una ottima struttura narrativa., E meraviglia delle meraviglie... pochissimi aggettivi!!!!
    Complimenti.

    • ahahahah Pier, non ho potuto trattenere un sorriso.
      Grazie per il commento... si cerca sempre di migliorare 😉

      • Non smetterò mai di sostenere i più indifesi. Grazie!

  2. Grazie Marisa per questa favola che ci avvicina un po' a realtà che spesso dimentichiamo. E nell'affacciarsi alla storia dfi Angela mi ricordo che molto spesso siamo noi che possiamo imparare da loro.

    • E' così Mariella, si può imparare molto sulla vita da questi bambini.
      E per questo è importante combattere uno dei peggiori mali del nostro tempo: l'indifferenza.
      Grazie.


Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commento *

Name *
Email *
Sito