Spaccio internazionale di bidets

Racconti Jacopo Marocco

Appena posso ti farò un boni­fico per­ché, cri­sto, dovrà pur essere ricom­pen­sato que­sto tuo intenso cazzo di lavoro nei miei sogni. Ed è da un po’ che mi domando per­ché gli arzilli si chia­mano arzilli, se arzilli non sono.

La cru­deltà dei sogni.

Che saremo pure insi­curi, ma abbiamo altri pregi​.In vino veri​tas​.In vino vomitas.Pensieri sparsi per un quarto di secolo.

La terza guerra mon­diale si farà per Face­book. O su Face­book. Face­book, che è eroina sotto forma di byte. E i bam­bini, che non sono di sini­stra, ma dei fasci­sti del cazzo. I bam­bini che d’inverno fanno finta di fumare ali­tando nell’aria gelida.

Spa­ra­gli a Piero, spa­ra­gli ora.

Che se ti vedo arri­vare, ini­zio a sco­din­zo­lare. Che quando vuoi andiamo. Ma se vuoi restiamo.

Per­ché nono­stante tutto, è bello arric­ciare il lab­bro supe­riore per sen­tire di nuovo l’odore della tua bocca che hai lasciato sulla mia. Nono­stante tutto, è bello.

I gay che soli­ta­mente sono belli, ma che è nor­male visto che non devono impaz­zire die­tro alle donne.

Andiamo a ripe­ti­zione di vita per impa­rare a pen­sare a com­par­ti­menti stagni.

Tro­vare la pace tenen­doti per mano sotto casa tua, il giorno prima di par­tire. Chi cerca trova e chi non cerca sta pure meglio. Cer­care di farti inna­mo­rare da mille e cin­quan­ta­quat­tro – o mille e cen­to­tre, dipende da dove sei — chi­lo­me­tri di distanza. E non riu­scirci. Che inna­mo­rare poi è un paro­lone, un verbo della madonna, mi baste­rebbe pen­sare. Farti pen­sare. A me. Un po’.

Ma te le imma­gini le fusa dei leoni? E le facce dei tamarri all’imbarco per Ibiza?

Par­tire è un po’ partorire.

Quella sera in riva al Tevere, a pesca di Siluri che non pescavo, con Carlo, che si pen­sava che Max Pez­zali fosse morto per­ché alla radio davano solo can­zoni sue.

Reprimo la voglia di scri­verti come il tuo amico reprime la sua omo­ses­sua­lità. La paura per tue rispo­ste ste­rili. Che capi­sco, ma che cazzo.

Quando man­giamo Kebab, finan­ziamo Al Qaeda? E se scri­viamo Osama Bin Laden su Goo­gle, veniamo inter­cet­tati dall’EFFEBIAI? O dalla CIA?

Nedina, dove cazzo sei?

La tua bocca soc­chiusa quando ti baciavo. Per non farmi entrare del tutto. Va bene, sto sulla porta e mi accoc­colo sullo zer­bino, come i cani. Che tanto mi piac­ciono come ani­mali, i cani.

La tua testa china dopo una carezza, o un bacio, o uno sguardo, o una frase.

Io che non vor­rei rom­perti le palle, ma che poi lo fac­cio ugualmente.

E il pre­fisso di Bru­xel­les, o“Brooke – sells”, che è simile a quello di casa mia.

E te che fini­rai a pren­dere un caffè insieme ad uno che dice “pren­dia­moci un caf­fet­tino insieme”. Il mio sto­maco che si sol­leva quando parlo di te, ma che torna subito al suo posto quando penso che non è lo stesso per te. Que­stione di tempi, alchi­mie. Forse gli oro­lo­giai potreb­bero sal­varci. Sal­varci dall’asincronia dei momenti e met­tere le nostre lan­cette sulla stessa ora. Forse. Oppure forse biso­gna rivol­gersi ai radioa­ma­tori che rego­lano le fre­quenze d’onda. Chissà.

L’undici set­tem­bre dei nostri cuori.

Le stelle che ancora bril­lano, anche se sono morte da migliaia di anni.

Qui dove sono ora, che fanno un sacco di pasta col sugo maci­nato, o al ragù, come odi dire tu.

