Non sono più meteoropatico. Piove e sono felice. Beh, felice forse è un parolone. Ridimensiono. Oggi è piovuto, ancora piove e io non sono stato preso dai soliti rodimenti.

Stamattina l’acqua veniva giù a secchiate, il tergicristallo era praticamente inutile. Ci ho messo quaranta minuti per fare quattro chilometri. Quaranta. Senza sclerare. Si può dire sclerare? Non è una parolaccia, ma word me lo segna come errore. Forse è una parola dialettale. Sclerare comunque è uscire fuori di senno e nasconde dietro di sé una certa intolleranza verso il mondo.

E io sotto la pioggia torrenziale non mandavo a quel paese nessun automobilista incapace. Nessun dito medio alzato. Mi limitavo ad ascoltare la musica che passava la radio. C’erano canzoni che mi piacevano: tunnel of love, stairway to heaven, karma police, London calling, message in a bottle, money, hey joe… da non crederci. Facevo zapping fra una stazione e l’altra e trovavo le perle del rock. Da mettere il buon umore. NONOSTANTE.

Ero quasi allegro. Anzi, a dirla tutta, mi sono ritrovato a vedere il mio viso riflesso nello specchietto retrovisore con le labbra protese in un mezzo sorriso. E canticchiavo pure.

Dopo quaranta minuti e quattro chilometri percorsi ho parcheggiato la macchina lato strada e ho continuato il mio percorso a piedi. Sotto la pioggia. Meno torrenziale, ma  senza ombrello. Solo il cappuccio del giaccone. Poche centinaia di metri ed ero zuppo.

Ho camminato per altri quattro chilometri e ci ho messo meno di quaranta minuti. Sono arrivato in ufficio con un’ora di ritardo e non c’era nessuno. Nemmeno il portiere ad aprirmi il portone. Nemmeno la segretaria che di solito alle nove è già seduta alla sua postazione di comando. Ho suonato il citofono ma non ha aperto nessuno.

E io che ho fatto? Ho riso. Non a mezza bocca, ma proprio sganasciandomi. Word questa parola la riconosce, quindi deduco che sganasciandomi sia italiano anche se sembra meno italiana di sclerare.

Di otto impiegati più il portiere del palazzo, nessuno.

Ho ritirato su il cappuccio del giaccone e me ne sono andato al bar a fare colazione. Alle dieci e mezza, seduto al tavolo a sorseggiarmi in tutta calma il mio caffelatte. Mi sono preso pure un fagottino al cioccolato alla faccia del colesterolo reale o presunto. Alla faccia del Danacol che mia moglie mi fa prendere tutte le mattine convinta di prevenire una mia eventuale morte prematura.

Anche il bar era vuoto. Il televisore appeso alla parete mandava immagini di una città sommersa dalle acque. La fine del mondo - ho pensato - da qualche parte qualcuno sta costruendo una nuova arca di Noè.

Sarebbe cosa buona e giusta se stavolta invece dei due leocorni lasciasse a terra una coppia di umani.

 

Mariella Musitano
Mariella Musitano
io sto alla scrittura come il giocoliere sta alle clavette.

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7 Commenti

      • Decisamente più ottimisti > "nonostante" i se... di tutti i giorni! : )

        • ho raggiunto la conclusione che i se andrebbero aboliti.... sono come macigni che non ci fanno proseguire la strada verso i nostri obiettivi, sono come pillole per dormire quando invece dovresti rimanere sveglio...

  1. Nessun se nel mio vocabolario. Mi riportano un sentimento di rimpianto e non sia mai! Nonostante tutto
    si va avanti sempre.

  2. Bella!! I nonostante dovrebbero tempestare le nostre vite... ed anche i sorrisi davanti allo scorrere di noi in essa...
    Ciao alla prossima!


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