L’apocalisse ci sarà quando tutte le melo­die com­po­ni­bili con sette note saranno com­po­ste. E ci sarà silen­zio final­mente. E pazienza. Andrea. Andrea Pazienza.

Le rispo­ste che trovo quando non le cerco più. Che me le tengo, ma che mi impic­ciano in tasca come le monete da un centesimo.

Leggi il sole e prendi Brondi.

Il libro che t’ho rega­lato lo ritro­verò fra decine d’anni in un mer­ca­tino dell’usato, con la stessa dedica. E allora, farò cro­stini col patè d’animo.

Avere ven­ti­cin­que anni, e sen­tirli. E ‘fan­culo ai più vec­chi che par­lano col senno di poi. ‘Fan­culo il senno di poi.

Il porno, che c’avrà pure fatto vedere prima del tempo com’è fatta una fica e capire dove met­terlo, ma che c’ha fatto cre­dere anche che tutte le donne voles­sero essere incu­late e che a fine coito dove­vamo schiz­zar­gli il nostro seme in fac­cia, o al minimo sulle tette. Che per carità, per alcune è pure vero, ma non per tutte (e se cono­scete quelle per cui è vero segnalatemele).

I finti pun­kab­be­stia, i moderni pun­kab­be­stia, che chie­dono spicci indos­sando scarpe da ska­ter e giub­botti che val­gono il tri­plo del fegato di un aste­mio al mer­cato nero degli organi. E i loro cani che non sono amanti della musica alta, dei con­certi o dei rave, ma pazienza. E’ la moda.

Le tue mani sulla testa del mio cane, beato lui.

Le vetrine dei negozi per ano­res­sici. E anche cagare è cul­tura se leggi al bagno.

Come sarà fare l’erasmus a Bagh­dad? Ma sopra­tutto, chi foto­grafa i fotografi?

Le volpi di notte nei par­cheggi dei fast food che ti salu­tano. I man­tici e i feno­meni da baraccone.

L’eleganza non è del ric­cio, ma del Dober­mann. E in ogni caso por­terò avanti il pro­getto di libe­rare tutti gli uccelli, i pesci e le tar­ta­ru­ghe della fiera dell’otto set­tem­bre. Lo farò anche da solo, ma se lo fac­ciamo insieme, beh, sarebbe bello. Che magari ci rie­sce bene ed esten­diamo la cosa a tutte le fiere del mondo. E poi sarebbe bello por­tare a far vedere il mondo a quella ragazza che non ha mai lasciato il suo pae­sino, così con l’occasione lo vediamo anche noi, anche se sono sicuro che non ci verrà, per­ché la paura la fot­terà, come è sem­pre stato, e fot­terà anche noi, per­ché la paura è contagiosa.

Il mio ter­rore inspie­ga­bile di pas­sare attra­verso i metal detec­tor all’uscita dei negozi. Io che ero un ladro in un vita precedente.

Ti rega­lerò a una foca, per­ché il con­tra­rio sarebbe poco ani­ma­li­sta, ma soprat­tutto poco pratico.

Male­detto chi parla per cita­zioni, ma i vir­go­let­tati c’aiutano.

Farò di tutto per non morire con un fela­fel in mano. Giuro. Di sicuro so che non mori­remo mai sdra­iati sui poufs del­Cafe des Hol­le­sdi Saint Géry. Che hanno già tolto.

Il tuo non sbi­lan­ciarti, che fai bene, che lo capi­sco, ma cristo.

Se la cucina ita­liana non esi­steva, che cazzo man­gia­vano nel mondo? E com’era Yoko Ono prima di incon­trare Lennon?

Un con­certo indie ci sep­pel­lirà. E se non ci sep­pel­lirà imbal­sa­merò la mia migliore amica e la terrò nel salotto.

MD, che è la for­mula chi­mica della merda. E pene capi­tali per chi porta i cani nei locali. Con musica assor­dante, s’intende.

Smal­ti­remo l’alcool bal­lando in luo­ghi dove odiano gli 80’s. Che se sei ita­liano sei mar­chiato, come FIAT, FIATo, puzza di usaTO.

E più cre­sco e più somi­glio a mio nonno. E non c’è un cazzo da fare.

Chiodo scac­cia chiodo che sul legno va bene, ma sul cuore, vaf­fan­culo. Vasco Brondi che m’è entrato den­tro come un virus. Dante. Dente.

Mi aspetto il meno da te, per avere il più. Facile. Affatto.

Comu­nità di recu­pero per i pezzi di lego spez­zati e che non rie­scono più ad inca­strarsi con gli altri pezzi.

Il mal­di­schiena che viene a chi è troppo con­cen­trato su sé stesso. Il mio mal­di­schiena. Io che vor­rei tutto e subito che poi non saprei che far­mene. L’indecisione come malat­tia cronica.

Il Bel­gio che è una regno fon­dato sul fritto. Che poi è il paese dove verrò arre­stato. Arre­stato per spac­cio inter­na­zio­nale di bidets, e i gior­nali belgi indi­gnati titoleranno:Italiano ten­tava di tenerci pulito il culo.

La vul­ne­ra­bi­lità dei cuori aperti.

Oggi alcool e fritto, domani frutta. Ma domani di nuovo alcool e fritto.

I mes­saggi che con­ti­nua­mente man­diamo con la spe­ranza che ven­gano colti. Il tuo drib­blare abil­mente le mie aper­ture di cuore.

Ai cani che manca la parola. Ai padroni che manca il silenzio.

I tuoi occhi, che sono com­mer­cia­li­sti che mi fat­tu­rano l’IVA su per­cen­tuali che per loro mai raggiungerò.

E a pre­scin­dere da quello che dicono le nostre carte nau­ti­che: BUONANOTTE.

Jacopo Marocco
Jacopo Marocco
Jacopo Marocco, aspirante scrittore aspirato mezzo spirato, in erba e sporco d'erba.

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12 Commenti

  1. Mi piace bel ritmo pensiero spigoloso montaggio frenetico idee tagkienti Mi piace

  2. sei un fottuto genio 😀

  3. Bravissimo! ... ho perso il conto delle riflessioni che sento di condividere e che tu hai espresso e concatenato a regola d'arte! 🙂

  4. Porca puttana Ja..
    Capolavoro !

  5. ma siete tutti scemi?

    • e che non lo sai? Se non son matti mica ce li vogliamo....

  6. ops... ho usato matti come sinonimo di scemi...

    matto

    Dizionario: Italiano
    agg. [f. -a; pl.m. -i, f. -e] 1 che ha perso in parte o completamente laragione; pazzo: diventare matto; essere matto da legare | sei matto?, si dice a chi vuol fare cosa rischiosa osconveniente | fossi matto!, per indicare che non si intendeassolutamente fare una cosa | matto dalla gioia, fuori di sé per la gioia | andare, essere matto per qualcosa o per qualcuno, avere una grande passione o predilezione,amare molto: va matto per la musica; è matto per quella ragazza2 (estens.) stravagante, bizzarro; simpaticamente estroso: è una testa matta | tempo matto, estremamente variabile | matte..

    scemo
    agg. [f. -a; pl.m. -i, f. -e] 1 ( fam.) che ha o denota poco senno; sciocco, insulso: una persona scema; un atteggiamento scemo | che è privo di senso; stupido, insignificante: che scemo questo libro! 2 ( non com.) non pieno, non integro, non intero: fiasco scemo; luna scema | ( ant.) magro, smunto: palida ne la faccia, e tanto scema / che da l’ossa la pelle s’informava (DANTE Purg. XXIII, 23-24) | arco scemo, ( arch.) arco a sesto ribassato, cioè con altezza minore del raggio 3 ( ant., lett.) mancante, privo di qualcosa: Ma Virgilio n’avea lasciati scemi / di sé (DANTE Purg. XXX, 49-50) ¨ n.m. [f. -a; pl.m. -i, f. -e] 1 persona sciocca, povera di giudizio: fare lo scemo; comportarsi da scemo 2 ( ant.) limitazione, incompletezza: non conosciamo ancor tutti li eletti; / ed ènne dolce così fatto scemo (DANTE Par. XX, 135-136) | parte mancante: lo scemo della luna (DANTE Purg. X, 14), la parte in ombra, invisibile ? scemamente avv. ( non com.) da scemo

  7. Già sai come la penso...amico mio, io sono di vecchio stampo!

  8. bel viaggio... senza tempo ne spazio ...senza inizio ne fine ...che pure arriva e porta con se gli occhi

  9. A jacopo!!!!! Grande come sempre!!!


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